Consigli Amazon Prime Video: 3 film da vedere assolutamente (QVC 3)

Con il mese di Ottobre iniziamo la rubrica di consigli per il catalogo italiano di Amazon Prime Video. Tre titoli più un'opera originale Amazon Prime.

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Amazon Prime Video

La streaming war sta prendendo vita anche nel nostro paese. Senza dubbio, in Italia, c’è ancora un evidente vantaggio di Netflix su tutti gli altri concorrenti, Amazon Prime Video sta però accorciando le distanze in attesa dei lanci veri e propri di Disney+ e Apple TV+. Il servizio streaming della multinazionale di Seattle ha certamente un’offerta ultracompetitiva: Prime Video, Prime Music (l’equivalente di Spotify per intenderci) ed il servizio di spedizioni Prime a soli 36 Euro all’anno (o, in alternativa, 3,99 al mese).

Ora, venendo al nostro mondo di competenza (o meglio di passione), merita ‘sto Amazon Prime Video? La risposta breve è , assolutamente. Il catalogo offre un’ampia offerta di grandi titoli (più o meno classici) imperdibili e una serie di cult altrimenti difficili da reperire. A questi vanno aggiunti i prodotti Amazon Prime Video Originals in continua crescita (in attesa dell’arrivo de Il Signore degli Anelli), tra cui bellissime serie come The Terror e grandi programmi tv come The Grand Tour.

Veniamo ora al dunque, ovvero a Quello che Vi Consiglio di vedere sul catalogo Prime ma prima un paio di semplici regole:

  • I 3 film scelti oggi non sono stati caricati da poco o altro. Semplicemente sono quelli di cui avevo voglia di parlare. Nessuna categoria è esclusa.
  • Non sono in ordine di gradimento ma in ordine alfabetico.
  • L’unico prodotto Amazon Originals lo trovate nella sezione Bonus.
  • Se volete che prossimamente vi parli di un film a vostra scelta potete decidere se scrivere alla mail ciakclubqvc@gmail.com o in direct sul mio profilo personale instagram.
  • Buona visione e “See you Space Cowboy”

Qua tutte le uscite di Ottobre su Amazon Prime Video.

Crank e Crank: High Voltage di Mark Neveldine e Brian Taylor

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Rispondo subito alle due domande: 1) Sì, ho già barato ed ho messo due titoli in una sola posizione; 2) Sì, quello è Jason Statham con dei cavi di avviamento attaccati al capezzolo ed alla lingua.

Non potevo non farlo però, Crank 1 & 2 all’epoca furono una botta di vita pazzesca per il cinema d’azione americano, non lontano dall’impatto che ebbe Tarantino post Pulp Fiction o da quello di Gareth Evans con The Raid. Può sembrare un’esagerazione, e forse lo è, ma c’è stato un periodo in cui tutti credevamo in quella coppia di matti di Neveldine e Taylor.

Parlare dei due Crank non è semplice. Da una parte ci si potrebbe “limitare” a dire che i due sono la miglior coppia di film d’azione degli anni ’00, veri droga-party per gli occhi e per la mente. Per assurdo però sarebbe ancora troppo poco. I film, firmati entrambi dalla coppia Neveldine-Taylor, ci portano a seguire le gesta di Chev Chelios (il perfettissimo e cazzutissimo Jason Statham) ovvero un ex killer che tutti, ma proprio tutti, vogliono morto. Nel primo film, a causa di un veleno singolare che porta all’arresto cardiaco, il Nostro è costretto a far reagire il cuore creando situazioni di stress estremo così da farsi vere e proprie botte d’adrenalina. Nel secondo i cattivoni fanno prima: gli asportano il cuore per venderlo e gliene piantano uno artificiale che Chev dovrà ricaricare un po’ alla meglio (vedi sopra).

Nel corso delle avventure si vede più o meno di tutto, la sospensione dell’incredulità è però non necessaria da parte di noi spettatori. Il motivo? Beh, semplicemente non ne abbiamo il tempo. I due Crank sono lezioni di ritmo e di montaggio, veri trattati su soluzioni visive innovative. Sono film che ti aggrediscono gli occhi e la mente e ti costringono a correre insieme a Chev, ad ogni singola scena non potrete non pensare “vabbè, qua si è raggiunto l’apice” salvo poi essere smentiti nel giro di pochissimi minuti. Dal punto di vista tecnico non manca proprio nulla, dalla citazione allo split screen depalmiano alla narrazione in tempo reale in stile 24, fino all’ibridazione con il mondo del gaming. In più fanno morire dal ridere, che sembra una cazzata ma non è per niente così. Con Crank potrete divertirvi come pazzi mentre guardate un film estremamente sofisticato a livello puramente cinematografico.

