C’era una volta… a Hollywood: semplicemente A Film By Quentin Tarantino

Abbandonata la mistificazione hollywoodiana, atta a mostrare solo le luci, coprendo meticolosamente tutte le ombre, Tarantino ci fa entrare nell’esclusivo ed elitario mondo degli Studios dalla porta principale

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Trama

Rick Dalton interpreta Bounty Killer, spietato e spavaldo cacciatore di taglie. Terminata la scena torna se stesso, un balbuziente e insicuro attore sulla via del declino con qualche problema di alcolismo. Egli è preoccupato poiché non riesce ad ottenere il successo sperato, vestendo sempre e solo i panni di personaggi secondari. Cliff Booth è il suo stuntman di fiducia, nonché suo migliore amico. Nel frattempo nella casa di fianco a quella dell’attore si trasferiscono Roman Polanski e Sharon Tate. Un giorno però Cliff dà un passaggio ad una ragazza hippie, che gli farà conoscere la Manson Family.
Da qui in avanti le cose prenderanno una piega molto particolare..
Abbandonata la mistificazione hollywoodiana, atta a mostrare solo le luci, coprendo meticolosamente tutte le ombre, Tarantino ci fa entrare nell’esclusivo ed elitario mondo degli Studios dalla porta principale.

Tarantino

Tempo ed emozioni

Una locandina vintage di un film western, una Cadillac Coupè DeVille del 1966, una TV in bianco e nero con antenna incorporata, un Drive-in tutto esaurito.
Una grossolana ed ancestrale sensazione di nostalgia inizia a farsi strada nello spettatore.
Tarantino però non si accontenta.
Il rock psichedelico dei Deep Purple, Mrs. Robinson e la sua aura di cult generazionale, una souleggiante California Dreamin’ rivisitata dall’intramontabile Josè Feliciano.
Alle suggestive immagini si abbina un audio evocativo, esplodendo in un insieme di colori che riportano direttamente ai vivaci anni Sessanta.
Il ritratto di quel periodo storico è talmente accurato e poetico da scaturire un che di nostalgico anche in chi, come me, è nato ben più tardi di quel magico periodo.
I sentimenti sono il viatico principale per il successo di una storia. La nostalgia è, insieme all’amore, il sentimento forse più potente. Tarantino lo sa e ne fa un ottimo uso, sintonizzando da subito la pellicola sulla stessa frequenza empatica del pubblico.
Il tocco finale sono i personaggi: quasi tutti realmente esistiti.
La sua idea di cinema è quella di creare un microcosmo all’interno del quale i personaggi possano muoversi liberamente.
Mette in pratica tale idea già nei primi minuti di pellicola: ha creato una cornice e presentato i protagonisti. Da qui in avanti la scena sarà tutta loro.

Tarantino

Ucronia della storia

Il rimaneggiamento ucronico della storia era già stato sperimentato in Bastardi senza gloria e, come in C’era una volta… a Hollywood, tale espediente assume i connotati di una feroce dissacrazione nei confronti di un evento storico. Se nel 2009 Tarantino ha voluto ridicolizzare il nazismo, ora l’obiettivo della sua satira pungente diventano gli hippie californiani della setta di Manson.
Il principali motivi per i quali però il finale del film si discosta dai reali avvenimenti storici sono due: il primo, in linea con quanto detto prima, ovvero che Tarantino crea un microcosmo e lascia liberi i suoi personaggi di muoversi all’interno. Gli esiti non possono che essere totalmente impronosticabili. Il secondo è che, parlando di un evento storico che tutti conoscono, riportarlo fedelmente significherebbe tarpare le ali alla pellicola. Risulterebbe quasi una privazione non esplorare un differente esito della stessa vicenda.

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Storie nelle storie

Cielo Drive, casa di Roman Polanski. Abigail Folger suona Straight Shooter al piano. Lo spartito di quella canzone era sul pianoforte la notte della strage. Lo stesso piano apparteneva alla casa di Cielo Drive, nella quale anni prima era stato inquilino anche Mark Lindsay che, proprio su quel piano, ha composto Good Thing, la canzone utilizzata come tema principale della pellicola.
Se la trama è quindi un continuo e imprevedibile fluire di eventi governato da un costante cinismo di fondo, il regista di Knoxville si diverte però a inserire piccole storie nella storia.
Un’altra curiosa vicenda è collegata a Paul Revere and The Raiders, autori di alcune canzoni utilizzate come colonna sonora del film (tra le quali la sopracitata Good Thing). Terry Melcher, figlio della “fidanzata d’America” Doris Day, era il loro produttore discografico. Egli, che li aveva scoperti e fatti firmare con la Columbia Records, era stato inquilino della casa in Cielo Drive proprio prima di Sharon e Roman e conosceva personalmente Charles Manson.
Tarantino vive a caccia di storie.

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Influenze e citazioni

“Io mi approprio delle estetiche di costumisti, attori, produttori, direttori della fotografia e in base a quali uso e in quale ordine, creo un’estetica che parla di me, che racconta chi sono. Questo è quello che definisco una produzione cinematografica personale.”
Tarantino cita, lo fa di continuo, senza mai per questo scadere nel banale o nel già visto. Cita registi (Sergio Leone): C’era una volta in America diventa C’era una volta a… Hollywood; cita vecchie serie TV: Rick Dalton prende parte a THE FBI nei panni di Michael Murtagh, nella realtà interpretato da Burt Reynolds; cita talvolta anche se stesso; sempre Rick Dalton gira The Bounty Law al Melody Ranch, set di Django Unchained.
Ciò che però rende il regista così speciale non sono tanto questi omaggi, interessanti ma spesso fini a se stessi, bensì la commistione di generi cinematografici concentrati nella pellicola. Egli è stato un instancabile spettatore, capace di fare indigestione di pellicole dei generi più disparati. La conoscenza enciclopedica che ne è derivata gli permette di mescolarle, utilizzandone le peculiarità a lui più gradite.
Il western è quasi sempre presente. Ci sono elementi tipici del documentario e del thriller. Alcune inquadrature sono persino ispirate al Kammerspiel tedesco.
“Il suo cinema è un ideale domicilio tra farsa e tragedia, certamente attento all’idea di Truffaut che tra la menzogna organizzata e la realtà confusa, predilige sempre la menzogna organizzata.”
Afferma Federico Buffa.

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Conclusione

Stando alle parole del regista statunitense questo dovrebbe essere il suo penultimo lungometraggio, prima di cominciare a dedicarsi ad altro.
Repliche in Tv, spezzoni di film su Youtube, frasi stampate sulle magliette: l’universo di Tarantino ci circonda e ci circonderà anche quando lui stesso smetterà di produrre arte.
Detto questo però, nel mio piccolo, avanzerei un’unica richiesta: Quentin, non smettere mai!

Per questo ed altri approfondimenti visitate il nostro sito: Ciakclub.

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