Stephen King al cinema: i migliori (e peggiori) adattamenti di opere del Re

Le opere di Stephen King sono state adattate in decine di film e serie TV: scopriamo assieme le migliori, ma anche le peggiori trasposizioni

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Stephen King

Stephen King, scrittore statunitense classe 1947, è indubbiamente uno degli autori più amati e prolifici dei nostri giorni: universalmente noto come “Re del Brivido”, per via dei suoi molti racconti e romanzi appartenenti al genere horror, ha in realtà dato vita ad una produzione che abbraccia molteplici tematiche; anche un romanzo ricolmo di malvagità e terrore come “It”, ad esempio, contiene in sé non solo caratteristiche tipiche dell’horror, ma affronta argomenti molto più importanti, come l’incomunicabilità fra adulti e bambini, la profondità dei traumi infantili, l’amicizia, la paura ed assieme la voglia incontrollabile di crescere, la perdita dell’innocenza, l’incapacità di sognare da parte degli adulti.

Logico, pertanto, che un autore tanto poliedrico abbia saputo ispirare una quantità impressionante di adattamenti cinematografici delle sue splendide opere, finendo per diventare uno degli scrittori più volte presenti al cinema o in TV. Negli ultimi anni, peraltro, l’interesse verso la vastissima produzione di Stephen King sta toccando vertici mai visti: abbiamo assistito ad un’interessante trasposizione del succitato “It”, che fra pochi mesi vedrà il suo capitolo numero 2, nonché ad una (discutibile, stavolta) versione cinematografica della saga della Torre Nera, che oggi verrà affiancata da una serie TV, ma anche ad un nuovo adattamento dell’inquietante “Pet Sematary”, nonché alla serie TV “Castle Rock”. Inoltre, una serie amata come “Stranger Things” ha dichiaratamente preso spunto da certe atmosfere kinghiane. E’ un ottimo momento, insomma, per essere fan di Stephen King!

Stephen King

La storia degli adattamenti cinematografici e televisivi dell’autore di Bangor, tuttavia, parte da molto lontano e ci ha regalato sia alcuni capolavori, sia alcuni film indubbiamente di ottima fattura, sia alcune opere che, forse, sarebbe stato meglio lasciare nel development hell. Trattare una per una ogni resa sarebbe oltremodo tedioso ed impossibile, pertanto ci soffermeremo soltanto sulle più note, in un senso o nell’altro.

La prima trasposizione in assoluto rientra indubbiamente fra le migliori: “Carrie – Lo Sguardo di Satana”, risalente al 1976, vede la firma di Brian De Palma, non proprio il primo arrivato e sa rendere alla perfezione il senso di straniamento della giovane protagonista, schiacciata da una madre oppressiva e bigotta (un classico della produzione kinghiana), impaurita dalla pubertà, desiderosa di essere amata, ma anche dotata di un potere straordinario e terribile. Va segnalato, fra gli attori, un giovanissimo John Travolta, che sarebbe divenuto famoso in tutto il mondo l’anno successivo, con “La Febbre del Sabato Sera”.

Nel 1979 un altro romanzo puramente horror di Stephen King, il vampiresco “Le Notti di Salem”, fu adattato per una serie televisiva ben accolta da critica e pubblico, ma che si discosta parecchio dal romanzo, soprattutto per la non eccezionale trasposizione del cattivo di turno, il malvagio Kurt Barlow, palesemente ispirato all’iconico Nosferatu. Risale al 1980, tuttavia, l’adattamento probabilmente più celebre ed anche più discusso di un romanz kinghiano: è la volta di “Shining”, universalmente ritenuto uno dei film horror più spaventosi di ogni epoca, grazie anche alla superba interpretazione di Jack Nicholson. Lo scrittore, notoriamente, non gradì e tuttora non gradisce la pellicola (non ha mancato di sottolinearlo neppure nella prefazione di “Doctor Sleep”, sequel del romanzo, anch’esso presto trasposto al cinema), soprattutto per le profonde differenze nel finale. Comunque la si voglia vedere, “Shining” resta un film memorabile, probabilmente più del romanzo stesso, che pure è un prodotto notevole.

