Il Re Leone è un bellissimo documentario di Piero Angela. Ma la fantasia?

Il 21 agosto è finalmente arrivato in Italia il live-action de Il Re Leone. Un enorme successo, ma qualcosa non va. Ecco la nostra recensione.

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il re leone

Da ormai qualche anno la Disney ha iniziato a riproporre al cinema i grandi classici, trasportandoli in mondi decisamente meno fantastici e più realistici. Da Cenerentola, ad Il libro della Giungla, fino ad Aladdin, è stato un susseguirsi di successi piuttosto eclatanti ed oggi tocca ad Il Re Leone, che torna al cinema dopo venticinque anni dal suo debutto in una versione in CGI che nonostante l’enorme consenso riscosso al botteghino non riesce a convincere del tutto: partendo dal risultato finale, complessivamente è gradevole, ma fa storcere il naso sotto tanti punti di vista. Come di consueto, prima di proseguire ed addentrarci nella storia di Simba e di tutti i personaggi della Rupe dei Re, vogliamo avvertivi che all’interno dell’articolo troverete degli SPOILER, per cui consigliamo a chiunque non avesse ancora visto il “primo”, vero Re Leone e neanche il “secondo” di chiudere la recensione (e di accendere la televisione e godersi prima quello del ‘94).

il re leone

Bene, se siete ancora qui vuol dire che la storia la conoscete già e quindi possiamo iniziare dall’elemento base: la trama. Il Re Leone proposto da Jon Favreau non si discosta molto dagli eventi narrati dal precedete, anzi ne ricalca proprio le medesime orme rimanendo fedele al grande classico Disney di Rogers Allers e Rob Minkoff. Solo qualche piccola aggiunta che non stona affatto rendendo il tutto, se vogliamo, ancora più dettagliato.

Simba, figlio dell’unico e vero Re Mufasa, rimane vittima dell’ira dello zio Scar, il quale inganna tutta la famiglia uccidendo il fratello e facendo fuggire il leoncino, prendendo così il tanto ambito ruolo di Re. Saranno le iene ad aiutarlo in questa malvagia impresa, scagliando contro Mufasa una mandria di gnu. Ed ecco che arrivano le note dolenti.

In primis, i personaggi. Tutta questa perfezione che si riscontra a livello tecnico, donando l’effetto di un documentario degno di Piero Angela, taglia le gambe ai vari protagonisti, che risultano meno brillanti, piatti, poco vivi. Il troppo realismo schiaccia completamente gli elementi creativi tipici de Il Re Leone. Ed i primi a risentire di questa influenza data dalle immagini computerizzate sono Timon, il simpatico suricato che salva la vita a Simba assieme al suo fido compagno Pumba e Rafiki, il mandrillo dalla risata altisonante che con il suo bastone riporta saggezza ed ordine nel regno. Le smorfie non sono più il loro marchio di fabbrica, esattamente come per Zazu, il maggiordomo di Mufasa ed inoltre non risultano neanche così simpatici come una volta. Ma anche le stesse iene non sono più come quelle di un tempo. Se nel ‘94 erano al limite fra l’idiozia e lo sgignazzare perverso, sempre guidate dal loro unico capo, Scar, nel 2019 sono molto più malvagie, meno simpatiche e dai toni più ribelli.

Era chiaro che con le nuove tecniche utilizzate, l’espressività del cartoon fosse praticamente impossibile da rigenerare, ma qui sembra quasi che il dono della parola data a questi animali sia un elemento alieno, qualcosa che stona. Ma non solo. Il remake in CGI toglie verve anche alle musiche che da sempre caratterizzano la pellicola. Se la cava Voglio diventar presto un re, ma Sarò re cantata da Scar e dalle iene lascia decisamente un po’ di amaro in bocca. Completamente assente la dittatura hitleriana presentata nel ’94, con uno Scar che a parte nell’estetica non risulta così perfido e diabolico. La stessa Hakuna Matata che dovrebbe donare il suo tocco magico, ora fa fatica a riconfermarsi. Anche in questo caso, come per la trama, le canzoni sono rimaste le medesime con qualche lieve aggiunta che però non rimane impressa né nella mente né nei cuori. Ad ogni modo, la rivisitazione di Hans Zimmer dei brani classici è sicuramente uno degli elementi da salvare.

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Così, questo pseudo documentario di Super Quark, perde di ironia ed inventiva, penalizzando però anche le scene drammatiche. La morte di Mufasa, elemento per eccellenza di tutta la vicenda, non riesce ad emozionare come dovrebbe: la lacrima scende, ma solo perché è da copione. Altro cambiamento importante è il doppiaggio: Luca Ward prende il posto di Vittorio Gassman per Mufasa, Massimo Popolizio dà vita a Scar sostituendo Tullio Solenghi, Marco Mengoni è Simba, la cantante Elisa è Nala e Timon e Pumba sono rispettivamente Edoardo Leo e Stefano Fresi. Un cambiamento non indifferente, che in qualche caso lascia un po’ interdetti. Simone Iué, la voce del piccolo Simba, invece, sembra essere la stessa di quella di venticinque anni fa di George Castiglia.

In conclusione, Il Re Leone di Favreau è un inno alla natura e agli animali, un tributo a pieno titolo all’Africa ed alla savana, che consente di vivere in maniera realistica (troppo, nel caso in cui non l’avessimo ribadito a sufficienza) una delle storie più emozionanti che la Disney ci abbia donato. Ma la bellezza della fantasia? Ce la siamo forse dimenticata? 

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