Mica cazzi.

P.S

Se vi state chiedendo cosa è successo a Neveldine e Taylor ve lo dico subito: hanno accettato di fare Ghost Rider: Spirito di Vendetta. A livello visivo quando avevano carta bianca funziona pure, solo che è stato scritto da uno dei pochi uomini al mondo in grado di stroncare la carriera a chiunque: David Goyer.

 

Lady Vendetta di Park Chan-wook

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Sympathy for Lady Vengeance è il terzo e conclusivo capitolo della trilogia della vendetta del regista coreano (dopo Mr. Vendetta ed Old Boy, anche quest’ultimo nel catalogo Amazon Prime Video). La scelta in questa sede cade sull’ultimo film per il semplice motivo: Old Boy (che tutti conoscono sul web come il film che avrebbe voluto fare Tarantino) è infinitamente più conosciuto.
Geum-Ja, la nostra protagonista, si trova a dover scontare 13 anni di carcere per un infanticidio (che ha commesso oppure no lo scoprirete col passare del tempo).
Una volta uscita inizia il suo percorso vendicativo e di espiazione.

È qua che iniziano a nascere le differenze col capitolo precedente.
Se con Old Boy (e Mr. Vendetta) l’attenzione cade sui singoli individui, sul debole che da vittima diventa carnefice in una società che non vede e non provvede, in Lady Vendetta abbiamo l’implosione definitiva del tutto.
La società nel suo complesso (anziani, genitori, poliziotti) diventa giudice, giuria e boia.
Un evento collettivo, come a sgravarsi di un peso altrimenti insostenibile.
Un percorso però che, rispetto agli altri capitoli, prevede una espiazione nel finale.

Allo stesso modo muta anche la forma con una crescita stilistica evidente. Se Mr. Vendetta era un film molto asciutto e Old Boy un thriller ricercato e claustrofobico, in Lady Vendetta abbiamo una sublimazione dove la forma ha pari importanza rispetto al contenuto.
Così vi troverete in un gioco di sguardi (difficilmente sostenibile) con la protagonista, accompagnati dalle musiche di Vivaldi e Paganini e circondati dalla neve in un percorso in cui la lingua dominante è la violenza, l’unico idioma in grado di trasmettere l’onestà dei sentimenti umani.

(ri)Scoprire Park Chan-wook, assieme agli altri grandi registi orientali (mi sembra che su Amazon Prime Video si stia cercando di puntare su questo), dovrebbe essere parte integrante del processo di crescita di ogni wannabe-cinefilo. Un regista alla costante ricerca di quell’equilibrio fatto di pulsioni interne all’animo umano contro cui la società non può nulla e nella costante evoluzione del suo percorso stilistico.

Godetevelo, non ve ne pentirete.

 

Lo Squalo di Steven Spielberg

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Disegno in esclusiva per ciakclub.it di Jacopo Collinucci

Prima di parlare de Lo Squalo una piccola informazione. Il disegno che vedete qua sopra è il primo passo di una collaborazione (spero) fruttuosa con il bravissimo disegnatore, nonché tatuatore, Jacopo Collinucci. Trovate qua il suo profilo Twitter e qua quello Instagram.

Bene, parliamo di Jaws. Sono giorni che provo a preparare un discorso minimamente sensato sull’argomento, devo dire che non è semplice come può sembrare. La definizione più stringata che mi viene è la seguente: Lo Squalo è per il cinema quello che Still D.R.E è per l’hip hop, ovvero una pietra angolare che tutti conoscono ma che non sono sicuro che tutti apprezzino per la sua grandezza. Tutti siete in grado di riconoscere le prime note del pezzo di Dr. Dre che manco L’uomo Gatto ai tempi d’oro. Allo stesso modo ognuno di voi ha ben presente il film di Spielberg, conosce la trama, ha in mente la locandina e riconosce il main theme composto da John Williams. Ma oltre alle questioni superficiali e di primo impatto, siamo sicuri di aver idea di quanto siano importanti e cosa rappresentino le due opere? In particolare modo, cosa è e cosa rappresenta Lo Squalo? Sfrutto l’occasione della sua presenza su Amazon Prime Video per dire due parole in merito.

