Appunti dal Cinema Ritrovato: Il sonoro di Apocalypse Now, un piccolo tributo a Walter Murch

A Bologna si sta svolgendo Il Cinema Ritrovato, il più importante festival al mondo dedicato al cinema d'epoca. CiakClub è sul posto, per condividere con voi le suggestioni che i classici possono suggerire al presente.

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Walter Murch

Non serve certo CiackClub a ricordare la grandezza di Apocalypse Now, la cui ultima e definitiva versione è stata proiettata ieri sera in anteprima al Cinema Ritrovato, presentata da Francis Ford Coppola in persona. Apocalypse Now Redux, il nuovo montaggio ridistribuito nel 2001, accoglieva di nuovo tutto il materiale che era stato eliminato nel 1979, cioè le scene cestinate dal produttore nonché quelle che Coppola aveva voluto tagliare. Questo Final Cut esclude invece un paio di sequenze considerate superflue dallo stesso regista, portando Apocalypse Now a essere quello che nei suoi intenti avrebbe sempre dovuto essere.

Apocalypse Now che è un film straordinario, dicevamo. Lo era nel 1979, lo era nel 2001, lo è oggi. Si sono scritti decine di libri sul perché esso sia uno dei vertici della storia del cinema, e sarebbe inutile stare a ripeterlo per l’ennesima volta. Ma a chi ieri lo ha visto sul grande schermo per la prima volta, soprattutto un aspetto sarà saltato all’occhio, anzi all’orecchio: il sonoro.

La potenza del suono proveniente dalle grandi casse di Piazza Maggiore ti fa vibrare il petto, ma non è solo una questione di volume. Apocalypse Now è al contempo un film iperrealista e un film surreale; questa sua duplicità è nelle immagini ed è nel suono. Walter Murch, il sound designer del film, ha creato uno spazio sonoro tridimensionale, in cui si può sentire ogni singolo rumore che sia importante sentire, e anche dal caos della battaglia emergono passi, muggiti, respiri. Tutto ciò che è importante è lì, attorno a noi.

Apocalypse Now

Questo è realismo, perché tutti i suoni che dovrebbero esserci sono riprodotti fedelmente. Ma è anche anti-realistico, perché ogni istante Murch sceglie cosa farci ascoltare, dando enorme peso a dettagli che dovrebbero essere inudibili. Murch è stato per il sonoro ciò che Hitchcock è stato per l’immagine, e come un regista crea sensazioni e reazioni selezionando cosa mostrare e come mostrarlo, Murch ha dimostrato come lo stesso si possa fare con il suono, senza limitarsi a riprodurre ciò che si sente o si dovrebbe sentire sulla scena.

Gli stessi suoni che più volte tornano sono utilizzati in maniera differente. Prendiamo i rotori degli elicotteri, presenza quasi costante in Apocalype Now: a volte li sentiamo sferragliare mentre fendono l’aria e sembra di averne uno pochi metri sopra la testa, altre invece diventano un rimbombo lento e profondo che ti scivola nel cervello. La guerra messa in scena da Coppola è cruda e vera ma è anche una discesa non solo simbolica nella follia, e Murch traduce ciò in suoni.

Apocalypse Now

Poi c’è il silenzio. Apocalypse Now è rumoroso, caotico, a tratti frastornante. Così, quando tutto tace, possiamo sentire il silenzio. E anche il silenzio può essere assordante: si nutre del rumore, come il rumore si nutre di lui, creando un’ulteriore doppiezza, fulcro tematico dell’intero film, come è esplicitato da Roxanne (“Ci sono due te”).

Per il sonoro al cinema esiste un prima e un dopo Walter Murch, non a caso l’inventore del termine “sound design”, ed era giusto ricordarlo, pur in breve, in questa occasione. Perché il grande schermo (e le grandi casse) restituiscono tutta la grandezza del suo lavoro, senza il quale Apocalypse Now non sarebbe Apocalypse Now.

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Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

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