IT – Capitolo due: meno male che non lo rivedremo per altri 27 anni

Ecco la recensione di IT - Capitolo due diretto da Andy Muschietti. Un Male che non convince, nonostante l'ottima base di partenza.

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Sono trascorsi ventisette anni da quel patto sancito dal taglio della mano fatto dai Perdenti. Sono trascorsi ventisette anni da quando Pennywise ha spaventato la città di Derry e stravolto la vita di quei ragazzini. Ognuno di loro ha portato avanti la propria esistenza lontano da quel luogo dimenticando i fatti avvenuti; tutti tranne Mike (Isaiah Mustafa) che è rimasto a sorvegliare la città come un guardiano ed a scovare le origini di quella malvagia creatura. Ma in seguito all’omicidio di un ragazzo (Xavier Dolan) Mike si rende conto che IT è tornato: chiama i suoi vecchi amici e compagni e rimette in piedi il Club dei Perdenti per porre definitivamente un punto a questo incubo. Sono sconvolti, convinti di perdere ed assolutamente impauriti dal ritorno di quella creatura. C’è chi scappa, chi si taglia le vene in una vasca e chi non ha dubbi sul da farsi. Ma alla fine, terminato il titubare dei primi momenti, uniscono le forze per raggiungere il loro unico scopo.

Due anni fa Andy Muschietti, il “figlioccio” di Guillermo del Toro, ci proponeva una sua trasposizione di uno dei più grandi classici dell’horror, IT dividendolo in due capitoli. E se il primo faceva storcere un po’ il naso, questo del 2019 fa storcere qualsiasi cosa. Intendiamoci, questo secondo capitolo di IT tutto sommato scorre, non annoia ed è a tratti anche piacevole (considerando anche un numero cospicuo di scene piuttosto divertenti), ma allo stesso tempo, sotto molti punti di vista, atterra in picchiata frantumandosi sull’asfalto.

PS: l’articolo non contiene SPOILER in senso stretto, ma fa riferimento ad elementi specifici ed a scene particolari che potrebbero infastidire chi ancora non ha avuto modo di vedere il film. 

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Uno dei problemi di IT – Capitolo due è il tempo (in tutti i sensi). La pellicola di Muschietti è una resa dei conti di quasi tre ore di questi fantastici ragazzini ormai adulti che lottano contro il male più assoluto. Tre ore, tuttavia, non necessarie considerando che molte parti sono portate avanti un po’ per le lunghe, ridondanti, le quali potevano essere ridotte se non addirittura tagliate. Altre scene che rimangono un po’ in sospeso, piantate in mezzo alla narrazione che non trovano sbocco o rimangono incompiute, come ad esempio l’accennata omosessualità di Richie, interpretato da Bill Hader, che viene portata alla luce da Pennywise durante il loro “personale” scontro.

Quasi stessa sorte che capita a Henry Bowers (Teach Grant), il ragazzo condannato a divenire un bullo cattivo per gli insegnamenti dati dal padre, che in questo secondo capitolo di IT fa la sua comparsa per pochi minuti buttati un po’ qua e là, rimanendo un personaggio completamente inutile.

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Altra questione legata al tempo è l’intreccio delle due epoche. Infatti uno dei punti di forza del romanzo di Stephen King (presente oltretutto in un cammeo anche simpatico) è la sovrapposizione degli eventi accaduti in infanzia con quelli da adulti. Pertanto, se in un primo capitolo Muschietti si dedica soprattutto alle vicende dei ragazzini, ora il regista si concentra sulle vicissitudini dei grandi continuando a miscelare elementi e flashback appartenenti al passato che riempiono la narrazione, avvicinandosi alla linea tenuta dal romanzo. Tuttavia, questo perenne passaggio fra presente e passato fa perdere tutta quella emozione che dovrebbe invece emergere, pesando sul risultato finale e levando verve anche alle poche note pure di horror.

Ma anche lo stesso Pennywise, la gemma del film, brilla solo in una prima parte ed in pochi altri momenti riuscendo a risultare inquietante per poi piombare nella desolazione. Sotto questo profilo è carina, ad esempio, la scena iniziale ed altrettanto degna di nota quella all’interno del parco giochi, in cui Bill tenta di salvare il ragazzino dentro la casa degli specchi, ma IT è il Male per eccellenza, è il mostro, è una paura profonda, smisurata e sedimentata dentro di noi che lacera parti della nostra anima e si nutre di odio e terrore. Dov’è questo IT?

Come se non bastasse IT – Capitolo due è ancora più ricco di jumpscares, che tentano in tutti i modi di spaventare ottenendo un risultato un po’ mediocre. La cosa più agghiacciante è comunque tutto quel velo abbastanza spesso di qualcosa simile al trash che caratterizza l’intera pellicola grazie anche all’ausilio di effetti speciali, i quali più che essere speciali sono dozzinali. La scena del cagnolino docet.

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È un vero peccato tenendo di conto anche la portata del cast, tutti nomi di un certo livello, come James McAvoy, ma che non riescono a spiccare il volo non certo per loro mancanza. Si salvano una fotografia di Checco Varese ed una musica di Bejamin Wallfisch.

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