Quando Tarantino divenne “Il Matto”, la mascotte del Festival di Viareggio

Quella che state per leggere è una storia vera. Nel 1992 Tarantino divenne la Mascotte del Festival di Viareggio, conosciuto da tutti come Il Matto.

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Il Matto

Faccio parte di un’associazione che organizza un Festival del Cinema. Una volta il Presidente mi ha raccontato questa storia, quella de “Il Matto”, una delle più divertenti che abbia mai sentito. Beh, non ho potuto fare altro che chiedergli il permesso di pubblicarla e farla conoscere a tutti voi. Ve la riporto esattamente come è stata raccontata a me.

Mettetevi comodi: ecco la storia de “Il Matto“.

Once Upon a Time in Viareggio

Il Matto
“When I Was Il Matto”

Il Noir Festival dal 2016 si svolge tra Milano e Como (qua il programma di ques’anno), prima lo facevano a Courmayeur, prima ancora a Viareggio. Porretta Terme, dove sto io e dove vive e viveva al tempo il mio presidente (che da ora in poi chiameremo Billy Bob Thorton, detto Bob), dista circa un’oretta dalla Versilia, fare il pendolare per i tre/quattro giorni di Festival non era quindi un grosso dramma. C’erano quattro sale lungo la passeggiata in riva al mare, le proiezioni erano gratuite ed a libero accesso: a partire dagli spettatori comuni fino ad arrivare ai registi, tutti insieme appassionatamente. Tutti compreso il nostro Bob e, soprattutto, compreso “Il Matto”.

Il Matto” era lo stereotipo del ragazzo americano in vacanza in Italia: grande, grosso, munito di sneakers, bermuda ed immancabili magliette di band statunitensi. Bob vuole farvi sapere che ne ricorda una dei Bestie Boys. Un’altra particolarità de “Il Matto” era che non si perdeva neanche una singola proiezione. Manco il classico (ed immancabile ad ogni festival) film ungherese, muto ed in bianco e nero, di 300 minuti che tutti schivano (tranne chi ha bisogno di qualche ora di sonno). Vedeva tutto e gli piaceva tutto, il problema era un altro, era il come li vedeva. “Il Matto” infatti era un gran casinista, durante i film non smetteva un secondo di mangiare e di bere, gesticolava continuamente e spesso parlava e commentava da solo le scene. Bob ricorda come un paio di persone dovettero cambiare posto in sala, alcuni gli chiesero pure di fare silenzio. Davanti ai rimproveri reagiva molto bene però: si scusava, con tanto di strette di mano, e poco dopo riprendeva i suoi soliloqui.

Come sappiamo però i Festival non sono solo proiezioni, c’è tutto il contorno fatto di incontri con gli ospiti, commenti a caldo e veloci ed essenziali spuntini. Pure qua “Il Matto” eccelleva. Per quanto riguarda il cibo aveva provato ogni pizza al taglio del lungomare di Viareggio e tutte le volte commentava con l’immancabile <<This is the Best Pizza Ever>>. Sugli ospiti non ne parliamo neanche. Oltre ai più quotati di quell’edizione, come Jeremy Irons e Ken Russell, “Il Matto” non mancava di parlare, chiedere l’autografo e abbracciare tutti. Visti questi fattori non pare strano che il nostro ragazzone americano divenne, a tutti gli effetti, la Mascotte del Festival.

Allo stesso tempo Bob ricorda come, fin dal primo giorno, si parlasse straordinariamente bene del film di chiusura della rassegna. Un certo Reservoir Dogs, diretto da un esordiente totalmente sconosciuto e con protagonista Harvey Keitel. Si diceva che era una produzione a bassissimo costo ma ricca di idee, dialoghi fulminanti, personaggi brillanti ed alcune scene indimenticabili. Arriva quindi l’ultimo giorno con la proiezione finale del Noir Festival 1992. Bob ovviamente non se la vuole perdere per nulla al mondo, va in sala con buon anticipo e vede in platea pure “Il Matto”. Memore delle esperienze precedenti si siede a debita distanza per evitare inutili distrazioni. In poco la sala si riempie, il film inizia e cala il silenzio.

Al termine della proiezione scatta immediatamente l’applauso (che durerà una decina di minuti, nota di Bob). Nel mentre sale sul palco il Direttore del Festival, pure un po’ commosso, e annuncia la presenza del regista in sala. Si alza quindi dalla platea il nostro ragazzone che arriva sul palco, sbraitando e sbracciando (e sempre in Bermuda), non senza inciampare un paio di volte. Dalla sala si alza qualche risata incredula e molti in silenzio si aspettavano lo scherzone. Poi un unico grido <<È Il Matto!!!>>, a cui pure Bob non ha sicuramente mancato di partecipare. “Il Matto” non era solo la mascotte del Festival, era pure l’ospite d’onore.

Questa è la storia vera (ho controllato e molti riportano, in modo meno dettagliato, questo aneddoto) di come Quentin Tarantino passò in una sola settimana dall’essere lo zimbello di Viareggio al diventare il nuovo regista di culto di un’intera generazione di cinefili. Francamente non potevo che riportarvela qua su ciakclub.

Un ringraziamento sentito a Bob.

 

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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