Peaky Blinders 5: La recensione della nuova stagione

Finalmente un nuovo capitolo della serie gangster più amata è disponibile su Netflix. Ecco la recensione di Peaky Blinders 5.

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Dopo due anni di attesa, ecco che Peaky Blinders 5 approda su Netflix.

Anche questa volta la creazione di Steven Knight non delude le aspettative. Nonostante Tommy Shelby sia entrato in politica, la famiglia gangster di Birmingham non è diventata improvvisamente rispettabile. Tutto ruota sempre attorno ai soliti piani strategici per eliminare i nemici, il tutto coronato da violenza, whisky e droga.

Cosa succede in Peaky Blinders 5

Stilare un breve riassunto dei sei episodi che compongono la quinta stagione senza incappare in spoiler è piuttosto difficile. Quindi, per coloro che non hanno ancora terminato la stagione, sarebbe più saggio saltare il paragrafo e passare al successivo.

Peaky Blinders 5 è ambientata nel 1929 e esordisce con il crollo della borsa di Wall Street, evento passato alla storia come il martedì nero. A causa di Michael (a capo della sede americana della Shelby Company Limited, interpretato da Finn Cole), la famiglia incorre in ingenti perdite di denaro.

Tuttavia, altri problemi incombono sugli Shelby: l’avanzata del partito fascista, capeggiato da Oswald Mosley (Sam Claflin) che vuole a tutti i costi l’appoggio di Thomas e l’arrivo dei Billy Boys, una gang di Glasgow (Scozia). I secondi sostengono Mosley e si occupano del “lavoro duro”, che comprende per esempio crocifiggere collaboratori dei Peaky Blinders o piantare mine nel campo davanti a casa di Tommy.

Oltre a dover sconfiggere Mosley, i Peaky Blinders si scontrano con problemi meno tangibili. Thomas (Cillian Murphy) ha tendenze suicide ulteriormente alimentate dalla sua dipendenza dall’oppio, Arthur (Paul Anderson) invece non riesce a contenere i propri istinti animaleschi determinati dalla sua gelosia per Linda (Kate Phillips).

In questa stagione tornano vecchie conoscenze come il buon vecchio Alfie (Tom Hardy) e ne arrivano di nuove (Mosley e la moglie di Michael). Il tutto si conclude con un perfetto cliffhanger che fa fremere per la prossima stagione.

Peaky Blinders 5

Il gatto nero

In tutti i sei episodi ricorre un tema di base: il tradimento. Il gatto nero è proprio il titolo del secondo episodio e si chiama in questo modo per via della sua presenza in un sogno ricorrente di Thomas. Analizzato secondo la tradizione zingara (sono queste le origini della famiglia Shelby) è un monito, che avverte chi sogna il gatto nero della presenza di un traditore.

Tommy dunque cerca in modo fanatico colui che lo tradirà. Michael che sembra volergli rubare il trono? Arthur che sta perdendo la testa? Finn che vuole provare la sua appartenenza a tutti i costi? Il primo ad essere colto nel misfatto è Mickey il barista, che viene tolto di mezzo in un attimo. Eppure, tutti (spettatori compresi) commettono lo sbaglio di pensare che ormai il traditore preannunciato dai sogni sia stato trovato.

Infatti la conclusione ci mostra un Thomas Shelby attonito, incredulo che il suo piano perfetto sia fallito miseramente. Chi è dunque il traditore? Billy Grade, il nuovo membro dei Peaky Blinders? Uno dei tanti nemici?

Peaky Blinders 5

Un’ode alla storia 

Ciò che permette allo spettatore di immergersi completamente nella narrazione è sicuramente la ricostruzione storica. I riferimenti ai fatti reali e la realizzazione del set in modo incredibilmente verosimile aumentano senza dubbio l’interesse e sono la punta di diamante di Peaky Blinders sin dalla prima stagione.

In primo luogo, come probabilmente già si sa, i Peaky Blinders si ispirano a una gang realmente esistita a Birmingham che ha operato a partire della fine dell’800. Il gruppo era composto da uomini appartenenti alla classe operaia che hanno ottenuto potere sociale in seguito a rapine, violenza, influenza politica e controllo delle scommesse. Anche l’outfit reso famoso dalla serie è conforme alla verità storica: composto da completo, panciotto, cappotto lungo e coppola con inserita una lametta.

Anche i Billy Boys sono una banda scozzese realmente esistita. Hanno raggiunto il picco di potere tra gli anni ’20 e ’30 ed erano, numericamente parlando, la gang più grande della Gran Bretagna all’epoca. La Scozia infatti pullulava di bande criminali ma i Billy Boys sono la gang protestante ad aver accolto più adepti. Il loro nome deriva dal monarca protestante Guglielmo d’Orange, soprannominato King Billy, che ha avuto la meglio durante la battaglia di Boyne permettendo l’ascesa al potere dei protestanti in Scozia e Irlanda.

In Peaky Blinders 5 abbiamo anche modo di vedere la nascita delle cause che hanno portato poi allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale: l’ascesa del fascismo e del nazismo. Ada e Winston Churchill infatti fanno notare al protagonista che il motivo per cui vuole ardentemente sconfiggere Mosley non è legato alle sue idee politiche, bensì è dovuto al timore dello scoppio di un’altra guerra. Paura sicuramente più che comprensibile dal momento che la sua mente è ancora tormentata dal trauma della prima.

Peaky Blinders 5

Le donne di Peaky Blinders

Anche in Peaky Blinders 5 le donne si mostrano forti come gli uomini e cercano sempre più di guadagnare la riconoscenza che meritano. Nella terza stagione le avevamo viste marciare in segno di protesta per i pari diritti a lavoro, adesso invece si ribellano contro le convenzioni sociali che le costringono ancora come “angeli del focolare”.

Polly (Helen McCrory) guadagna la sua totale libertà, la moglie di Michael (Anya Taylor-Joy come Gina Gray) incita il marito a prendere più potere, allo stesso modo di Linda (Kate Phillips) che, raggiunto il limite della sopportazione, vuole divorziare da Arthur.

Ada (Sophie Rundle) invece deve affrontare un’altra gravidanza scomoda ma stavolta non viene ostracizzata e infine anche la moglie di Tommy, Lizzie (Natasha O’Keeffe) delinea delle regole affinché la loro relazione possa funzionare.

Peaky Blinders 5

Il futuro di Peaky Blinders

Dato il finale carico di suspense di Peaky Blinders 5, è sicuro assumere che arriverà anche una sesta stagione. Infatti lo stesso Steve Knight aveva già annunciato di avere in progetto un sequel.

Tuttavia, se la sesta serie è ormai piuttosto scontata, non è la stessa cosa per la settima stagione. Nonostante sia stata annunciata, non è sicuro che riescano a realizzarla effettivamente per via della fitta agenda dei creatori e del cast.

Piange già il cuore a pensare che potremo godere di Peaky Blinders per ancora soli sei o al massimo dodici episodi. Eppure, ogni storia ha il suo corso, ed è anche un pregio capire quando è il momento di staccare la spina.

Anche se in realtà, dopo la settimana stagione, non diremo del tutto addio ai Peaky fuckin’ Blinders, perché Steven Knight forse vuole farne un film...

Peaky Blinders 5

 

Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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