Chiara Ferragni – Unposted in una parola: Perchè?

Chiara Ferragni - Unposted è confusionario e sconclusionato, decisamente al di sotto del livello di perfezione alla quale la fashion blogger ha abituati.

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Avete presente quella sensazione spiacevole che si prova quando dei sedicenti rappresentanti suonano alla vostra porta cercando a tutti i costi di propinarvi l’ultimo e rivoluzionario prodotto di chissà quale tipo?

Ebbene questa è la sensazione che in molti hanno avuto quando hanno appreso che Chiara Ferragni avrebbe presentato il suo Unposted a Venezia. Non poiché qualcuno abbia pensato che Chiara Ferragni necessitasse di arrotondare il suo stipendio vendendo porta a porta, bensì poiché un documentario su una fashion blogger a Venezia è qualcosa di quantomeno inusuale, diciamo così.

Io però nutro grandissima stima per Chiara Ferragni, una donna bella, intelligente e di grande successo, non a caso ho deciso di mettermi in coda per la primissima proiezione di Unposted.

85 minuti di documentario più tardi però le sensazioni iniziali hanno decisamente trovato conferma.

Vediamo perché:

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Il finale de I 400 colpi di Francois Truffaut

Tributi cinematografici insensati

Fingendo di non aver fatto caso al minuto malcontato nel quale i novelli sposi (i Ferragnez) si divertono in un Luna Park sulle note di You’re the One That i Want (quasi a voler a tutti i costi rievocare un’empatia ancestrale, frutto del finale di Grease, entrato di diritto nella ristretta cerchia di cult generazionali) un’altra citazione, per così dire, ha varcato in maniera più marcata quella sottile linea che separa l’artistico dal grottesco.

Viene mostrato un video di Chiara da piccola, primo piano su di lei, voce fuori campo della madre che rompe il silenzio: “Chiara, cosa farai da grande?” – “La pittrice”. Poi un veloce scambio di battute che porta il video alla conclusione: la piccola Chiara è al centro dello schermo quando un fermo immagine del suo viso conclude il documentario.

Evidente è il riferimento ad una delle pietre miliari della storia del cinema: I 400 colpi. Per il momento però mi sento abbastanza sicuro nell’affermare che il fermo immagine del film originale resterà il più celebre, per gran sollievo di Truffaut.

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Marina Abramovic in una sua celebre performance

Ricerca esasperata della frase ad effetto:

In un documentario che si propone di mostrare il dietro le quinte della vita già parecchio pubblica del(L)a fashion blogger per eccellenza, sarebbe assurdo l’utilizzo di un registro linguistico privo di anglicismi.

Ed è così che la vestibilità diventa il “fit”, che una donna capo d’azienda diviene una “boss woman” e che un semplice “assolutamente” si trasforma in un più glamour “absolutely”.

Ogni campo ha i suoi slang e lo si può e deve accettare.

Il problema si presenta quando invece viene mostrata una ricerca forzata di sensazionalismo, attraverso affermazioni del tutto fuori luogo:

“Chiara Ferragni è la figlia adottiva di Marina Abramovic e del Grande Fratello.”

La gratuità del paragone con la principale interprete della Performance Art resta un mistero.

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Tematiche sociali forzate

Altra occasione persa da parte di Elisa Amoruso, regista di questo Unposted, è sicuramente quella legata alla lezione ad Harvard tenuta dalla stessa Chiara, come raccontato nel documentario.

Quella che era un’ottima opportunità per dimostrare come non sia necessaria una laurea per ottenere il successo nella vita, si trasforma immediatamente in un cliché qualunquista sulla considerazione della ragazza bionda da parte di “molte persone”:

“Chiara ha dimostrato come anche una bionda, poco intelligente nell’immaginario collettivo, possa insegnare ad Harvard”: questo, seppur non alla lettera, è il messaggio lanciato.

Da qui in avanti sono inserite qua e là una serie di provocazioni femministe, messe in bocca a donne di successo, che definire fuori luogo appare davvero limitativo:

“Quando una donna arriva al successo significa che è davvero meritato” sostiene Silvia Venturini Fendi.

“La tua vita sarebbe stata più facile se fossi stata un uomo?” tuona la Ferragni stessa mentre parla con una celebre “boss woman”.

Nessuno mette in dubbio la validità di tali affermazioni, sia chiaro, andrebbero però inserite in un giusto contesto, capace non dico di dare delle risposte, ma quantomeno di indagare a sufficienza tematiche particolarmente delicate, specialmente in questo periodo storico.

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Il taglio artistico del documentario

Primissimi piani di bocche intente a pronunciare aggettivi che descrivono in maniera entusiasta Chiara Ferragni.

Dopodiché dei ragazzi seduti su delle sedie in uno di quei moderni e vuoti loft tendenti al radical chic, raccontano come la fashion blogger abbia influenzato la loro vita.

Il tutto ricorda vagamente una di quelle pubblicità di prodotti di igiene personale.

Il montaggio alternato di immagini della piccola Chiara e del suo matrimonio che convergono nel momento dello scambio delle promesse risulterebbe melenso e ruffiano persino per una di quelle commedie strappalacrime da prima serata.

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Conclusione

Non che questo documentario dovesse per forza essere un altro Nanuk l’Esquimese o Notte e Nebbia. Il problema è che in Unposted si parla di haters, femminismo, impatto dei social network, “classismo” del mondo della moda e molto altro in soli 85 minuti, tempo insufficiente anche per trattare uno soltanto di tali argomenti.

Per una donna che è ormai il punto di riferimento mondiale del fashion blogging posso capire che ambire al meglio sia il denominatore comune di ogni aspetto della propria vita: come per una scarpa Prada, per un vestito Armani o per una borsa Louis Vuitton anche il Festival del Cinema di Venezia rappresenta la miglior vetrina possibile per presentare il proprio film, ma una cornice, per quanto preziosa e luccicante, non potrà mai distogliere del tutto l’attenzione dal contenuto. E così il Festival, per quanto prestigioso, non può brillare di luce propria, bensì della luce che le pellicole proiettate riescono a trasmettere, luce di cui Unposted non brilla di certo.

La Ferragni ha citofonato al Festival per proporre il suo Unposted e la risposta è stata quella che sperava.

Credo che forse, per avere più successo nel proprio lavoro, quei sedicenti rappresentanti dovrebbero chiedere aiuto a Chiara Ferragni, o aprire un fashion blog!

Per altre recensioni dal Festival del Cinema di Venezia visitate il nostro sito Ciakclub.

 

 

 

 

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