Maleficent 2: Signora del Male: un film che parla di attualità

Arriva al cinema Maleficent 2: Signora del Male, sequel del primo capitolo della saga uscito nel 2014. Ecco la nostra recensione.

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Maleficent 2: Signora del Male debutta al cinema dopo il successo riscosso cinque anni fa con il primo capitolo di questa avventura, Maleficent, che all’epoca incassò più di 750 milioni di dollari in tutto il mondo, mantenendosi in equilibrio fra chi lo aveva aspramente criticato e chi, invece, lo avevo adorato.

Disney, d’altronde, ha iniziato ormai da tempo a riproporre sul grande schermo alcune delle sue creature, dando loro una seconda vita con nuove tecniche, come accaduto, ad esempio, ad Il Re Leone, uscito nelle sale poco tempo fa. Maleficent 2, con un cambio di regia, firmata Joachim Ronning, è il sequel delle vicende di Malefica (Angelina Jolie) e di sua figlia, Aurora (Elle Fanning): una seconda parte che si amplia, abbracciando nuovi spunti, nuove tematiche e nuovi personaggi.

ATTENZIONE: LA RECENSIONE CONTIENE SPOILER!

La trama

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Maleficent 2: Signora del Male riparte da Aurora, nominata regina della Brughiera direttamente da Malefica nell’ultima sequenza del capitolo precedente. Il legame fra la dolce ragazza e la sua fata madrina è ormai consolidato, ma a creare scompiglio ci pensa il Principe Filippo (Harris Dickinson), il quale chiede ad Aurora di sposarlo. La giovane accetta senza esitazione la proposta, volendo dimostrare alla madre che il vero amore esiste realmente. Il matrimonio è motivo di festeggiamenti e così la Regina Ingrith (Michelle Pfeiffer) e Re Giovanni (Robert Lindsay), invitano a palazzo per una cena Aurora, Malefica e Fosco (Sam Riley).

Tuttavia, durante il banchetto, tra una frecciatina e l’altra, Ingrith annuncia l’unione del figlio con Aurora e ciò implicherà che la ragazza diventi sua. Malefica, infuriata, si scaglia allora contro la Regina, cercando, invano, l’appoggio di sua figlia, la quale si schiera dalla parte della famiglia del suo futuro marito. Insomma, la trama di base ricalca un po’ le orme di quella del precedente, annunciando fin dal primo momento lo scontro finale.

Le donne

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In Maleficent 2: Signora del Male, la guerra è tutta al femminile: da una parte Malefica e dall’altra la Regina Ingrith.

Il primo capitolo della saga presentava un’altra lettura, un secondo punto di vista della vicenda, mostrandoci la vera natura di Malefica, palesando che “la storia non è come la conoscevate” e che alla base di tutto c’era un enorme equivoco. Il villain affascinante aveva in realtà un animo buono, annebbiato dalla delusione dell’amore (non) vero. Malefica nonostante gli zigomi alti e spigolosi e le corna, è una creatura devota alla sua bestiolina, che accudisce (a modo suo) e protegge come una vera madre. Dunque, l’idea di perdere Aurora, l’unica nota che suona amore nella sua vita, la fa imbestialire. Quando andiamo a vedere Maleficent 2: Signora del male, siamo già pronti, in qualche modo, ad incontrare nuovamente una cattiva che in realtà non lo è, con le stesse caratteristiche ed un humor spiccato. La sua redenzione, ormai, è avvenuta e mentre nel primo siamo stati combattuti su quale parte schierarci, ora non abbiamo dubbi.

Serve dunque una vera villain e Ingrith la incarna perfettamente. Nascosta dalla luce dei brillanti che indossa ed il bianco ridondante, Ingrith ha una natura perfida e malvagia, rifiuta tutto il mondo della Brughiera e dei diversi dagli umani e pertanto anche l’idea di una pace definitiva con loro, tanto da andare anche contro la propria famiglia.

L’incontro fra le due avvincenti protagoniste, all’inizio del film, è piacevole, ironico e tagliente, esattamente come loro. Peccato che non ce ne sian stati altri, fino al ritorno di Malefica nello scontro finale.

Terza protagonista è Aurora, che con la sua dolcezza e gentilezza d’animo, crede nella pace e nell’amore ed è piena di ottime intenzioni. La giovane non lotta ed essendo anche, per sua natura, ingenua, impiega gran parte del film per capire chi sia veramente la parte oscura.

Le origini di Malefica

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Ma la trama di Maleficent 2: Signora del Male, va oltre i confini designati dalla storia di Aurora e Filippo ed ad un certo punto, Angelina Jolie si troverà dinanzi alle sue vere origini, circondata da nuovi personaggi con le sue medesime sembianze. Guidata da Conall, Malefica scoprirà di essere l’ultima discendente diretta della Fenice e che esiste un mondo all’interno di una caverna in cui vive un’intera popolazione mossa dal rancore nei confronti del genere umano. Uno spunto particolarmente interessante, una non proprio nuova idea, ma comunque non stonante, che dà vita a personaggi e storie tutti da raccontare. Ma sebbene l’idea sia appunto meritevole, viene lasciata un po’ in sospeso, trattata superficialmente, strizzando l’occhio abbastanza palesemente, a livello di immagini, ad Avatar.

A questo punto la guerra non sarà più fra Malefica ed Ingrith, ma una vera e propria lotta fra popoli che, da una parte per rivendicarsi e dall’altra per cattiveria pura, si scontreranno.

Il mondo di Perrault è sempre più lontano

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Come anticipato, dunque, i temi si ampliano di gran lunga. Non più la delusione d’amore ed il cambiamento prodotto dallo stesso sentimento, ma, in primis, quello della famiglia e della guerra al diverso. Ingrith riesce a plagiare chiunque all’interno del suo regno: tutti credono che Malefica sia cattiva ed anche le truppe, guidate dalla propria Regina, lottano incondizionatamente contro di lei. Un sistema di notizie false, potremmo definirle rimanendo al passo con i tempi, diffuse dalla stessa villain, che cambiano il destino della vicenda.

Maleficent si distacca, a questo giro definitivamente, dalla proposta di base di Perrault del primo. Angelina Jolie, sensazionale nelle vesti del suo personaggio, è un’eroina che ormai appartiene molto poco a quel mondo fiabesco, habitat naturale del racconto e del precedente capitolo, avvicinandosi sempre più alle eroine Marvel.

In definitiva, Maleficent 2: Signora del male è un film piacevole, che conferma il giudizio positivo, almeno di chi scrive, del primo capitolo, pur non rimanendo sicuramente indenne da pecche e punti critici. Tuttavia, per quanto il risultato finale possa essere carino, carico anche di spunti di riflessione attuali, il rischio di andare avanti e di snaturare ulteriormente la vicenda, creando nuovi prodotti che avevano comunque come punto di partenza il racconto di Perrault, è alto. A volte, probabilmente, sarebbe meglio darci un taglio.

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