Gli anni 80 sono stati, con ogni probabilità, il periodo più fertile per le trasposizioni cinematografiche delle opere di King: abbiamo infatti avuto a che fare con “Cujo”, una resa tutto sommato convincente di un romanzo non semplicissimo da adattare: per buona parte, infatti, l’opera si svolge all’interno di un’autovettura, dove una madre e suo figlio sono assediati da un cane di San Bernardo, un tempo docilissimo, divenuto estremamente aggressivo dopo aver contratto la rabbia. Pur non essendo un capolavoro, il film di Lewis Teague fa la sua figura, al pari del resto dei successivi “La zona morta” e “Christine, La Macchina Infernale”: il primo, diretto da David Cronenberg ed interpretato da un ottimo Christopher Walken, tratta di un individuo che, dopo un incidente quasi mortale, sviluppa la capacità di prevedere il futuro delle persone con cui entra in contatto. Piccola curiosità per i non kinghiani: nel romanzo, ad un certo punto, il protagonista viene accusato di essere un mostro, “come in quel romanzo, Carrie”. Simpatico il buon Stephen, vero?

“Christine, La Macchina Infernale”, viceversa, diretto da John Carpenter, presenta qualche differenza di troppo rispetto al romanzo e risente forse dei limitati effetti speciali dell’epoca, ma sa comunque regalare alcuni momenti decisamente di buon livello: l’automobile, dotata di vita propria e fermamente intenzionata ad eliminare chi non sa apprezzarla, è forse uno spunto un po’ puerile, ma, così come in “Duel” un tir era capace di generare ansia, così sa fare la vecchia Plymouth del ’57.

Seguono poi “Fenomeni Paranormali Incontrollabili”, tratto dal romanzo “L’Incendiaria”, nonché “Unico indizio la Luna Piena”: come è facile intuire, il primo torna sul tema delle giovani ragazze con oscuri poteri e, nonostante la trama non decolli mai in modo particolare, risulta un buon prodotto; il secondo, invece, pur avendo riscontrato un buon successo economico, appare più che altro una generica e poco brillante storia di licantropi.

Per tornare al discorso iniziale, riguardante la poliedricità di Stephen King, il 1986 vede uno degli adattamenti migliori e più amati: Stand by Me – Ricordo di un’Estate, tratto dal racconto The Body (se non l’avete fatto, leggete la straordinaria raccolta “Stagioni Diverse”, contenente almeno tre capolavori) e diretto da Rob Reiner, è un’intensissima, commovente storia di amicizia fra ragazzi profondamente diversi fra loro. Da segnalare la presenza del giovanissimo, compianto River Phoenix. Gli anni 80, infine, si chiudono con il già citato, primo adattamento di “Pet Sematary” “Cimitero Vivente”: considerato un piccolo cult, non è a mio giudizio una grande opera (in realtà, purtroppo, neppure il recentissimo remake lo è), ma costruisce comunque un’atmosfera assai inquietante; il libro, fra l’altro, è uno dei pochi ad avermi davvero spaventato durante la lettura.

Stephen King

Gli anni 90 si aprono con altre due opere iconiche: la prima, naturalmente, è la miniserie tratta da “It”, considerata un cult grazie alla straordinaria interpretazione di Tim Curry nel ruolo del malvagio Pennywise; vista oggi, purtroppo, risulta dolorosamente datata, soprattutto nella seconda parte, ma ha contribuito enormemente alla fama di King e di uno dei suoi personaggi migliori; l’altra opera è, invece, lo splendido “Misery non deve morire”, che ha consacrato il talento straordinaria di Kathy Bates, interprete di un’infermiera apparentemente buona, ma profondamente disturbata, sadica e violenta. A farne le spese, un altrettanto bravo James Caan.

