Antigone: una tragedia greca nel ventunesimo secolo

Antigone adatta la tragedia sofoclea al mondo attuale, unendo mito e realtà. Si insinua nella mente e fa riflette sui concetti di famiglia e giustizia.

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La Festa del Cinema di Roma ci regala una piccola perla straniera: Antigone.

La regista del film drammatico canadese è Sophie Deraspe, personaggio di primo piano del cinema del Quebec. Conosciuta per il documentario Anima Profile (2015), la regista ha anche diretto e scritto altri tre film: Rechercher Victoire Pellerin (2006), Les Signes Vitaux (2009) e The Wolves (2014).

Antigone però è la sua punta di diamante, e lo dimostra il Festival di Toronto che le ha assegnato il premio Best Canadian Film. Inoltre, il film è stato scelto per rappresentare il Canada agli Academy Awards di quest’anno.

La sinossi di Antigone

La storia si concentra su una famiglia di immigrati rifugiatasi a Montreal in seguito all’omicidio dei genitori. La famiglia si compone dunque di cinque persone, Antigone (Nahéma Ricci), la sorella Ismène (Noura Belkhira), i fratelli Polynice (Rawad El-Zein) e Étéocle (Hakim Brahimi) e la nonna Méni (Rachida Oussaada). Antigone è la protagonista, studentessa modello che funge da collante del gruppo. La loro normalità familiare viene stravolta dalla morte del fratello maggiore, Étéocle per mano della polizia e la seguente incarcerazione di Polynice.

La famiglia, già ammaccata dal lutto dei genitori, risulta distrutta dalla recente tragedia. A raccogliere i cocci però c’è Antigone, che nonostante abbia soli 17 anni devolve tutto il suo impegno per proteggere i suoi affetti. Mette da parte il suo promettente futuro e si sacrifica per loro.

Antigone

Tragedia greca e faits divers

Antigone è esplicitamente ispirato alla tragedia scritta da Sofocle, in cui si narra la storia di Antigone, figlia di Edipo, sorella di Eteocle, Polinice e Ismene. Il prologo inizia con la morte dei fratelli, causata da un combattimento tra i due per ottenere il trono di Tebe. Sale dunque al trono Creonte, che decide di dare onoranze funebri al corpo di Eteocle ma lascia insepolto quello di Polinice e decreta che chiunque si fosse opposto sarebbe stato punito con la morte. Antigone disobbedisce agli ordini del nuovo re e compie il rito funebre perché secondo lei la legge degli dei supera quella dello Stato.

Creonte fa arrestare Antigone, tuttavia dal momento che il figlio Emone era innamorato della donna non la condanna a morte, bensì la rinchiude in una grotta. La pena della ragazza cambia ulteriormente dopo che Creonte ha un colloquio con Tiresia, il cieco indovino, che lo avverte che le Erinni (personaificazione della vendetta) lo colpiranno presto. Creonte, spaventato decide di liberare Antigone, ma la notizia non raggiunge abbastanza in fretta la donna che nel frattempo si suicida nella grotta. Emone, disperato, si toglie la vita e la moglie Euridice compie il medesimo atto.

Oltre ad avere parecchi rimandi alla tragedia appena spiegata, Antigone si rifà anche a un fatto di cronaca dei giorni nostri ovvero la morte del diciottenne Fredy Alberto Villanueva, avvenuta il 9 Agosto 2008 a Montreal. Fredy era un immigrato proveniente dalle Honduras che si era rifugiato in Canada insieme ai genitori, al fratello minore e alle due sorelle, perché avevano tentato di uccidere suo padre due volte.

La vicenda è più o meno la medesima. Fredy, suo fratello e altri amici stanno giocando in un parcheggio con dei dadi quando due poliziotti si avvicinano a loro. Dal momento che alcuni dei presenti appartenevano a una gang locale, i poliziotti sono preoccupati che i presenti possano essere armati. Il fratello maggiore di Fredy non si lascia identificare ma si allontana dal gruppo, i poliziotti vogliono portarlo in centrale ma i presenti protestano ed è in quel momento che un poliziotto, spaventato vuole riaffermare la calma (e il suo potere) sparando. I colpi però partono prima del previsto, uno dei quali uccide Fredy e gli altri feriscono due dei presenti.

Antigone

L’equilibrio tra mito e attualità

Sono tante le conclusioni che si possono trarre dopo aver constatato le influenze che hanno contribuito alla scrittura della trama. C’è chi potrebbe inorridire al pensiero di vedere denaturata la tanto amata tragedia greca, ma non credo che questo sia il caso.  Sophie Deraspe infatti riesce a far conciliare in modo equilibrato il passato e il presente, il mito e la realtà in questo dramma.

La trama è principalmente basata sul fatto di cronaca e vengono toccati anche temi attuali come per esempio l’immigrazione, il problema della cittadinanza per i rifugiati e l’effetto megafono che i social network hanno sulla nostra società. L’unico neo di Antigone si potrebbe trovare proprio nella rappresentazione di questi ultimi. Deraspe sceglie di introdurre delle sequenze che interrompono la narrazione e che sono caratterizzata da una sfilza veloce e poco comprensibile di post di coloro che sostengono Antigone e la sua famiglia. Il risultato è più una sensazione di confusione che però forse è proprio voluta dalla regista, perché dimostra in tal modo la rapidità e l’interconnessione che i social network hanno portato.

Per quanto riguarda la tragedia sofoclea invece, essa è presente (oltre che nei nomi dei personaggi) nei temi cardine di questo dramma. L’amore incondizionato per la famiglia, l’importanza degli affetti e il dolore straziante della perdita sono solo alcuni tra questi. Antigone in entrambi i casi è una sorta di eroina, che prende sulle sue spalle i problemi familiari, ma si rende contro troppo tardi che la sua sola forza non è abbastanza per sopportane il peso. Lo si capisce in modo particolare nella sequenza onirica, in cui sogna la psichiatra cieca (rimando a Tiresia) e soffre di un attacco di panico perché lei le dice che passerà l’eternità rinchiusa tra mura di pietra.

Antigone

La legge morale contro lo Stato

 

Il tema portante del film di Sophie Deraspe è però lo scontro tra due leggi, quella morale e quella dello Stato. Sia l’Antigone della tragedia che quella del film, sfidano lo Stato per amore della famiglia.

Nel film, tuttavia, si coglie una vera e propria critica contro il sistema giudiziario e la si ritrova nella toccante sequenza del processo. Antigone è disperata perché si rende conto dell’inutilità delle sue azioni e cerca di parlare al fratello, nonostante il giudice la minacci ripetutamente per farle mantenere la calma.

Ma ormai non è possibile stare calma per Antigone, perché per lei l’insensatezza del protocollo dei processi e la cerimoniosità del giudice sono troppo esasperanti. Vede davanti a lei delle persone che, per far rispettare la legge, nascondono dietro a delle toghe la loro umanità e il loro cuore. Tutto è assurdo per Antigone, che non riesce proprio a scindere l’amore incondizionato per la famiglia dall’equazione.

Antigone

Insomma, Antigone è uno di quei film che non si riesce a togliere dalla testa tanto facilmente. Colpisce dritto al cuore per arrivare al cervello e non resta altro che riflettere.

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Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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