Judy, la tristezza di una diva in declino in un cinema di altri tempi

La Festa del Cinema di Roma ha presentato Judy, film biografico su Judy Garland. A interpretarla c'è una straordinaria Renèe Zellweger.

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Judy

Nel 1939 esplodeva una delle più grandi dive della storia americana. Judy Garland interpretò la famosa Dorothy nel capolavoro di Victor Fleming, Il Mago di Oz. La ragazza, ancora molto giovane, divenne una creatura della MGM. Il successo mondiale le tolse il sonno, l’entusiasmo di cantare e recitare. Judy veniva massacrata dai produttori con una dieta ferrea, sonniferi e antidepressivi. L’attrice non fu più in grado di rinunciare ai farmaci. Judy è il biopic della sua storia. Il film di Rupert Good racconta l’ultimo periodo della sua vita: Judy ha ormai 47 anni, ha quattro divorzi alle spalle, è senza un soldo e senza casa. Ha due figli piccoli a cui badare, ai quali non riesce a provvedere come vorrebbe. Non senza resistenze, decide di lasciarli al padre per andare a esibirsi a Londra. Il suo obiettivo è semplice: fare più soldi possibili attraverso una serie di concerti per risolvere i suoi debiti, per poi tornare a New York e riprendersi i suoi figli. Qualcosa, ovviamente, andrà storto…

Judy

Il film, nonostante una sceneggiatura di base buona quanto semplice, si appoggia e riesce soprattutto grazie alla meravigliosa e straziante interpretazione di Renèe Zellweger. L’attrice dolce e impacciata de Il diario di Bridget Jones sembra aver raggiunto una maturità artistica che, forse, in pochi avrebbero previsto: in Judy la Zellweger si presenta ingobbita, triste, magra e con i capelli scuri e corti. Il ruolo che interpreta sembra scritto proprio per lei; il testo viene elevato e reso più godibile da un’attrice che comunica con potenza la malinconia di una donna dall’infanzia traumatica e con un carattere border line, dalla psicologia fragile. Molte scene del film, infatti, servono soprattutto per esporre il suo stato d’animo profondamente sofferente; sono tante scene che servono poco allo sviluppo della trama, ma sono fondamentali ai fini della riuscita del film. Perché è questo l’obiettivo della pellicola: raccontare la parte più intima di Judy, quella che davanti ai riflettori non poteva emergere, ma che sicuramente qualcuno intuiva.

La parte più intima di Judy fornisce lo spunto per altre riflessioni e altri temi che Rupert Good voleva comunicare. Il mondo del cinema è spietato, lo è oggi ma lo era ancora di più negli anni ’30. Ti può portare al successo, ma a volte ti costringe a vivere una vita a metà. Judy è combattuta: ha perso la voglia di recitare ma, nonostante tutto, alla fine si rende conto che i riflettori e il pubblico sono la cosa più importante che le resta. L’elemento che le fornisce più soddisfazione. Ne ha bisogno, ma allo stesso tempo ne è disgustata. A tratti fa concerti memorabili, a tratti disastrosi. Un rapporto di amore e odio nei confronti del mondo dello spettacolo. Judy, questo è certo, ha bisogno di essere ricordata: non potrebbe morire senza aver lasciato al mondo qualcosa di importante. Questo concetto emerge anche grazie ai flashback, ben riusciti, ambientati nel ’39 quando Judy aveva solo 17 anni. Il cibo, soprattutto, è un elemento ricorrente che il regista utilizza nel presente e nel passato come un simbolo del vuoto rimasto nell’animo di questa ragazza, di questa donna. Mangiare una fetta di torta, per lei, è un momento di catarsi assoluta.

Judy

Il film non aggiunge molto a quanto di già noto, ma ritrae in modo sincero il quadro di un dramma esistenziale attraverso un viaggio drammatico con sporadici elementi da commedia. Non c’è molto equilibrio tra i due generi. Alla fine, lascia un senso di dolcezza e compassione nei confronti di Judy Garland. Alcuni momenti potrebbero risultare anche troppo retorici, forse stucchevoli, ma comprensibili dal momento che sappiamo che poi l’attrice sarebbe morta giovane, a soli 47 anni, per mano di una grave malattia. Un po’ di dolcezza da parte del pubblico, secondo Rupert Good, le è dovuta.

La cosa che colpisce di più, però, è quanto in questo caso la sola interpretazione di un’attrice riesca a rendere un film buono molto più bello. Renèe Zellweger vale da sola il prezzo del biglietto; è già in pole per ottenere una candidatura ai prossimi premi Oscar. Una grande attrice che rende omaggio a una diva di altri tempi. Quello che Judy Garland merita.

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Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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