Jaws è un film perfetto. Come detto da M. Night Shyamalan:

<<Tre atti perfetti. Problema, ricerca della soluzione, battuta di caccia.>>

Il film di Spielberg dimostrò come una presenza massiva in sala ed una brillante campagna marketing possono cambiare le sorti economiche di un progetto. Banalmente inventò il blockbuster come lo intendiamo oggi. I risultati furono straordinari, record assoluto di incassi ma l’influenza non si limitò a questo. L’estate del 1975 segnò infatti anche un brusco calo di presenze nelle spiagge statunitensi, giusto per sottolineare quanto il film di Spielberg entrò sotto-pelle negli spettatori. Risultati del genere però non si ottengono solo sfruttando una buona campagna promozionale. Alla base del successo mondiale di Jaws ci fu un materiale filmico di prima categoria.

Lo Squalo. Partiamo dal nostro vero protagonista, simbolo di una paura primordiale insita in ogni popolazione della terra, in tutte le culture infatti sono presenti storie e leggende su mostri marini ed il protagonista del film le incarna alla perfezione.

I personaggi. I tre personaggi principali (Brody, Quint e Hooper), perfettamente amalgamati ed in equilibrio tra loro, sono tra i meriti più grandi della pellicola. Sapientemente introdotti durante i primi due atti, il film si concentra totalmente su di loro nel terzo. I protagonisti de Lo Squalo sono veri, sono vivi e per questo motivo funzionano. Una menzione speciale va a Quint, uno dei capostipite dei personaggi duri, stronzi ma puri. L’interpretazione di Shaw è monumentale: prese spunto per il linguaggio da veri marinai del posto, riscrisse il famoso monologo sulla USS Indianapolis e inventò, come detto, un nuovo tipo di personaggio. Mi sento di dire che quella di Shaw è la miglior rappresentazione del capitano Achab mai arrivata su grande schermo (su questo ci torniamo).

Moby Dick. Il parallelismo all’opera di Melville non si limita solo a Quint. Tutto il film, che ricordo è tratto dall’omonimo libro di Benchley (ammetto, non l’ho letto), è evidentemente ispirato al classico della letteratura. A partire dai due capitani, Achab e Quint, e dalla loro ossessione fino ad arrivare alle due navi (Orca e Pequod).

Spielberg, Spielberg e ancora Spielberg. Senza Zio Steven però tutte queste parole non ci sarebbero. Da una parte il metodo, se vogliamo neorealista, con cui ha scelto di iniziare il progetto imponendo di girare dentro l’Oceano (e non in una qualche piscinetta californiana) la scelta di personalità del luogo per determinati ruoli ed il chiudersi con gli attori per riscrivere alcuni dialoghi a poche ore dalle riprese (questo molto godardiano). Dall’altra la sua capacità più grande, la narrazione per immagini. Spielberg sfrutta i problemi con i tre squali meccanici (i “Bruce”, sempre rotti) per inventare soluzioni visive uniche. Vi lascio un articolo di Roberto Recchioni sull’argomento, in particolare sull’uso del giallo. A questo aggiungiamo l’aiuto dell’immenso John Williams con la sua, spaventosa, composizione che sa molto di primitivo (come la paura) e quello di Verna Fields al montaggio, il risultato è che Lo Squalo non si vede (quasi) mai eppure si sente continuamente la sua presenza.

Ecco ci saremmo potuti limitare all’ultimo punto ed a dire che Lo Squalo è il miglior film della figura cinematografica che più ha influenzato l’immaginario collettivo degli ultimi quarant’anni e quindi un’opera da studiare ed imparare a memoria. Averla su Amazon Prime Video è una bella comodità.

Il Miglior Film di Steven Spielberg, anche qua.. mica cazzi.

 

Bonus

Amazon Prime Video

Per concludere nella sezione Bonus mettiamo una serie tv originale Amazon Prime Video. Stiamo parlando di The Romanoffs, serie tv antologica formata da 8 episodi slegati l’uno dall’altro. Sostanzialmente in ogni puntata seguiamo le vicissitudini di personaggi che sono (o credono di essere) direttamente discendenti della famiglia reale russa. Ne ho visti alcuni in ordine sparso e sono sostanzialmente dei veri e propri film di matrice pregiatissima. Il cast è di altissimo livello (Isabelle Huppert, Aaron Eckart, John Slattery e altri), il motivo per cui però l’ho iniziata e mi affascina molto è però un altro. L’ideatore è Matthew Weiner ovvero colui che ha creato, portato avanti e concluso Mad Men. Questo dovrebbe bastare anche a tutti voi.

 

Ricordo per chi richiedere un articolo su un film o un’opera in particolare di scrivere una mail qua o sul mio Instagram.

 

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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