Jesus Rolls: non chiamatelo spin-off!

Jesus Rolls, il film diretto e interpretato da John Turturro, è un road movie farsesco e non troppo riuscito. Tutto tranne che uno spin-off del celeberrimo film dei fratelli Coen.

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Usciti dal cinema a vedere Jesus Rolls si è colti da una forte sensazione di stordimento. È il film giusto? Siamo stati trollati? Che fine ha fatto il Big Lebowski? O meglio ancora, che fine ha fatto il Jesus Quintana de Il Grande Lebowski? Non è di certo ciò che ci saremmo aspettati da un film che si propone come lo spin-off del celeberrimo film dei fratelli Coen. Molte domande si aggiungono una dopo l’altra e gli esili 82 minuti del film diretto e interpretato da John Turturro non ci hanno aiutato a dipanare le nebbie.

Ma aggiungere confusione a quella in cui già ci troviamo non fa mai bene, quindi andiamo con ordine…

Remake

Innanzitutto bisogna specificare che Jesus Rolls, lungi dall’essere lo spin-off che ci aspettavamo (e che forse avremmo voluto), è un remake. Il film da cui è tratto è una semi-sconosciuta pellicola francese del 1974 di Bertrand Blier, I santissimi (Les Valseuses). Nel cast di questo film, già all’epoca poco brillante ma decisamente in linea con i tempi, troviamo Gerard Depardieu, Patrick  Dewaere e Miou-Miou tra i protagonisti. Di questo film, il nostro Jesus Rolls mantiene la storia principale, spingendosi oltre verso il finale e riuscendo a ricalcarne persino i costumi.

Il film di Turturro prende così le mosse da questo presupposto narrativo. La storia inizia infatti con l’uscita dal carcere di Quintana che ha finito di scontare la pena per furto aggravato. All’uscita, si incontra con l’amico di una vita Petey (Bobby Cannavale). Da qui il film prende però una deriva inaspettata, trasformandosi in una specie di road movie comico, intimista e caotico difficile da incasellare all’interno di coordinate più specifiche. In questo viaggio, infatti, i due accoglieranno nei loro ranghi la sgangherata Marie, una Audrey Tautou in un ruolo da Amélie più smaliziata e disinibita, ma decisamente convincente. L’unione dell’insolito trio darà vita a numerose peripezie, tra cui fughe e piccoli furti, alla costante ricerca di un futuro migliore, all’insegna di un edonismo sincero, quanto ingenuamente stupido.

I santissimi
I santissimi, Bertrand Blier (1974)

 

Ma Jesus Quintana dov’è?

L’incipit di Jesus Rolls è quanto di più coneniano ci si potrebbe aspettare. Il momento in cui il galeotto riprende le sue vesti (rigorosamente viola), i suoi vistosi anelli, nonché le sue classiche movenze è un momento di pura nostalgia spettatoriale. Le inquadrature dettagliate dei particolari corporei ed extra-corporei di Quintana fanno presagire dunque un ritorno in grande stile del campione di bowling che si è scontrato col Drugo anni addietro. 

Queste aspettative però sono presto disattese. Tutto ciò che lega questo Jesus Rolls a Il Grande Lebowski finisce in un semplicissimo e sterilissimo citazionismo. Certo troviamo ancora il raccapricciante, quanto iconico, rito di leccare la palla, oppure l’irriverente “Nobody fucks The Jesus!” (tradotto in italiano con il più puritano “No se escherza con Jesus!”). Ma ogni riferimento rimane qui come elemento a se stante, slegato dal resto del film. Ad esempio, è mai possibile che uno dei più grandi campioni di bowling di tutti i tempi, nel film scenda in pista solo per due minuti scarsi?! Meno di quanto si era visto nell’originario coeniano.

Forse a rimarcare un’irraggiungibile status di cult assunto dal personaggio. Forse, semplicemente perché il Quintana di Jesus Rolls non è Quintana, ma un personaggio-veicolo utile a raccontare totalmente altro. E allora quel “Quintana è tornato!”, classica aggiunta da titolista italiano, diventa praticamente priva di senso. Sarebbe meglio dire che il Jesus lebowskiano se n’è totalmente andato.

Jesus Rolls

 

Allora Jesus Rolls cos’è?

Indefinibile. Questa è la principale definizione – e si perdoni il gioco di parole – che ci viene in mente di dare a questo Jesus Rolls. A tratti un road movie privo della componente di avventura; a tratti una commedia senza ritmo e verve; a tratti una farsa che non fa leva nel grottesco di cui il personaggio poteva completamente farsi carico; a tratti un film intimista ed esistenziale che utilizza pesantemente, e con forme assolutamente posticce, il sesso come veicolo di relazione.

Tutte caratteristiche che, se viste attentamente, potrebbero fare capo ad un film della Nouvelle Vague francese, ma che qui suonano irrimediabilmente “fuori tempo massimo”. Perché Jesus Rolls alla fine risulta un accozzaglia di stereotipi naïf su personaggi “alla deriva” e battute da cabaret ripetute allo sfinimento. E se negli anni ’70 queste caratteristiche potevano assumere una valenza pseudo-politica o quantomeno irriverente, nel 2019 diventano un inutile compitino che annoia, appiattito ancora di più da una scrittura stanca e un’estetica piatta. 

Jesus Rolls, alla fine, non è che un’operazione autoriale, tanto voluta, messa in scena da Turturro. Il regista/attore ha deciso di riportare in vita la maschera di Jesus, un’autentica gallina dalle uova d’oro (e l’inspiegabile anteprima mondiale del film, che da noi esce con ben 4 mesi di anticipo rispetto al resto del mondo, ne è testimonianza) per utilizzarla al suo personalissimo scopo. Nella migliore tradizione autoriale, il film riporta in auge una delle tematiche ricorrenti del Turturro: le relazioni personali e sulla loro liquida ambiguità, topos che abbiamo trovato anche precedentemente (es. Gigolò per caso). Il fatto è che il risultato che ci si pone di fronte è inassolvibile anche da questo lato. Il fattore sessuale presentatoci è trattato in maniera del tutto superficiale, poco coinvolta e ridotto ad un modo quasi infantile di voler “scandalizzare” l’opinione pubblica. Un’opinione pubblica che, però, non dovrebbe vivere nell’era di Tinder e YouPorn.

Jesus Rolls

In conclusione, non vogliamo qui condannare la “volontà autoriale”, pur non riuscita, che sta dietro a questo Jesus Rolls. Stiamo piuttosto contestando un altro punto su cui davvero non si può davvero transigere. Perché il film compie un duplice peccato imperdonabile.

Non solo è un grandissimo tradimento della promessa implicita fatta al pubblico. Del personaggio grottesco, malizioso, maniaco e astratto dei Coen – che avrebbe costituito una solida base per qualsiasi tipo di narrazione – non rimane davvero nulla! Quel che è peggio, è che questa disattesa delle aspettative non viene nemmeno sostituita da un film alternativamente interessante o narrativamente accattivante.

Purtroppo: JESUS DOESN’T ROLL ANYMORE!

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