Donnie Darko: criptico, occulto e per questo affascinante

Donnie Darko è un film ricolmo di particolarità, stranezze e, più in generale, di eccentricità: tutti questi elementi sono però in grado di offrire interessanti spunti di riflessione.

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Un pinguino albino nel mezzo di un branco. Un quadrifoglio tra migliaia di trifogli. Un cellulare a conchiglia nell’era degli smartphone. Rarità: questa è la parola d’ordine. E non importa se la natura della discriminante sia positiva o negativa, spesso la diversità suscita interesse a priori.
Donnie Darko, cinematograficamente parlando, è tutto ciò!

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Strano è bello

Da sempre la società etichetta come strano ciò che si differenzia dalla massa, conferendogli un’accezione negativa spesso ingiustificata. Il film rivaluta però l’idea di stranezza, la rende interessante:
“Sei strano.”
“Scusa.”
“No era un complimento.”
Nel film infatti nessuno pare interessarsi a nulla. Nessuno fa domande. La famiglia stessa di Donnie pare non curarsi delle cause per le quali la loro casa è stata distrutta. La gente accetta tutto ciò che gli viene propinato come vero o come giusto, purché sia in linea con l’opinione della massa. Donnie però vive fuori dagli schemi. Cerca un filo conduttore che colleghi tutti gli avvenimenti.
Per tutti Donnie Darko è pazzo. Per Kant il pazzo è un sognatore sveglio.

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Costruttività della distruzione

“Distruggere è parte del processo creativo. Bruciare i soldi è una provocazione. Vogliono vedere cosa succede a sfasciare il mondo.”

Questo è per Donnie il senso del brano di Graham Greene “Old Misery”.
Nel racconto T e la sua banda allagano e distruggono la casa del signor Misery. Donnie rompe le tubature e allaga la scuola. La casa stessa del ragazzo viene distrutta. Frank annuncia a Donnie l’imminente fine del mondo. Tutto è collegato ma niente pare avere senso. Forse un senso lo si può trovare solo se si cerca, e se lo si fa osservando da un differente punto di vista: Donnie Darko non è un film per spettatori pigri.

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Le interpretazioni

La più banale delle interpretazioni vedrebbe Donnie ridere nell’aver appreso di essersi svegliato da un brutto sogno, sfortunatamente per lui premonitore del catastrofico evento. Questa versione sembrerebbe però fin troppo semplice se consideriamo la dovizia di particolari e l’accuratezza dell’intricata vicenda.

Nascono così tesi decisamente più elaborate, come ad esempio quella del Loop temporale: Donnie e la cittadina in cui vive sono prigionieri di un loop temporale di 28 giorni, che va dal 2 al 31 ottobre. L’incidente con il motore dell’aereo è fine e principio. È come se il sonnanbulismo di Donnie, che gli ha evitato la morte, lo avesse fatto sfuggire al suo fato e quindi il ragazzo ha un solo modo per uscire da questa situazione, sacrificarsi. Il suo subconscio crea così Frank, una sua proiezione, che conosce il futuro e lo guida in quelle che sono le mosse necessarie affinché il loop possa terminare. Dall’allagamento della scuola all’incendio della casa di Mr. Cunningham, tutto è pensato per mandare la madre alla gara di ballo e organizzare la festa. Dall’aereo si staccherà un motore ma Donnie, stavolta, sarà proprio dove deve essere, nel suo letto.

Il regista del film però ha proposto, nella versione estesa, una visione decisamente differente, totalmente incentrata sul libro “La filosofia dei viaggi nel tempo”. Tale tesi sarebbe incentrata sulla casuale ma possibile nascita di Universi Tangenti, capaci di essere simili all’universo da noi conosciuto e creati attraverso la corruzione del Tempo. Queste realtà, instabili e facilmente corruttibili, possono in realtà fungere da ponte spazio-temporale e dare luogo ai viaggi nel tempo. Donnie, che è il Ricettore Vivente dell’Artefatto (il motore metallico) ha il preciso incarico di rendere sensata e possibile l’apparizione di tale oggetto. Non sembra però che tutto sia stato cancellato: Frank si tocca l’occhio che sarebbe dovuto essere ferito, Gretchen dice di non conoscere l’identità del ragazzo morto, ovvero Donnie, ma saluta la madre.

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Il fittizio che giustifica la realtà

Donnie è un liceale con disturbi di schizofrenia, o almeno da tutti è considerato tale. La pellicola costruisce un contesto che, probabilmente, giustifica i presunti disturbi di Donnie. Nella realtà la schizofrenia è un disturbo serio, spesso causa di profondi disagi. Nel film però c’è un elemento estremamente reale: la barriera che separa Donnie dalla maggior parte delle altre persone, che lo vedono come un malato, è tangibile, percepibile anche allo spettatore meno empatico.
Donnie ha paura di restare solo. Questo deve far riflettere, poiché la malattia, di qualsiasi tipo, non può essere causa di emarginazione.

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Inadeguatezza delle istituzioni

Donnie prenderà anche dei medicinali ma il suo mondo non è equilibrato. Prendiamo ad esempio la sua realtà scolastica: mentre viene cacciata l’ottima professoressa Pomeroy, capace di trovare argomenti originali al fine di stimolare la mente dei ragazzi, poiché ritenuta inadeguata, viene invece tenuta in grande considerazione l’opinione della professoressa Farmer, insegnante di educazione fisica ossessionata da Jim Cunningham e devota alla sua manicheistica nonché limitante divisione dello spettro dei sentimenti umani in paura e amore.

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Conclusione

Donnie Darko è un film ricolmo di particolarità, stranezze e, più in generale, di eccentricità: tutti questi elementi sono però in grado di offrire interessanti spunti di riflessione.
E cosa mai dovrebbe essere il cinema se non un prodotto capace di stimolare lo spettatore ad esprimere la propria opinione, a ragionare con la propria testa?
Donnie Darko riesce in quello che la nostra società cerca di evitarci e laddove buona parte del cinema fallisce: fare riflettere.
Proprio per questo, forse, l’aggettivo che meglio lo qualifica è STRANO.

Per questa ed altre recensioni visitate il nostro sito: Ciakclub.

 

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