L’ufficiale e la spia, il j’accuse di Roman Polanski al Festival di Venezia

La nostra recensione del nuovo film del regista polacco, che nella storia francese trova uno specchio della propria biografia portando scompiglio al Lido.

0
1103
L'ufficiale e la spia

Questa 76ª Mostra del Cinema si era aperta nel segno delle polemiche: la presidente della giuria Lucrecia Martel aveva annunciato il proprio rifiuto a partecipare alla festa di gala di J’accuse, il film con cui Roman Polanski partecipa al Festival. Le ragioni dell’ostilità sono quelle note: il processo per stupro su minore nel 1977, che ha portato il regista polacco a fuggire dagli Stati Uniti dove non può più rientrare senza incorrere nell’arresto, nonostante il processo abbia sì riconosciuto il rapporto sessuale con una minorenne (per il quale Polanski ha scontato 90 giorni di prigione) ma sentenziato che si trattò di un rapporto consensuale.

L’accusatrice Martel si è ritrovata a sua volta sotto accusa per la dichiarata imparzialità, tanto da aver dovuto attestare l’intenzione di valutare il film indipendentemente dalle proprie opinioni sulla questione. Anche noi vorremmo parlare del film e non delle vicende giudiziarie del suo regista, per discutere le quali sono preposti ben altri luoghi che non sono internet. Però è impossibile, perché J’Accuse è, per stessa ammissione di Polanski, un film autobiografico.

J'accuse

La storia è quella nota e già portata tante volte sullo schermo di Alfred Dreyfus, il militare francese accusato di alto tradimento a fine ‘800 e condannato alla degradazione militare e al confino in un processo farsa. Servirono anni e l’intervento di importanti figure pubbliche (tra cui Émile Zola) perché emergesse la verità: contro Dreyfus erano state prodotte false prove perché l’esercito aveva bisogno di un colpevole e lui, ebreo, era il perfetto capro espiatorio.

Polanski, ebreo a sua volta, si rivede dunque nel Dreyfus di un mimetico Louis Garrel, vittima di un processo ingiusto che lo ha gettato in pasto all’opinione pubblica e costretto all’esilio. Tenendo conto che Dreyfus è una delle figure più rilevanti nella storia interna francese, si potrebbe accusare Polanski di immodestia.

Il regista polacco ha avuto una vita segnata da eventi tragici: la segregazione durante il nazismo, la deportazione del padre a Mauthausen e la morte della madre ad Auschwitz, l’omicidio della moglie all’ottavo mese di gravidanza per mano della setta di Charles Manson nel 1969. E lo stupro, reale o presunto, che in ogni modo tragico come evento lo è stato eccome. Inevitabilmente il suo cinema ha sempre riflesso la sua esperienza esistenziale, a volte esplicitamente (Il pianista è il racconto di quello che ha visto e vissuto sotto il nazismo), a volta implicitamente (ci sono delle ragioni se il primo film da lui realizzato dopo la morte di Sharon Tate è Macbeth).

J'accuse

Il j’accuse di Polanski, inteso non come film ma come attacco a un sistema a suo dire ingiusto, arriva molto dopo il processo e i suoi strascichi, ed è figlio ancor più del fatto in sé dell’esacerbarsi delle tensioni che portano a giudizi sommari fatti su internet e spesso destinati ad avere un forte impatto sul mondo reale (il caso di Woody Allen è emblematico). Per questo preferiamo di gran lunga il titolo francese del film a quello internazionale ripreso dal libro da cui è tratto, An officer and a spy, tradotto quasi letteralmente in Italia come L’ufficiale e la spia.

Leggere il film come riflessione autobiografica sul presente non ci deve però impedire di parlare del film anche in quanto film, al di là dell’opinione personale sull’affaire Polanski. Perché, per fortuna, Polanski, pur chiarissimo nei suoi intenti, non lascia che il proprio vissuto vada a divorarsi la componente più puramente cinematografica della sua ultima opera. Tutta la sua filmografia si nutre dell’esperienza personale senza mai lasciarsi da essa soverchiare.

J'accuse

L’entusiasmo con cui J’accuse è stato accolto al Lido forse è eccessivo a fronte di una narrazione che ricorre in modo troppo accademico al flashback, soluzione accademica per intrecciare i due piani temporali del racconto. Polanski però ha un’eleganza nella messa in scena che pochi altri autori al mondo sanno avere: ogni inquadratura è una gioia per gli occhi e tutti i movimenti di macchina sono studiati per precipitare il pubblico nella Francia degli ultimi anni del XIX secolo.

Ci sono almeno due sequenze memorabili: la degradazione di Dreyfus con cui si apre il film e un duello all’arma bianca memore del Ridley Scott de I duellanti. Questa ricostruzione d’epoca così grandiosa e minuziosa sa evitare il barocchismo di tanto cinema storico, e la suddetta capacità di risucchiarci al suo interno le permette, anche, di essere un grande thriller. E questo è l’aspetto più incredibile del film.

J'accuse

Polanki costruisce il racconto su indagini, processi e colpi di scena. Dovrebbe essere una scelta fallimentare, visto che conosciamo bene la storia di Dreyfus, sappiamo cosa gli accadrà e quando, e i destini di tutti i personaggi attorno a lui ci sono noti. Invece non è così, perché lo spettatore si ritrova a vivere nel mondo del film come ne facesse parte, con una tale intensità da rimanere coinvolto anche da ciò che già conosce. Il merito è della precisione (visiva prima che narrativa) con cui la Storia è rappresentata, appunto.

Ai lettori il giudizio sul Polanski uomo. Il Polanski regista invece non può non essere apprezzato per un talento che dopo sessant’anni di carriera non accenna a sbiadire. Il Leone d’oro è l’unico premio che gli manca per completare il Grande Slam dei festival europei, dopo l’Orso nel 1966 per Cul-de-sac e la Palma nel 2002 per Il pianista. Forse sperava che questo fosse l’anno buono, ma viste le premesse, giuste o sbagliate che siano, difficilmente sarà così. Nemmeno lo avrebbe meritato, comunque, ma che J’accuse sia un ottimo e godibilissimo film, al di là delle questioni etiche e giudiziarie, è innegabile.

Segui Marcello a Venezia su Instagram e Twitter!

Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here