Ad Astra: Brad Pitt tra le stelle

James Gray esplora il genere fantascientifico con gusto ma mostrando di avere ancora qualcosa da imparare: Ad Astra piace quasi a tutti ma non fa impazzire nessuno

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“Battito a riposo: 47.

Esito della valutazione psicologica: positivo.

Pronto per la missione.”

Dopo essere stato valutato, Roy McBride, astronauta estremamente capace, in grado di non superare mai le 80 pulsazioni al minuto, nemmeno nei momenti più critici, si prepara per una sessione di lavoro sulla piattaforma più alta del mondo, progettata con lo scopo di intercettare segnali alieni.

Un repentino sbalzo di energia causa la caduta di Roy che, grazie al suo sangue freddo, riesce ad aprire il paracadute in tempo e a cavarsela.

Si suppone che la causa scatenante di tali sbalzi di energia sia la navicella di Clifford McBride, padre di Roy nonchè astronauta pluridecorato, partito ventisette anni prima a capo del progetto Lima. Il progetto aveva lo scopo di spingersi fino a Nettuno per trovare prove dell’esistenza di vita aliena.

Viene chiesto quindi a Roy di trasferirsi su Marte, nella base sotterranea, ultimo stabilimento umano non colpito da questi sbalzi di energia, per mandare un messaggio al padre, sperando che quest’ultimo lo capti e ponga fine a tutto ciò.

Roy sarà quindi costretto a fare i conti con i propri sentimenti.

Ad AstraJames Gray e la fantascienza

Dopo film come I padroni della notte e Two Lovers James Gray, regista tutt’altro che avvezzo al genere fantascientifico, si cimenta in questo sci-fi con approccio e virtuosismi propri degli autori più navigati.

in Ad Astra Gray porta in scena il più classico dei suoi eroi tormentati dalla paura dei propri limiti, riponendolo in una cornice, lo spazio, che di limiti non ne ha, ma che non perde occasione di mostrare quelli umani.

Ricorrono con frequenza l’elemento introspettivo e l’emotività, non proprio peculiari del genere ma necessari in quanto, in un futuro in cui una macchina stabilisce l’idoneità di una valutazione psicologica, rimangono il tratto distintivo dell’essere umano.

Ad Astra

Contrasti

L’alternarsi di luci e ombre, figli di un continuo passaggio da luoghi chiusi ed illuminati artificialmente ad altri vastissimi e perlopiù bui, fa da controparte visiva alle crescenti difficoltà emotive del protagonista.

Il film è quindi un ideale domicilio di contrasti che fungono da cassa di risonanza, amplificando emozioni, sentimenti e, di conseguenza, il valore della posta in gioco.

Tali contrasti sono riscontrabili in Roy, tanto imperturbabile e freddo all’inizio, quanto emotivo e nostalgico con l’avanzare della pellicola.

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Fonti d’ispirazione

Gray, in una recente intervista, ha dichiarato che sono due le opere che ha utilizzato come riferimento: 2001: Odissea nello spazio, vero e proprio punto di riferimento per qualsiasi film di fantascienza e Cuore di tenebra, celebre best seller di Joseph Conrad che, seppur ambientato in tempi e luoghi totalmente differenti, condivide con il film una dura e cruda critica nei confronti dell’uomo.

Che sia l’uomo della civiltà occidentale a cavallo tra ‘800 e ‘900 o che sia l’uomo pioniere dello spazio in un futuro lontano, la costante resta la volontà di compiere gesti brutali, capaci di mettere in pericolo la vita di altri esserei della sua stessa specie.

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Critica

Ad Astra ha diviso non poco il pubblico della mostra. L’impressione, ad una prima visione, è di un film davvero piacevole, nulla è di troppo ed è presente una buona alternanza tra scene lente ed altre decisamente più veloci, quasi proprie dell’action movie.

Il montaggio è piacevole senza quasi mai risultare invadente. Forse qualche primo/primissimo piano è di troppo, ma la locandina di Ad Astra ci aveva ampiamente avvertiti.

Nota di merito per la fotografia: Hoyte Van Hoytema, dopo le numerose collaborazioni con Christopher Nolan, con il quale ha peraltro diretto anche la fotografia di Interstellar, si reinventa totalmente in questa pellicola, mostrando sempre una cifra estetica coerente e mai banale.

La sensazione che però lascia il film è che, già dal giorno seguente alla visione, di questa storia resti poco da ricordare. Insomma davvero ottimo dal punto di vista dell’intrattenimento, un pò meno se confrontato con ciò che di meglio il genere fantascientifico è negli anni riuscito a produrre.

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Conclusione

Spontaneo è il paragone con Interstellar: analoga è la tensione romantica, figlia dello stridente contrasto tra la smisurata grandezza e potenza della natura e la piccolezza dell’uomo.

La differenza con la pellicola di Christopher Nolan è che la natura in Ad Astra, per ammissione stessa di James Gray “[..] è un luogo tremendamente ostile per l’uomo”.

Ed è proprio in quest’ottica che la critica all’umanità si fa ancora più impietosa: nonostante l’ostilità della natura, il più grande pericolo per l’uomo è rappresentato dall’uomo stesso.

“Homo homini lupus” sentenziava Plauto. Migliaia di anni più tardi, ovvero nel distopico futuro ipotizzato da Gray, le cose non paiono essere cambiate.

Per altre recensioni visitate il nostro sito, Ciakclub.

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