Successivamente abbiamo a che fare con “A Volte Ritornano”, opera senza infamia e senza lode, ma anche con “L’Ombra dello Scorpione”, una sorta di “The Walking Dead” ante litteram: era impossibile condensare anche in una miniserie un romanzo enorme come quello di Stephen King e, difatti, l’opera non convince appieno, ma risulta comunque ben fatta. Al 1994 risale invece un altro dei capolavori tratti da opere dell’autore di Bangor: parliamo, naturalmente, di “Le Ali della Libertà”, splendido fim carcerario tratto, anch’esso, da un racconto della meravigliosa raccolta “Stagioni Diverse”; Morgan Freeman e Tim Robbins rendono indimenticabile il film di Frank Darabont, che davvero ha poco dell’horror e molto del capolavoro. Sempre Darabont, peraltro, cinque anni dopo girerà “Il Miglio Verde”, altra strepitosa trasposizione di una gemma kinghiana, con attori del calibro di Tom Hanks, Sam Rockwell e Michael Clarke Duncan, sempre ambientato in un carcere.
In mezzo a questi due capolavori, vanno segnalati il sottovalutato “L’Allievo” (tratto da un altro straordinario, ma disturbante racconto, contenuto in -indovinate- “Stagioni Diverse”), ma anche i discutibili “La Tempesta del Secolo” e “Gli Occhi del Male”.

Gli anni 2000 si aprono con il trascurabile “Cuori in Atlantide”, ma anche con la miniserie “Rose Red”, prodotto intrigante e di buon successo, ma scritta appositamente da Stephen King per la TV, senza quindi alcun romanzo a fare da base. Più avanti, possiamo segnalare il discreto “Secret Winow”, con Johnny Depp, ma è nel 2007 che vediamo due prodotti realmente curati in un modo che va sopra la media: risalgono a dodici anni or sono, infatti “The Mist”, un valido survival horror girato, manco a dirlo, da Frank Darabont, nonché “1408”, una sorta di “Shining” in tono minore con un bravo John Cusack ed un luciferino Samuel L. Jackson. Seguono alcuni anni che, pur essendo caratterizzati da numerose trasposizioni, vedono soprattutto la realizzazione di cortometraggi, peraltro tutto sommato bypassabili.

Stephen King

La lista di lavori degni di essere menzionati si riapre nel 2013, quando “Carrie” vede l’ennesimo remake (il terzo) in totale, che, però, non incide quanto potrebbe; allo stesso anno risale la serie TV “Under the Dome”, un buon prodotto tratto da un romanzo mastodontico, brillante almeno fino al finale (che considero uno dei peggiori mai scritti da Stephen King); da allora, l’interesse del grande e piccolo schermo per il Re del Brivido conosce un nuovo balzo in avanti: il 2016 vede la buona serie TV “22.11.63”, tratta da quello che è forse il miglior lavoro dell’autore dell’ultimo decennio, incentrato sulla storia di un uomo che, scoperto un passaggio nel tempo, decide di provare ad impedire l’assassinio del Presidente J.F. Kennedy; sempre al 2016 risale, invece, il trascurabile “Cell”.

Nel 2017, come detto, vedono la luce sia la prima, buona parte di “It”, il pessimo film de “La Torre Nera”, che, nonostante la presenza di attori come Idris Elba e Matthew McConaughey, fallisce nell’impresa (per la verità impossibile) di condensare una saga lunghissima e straordinaria in un solo film; speriamo, nuovamente, che la serie TV imminente faccia il suo dovere al riguardo. Va menzionato, però, anche “Il Gioco di Gerald”, film per Netflix che, nonostante qualche sbavatura, fa un buon lavoro nel trasportare lo spettatore nei panni angosciosi di una donna, legata giorni interi al letto per via di un gioco erotico, con il marito stramazzato al suolo a causa di un infarto; l’impresa era ancor più difficile di “Cujo” e “Misery”, ma, anche grazia a Carla Cugino, il film convince.

Alla fine di questa lunghissima carrellata, la speranza è che il filone di opere tratte dai romanzi di Stephen King non si esaurisca, poiché vi sono ancora molti lavori dello scrittore del Maine che meriterebbero una trasposizione (o un remake). Al tempo stesso, la speranza è di evitare che, solo per seguire il suddetto filone, vengano sfornati in serie prodotti non sufficientemente validi.

Che ne pensate? Curiosi di ulteriori adattamenti delle opere di Stephen King?

 

Nato a Roma nel 1990, è un assiduo divoratore di libri, film, serie TV, musica rock ed ogni prodotto capace di lasciare un segno.

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