Tra plagio e trauma: breve viaggio alle origini di Godzilla

Pochi ricordano il film a cui Tanaka e Honda si ispirarono, eppure senza Il risveglio del dinosauro Godzilla non sarebbe mai nato. Ma Gojira è molto di più che una semplice copia, perché ha incarnato qualcosa che solo il Giappone ha vissuto.

0
654
Godzilla

Se si pensa a un mostro gigante, si pensa subito a Godzilla. Il lucertolone nucleare è da decenni l’emblema di questo cinema, protagonista di centinaia di film, fumetti, cartoni, canzoni, videogiochi e parodie, tanto celebre e amato da essere diventato legalmente cittadino giapponese e ambasciatore culturale del quartiere Shinjuku a Tokyo (distrutto in ben tre occasioni dal kaijū). Eppure, Godzilla nacque come plagio.

Durante gli anni ’50 negli Stati Uniti emerse un nuovo genere cinematografico, il fanta-horror. I suoi obiettivi erano gli stessi dell’horror, cioè spaventare e inquietare, ma per raggiungerli ricorreva ai topoi della fantascienza. Quindi niente più tetri castelli, spettri ululanti e demoni infernali, ma astronavi, alieni e mutanti. Non che prima questi film non esistessero, ma erano un numero esiguo, che si moltiplicò in quegli anni per poi diminuire drasticamente con l’avvento del nuovo decennio.

Godzilla

Dopo aver visto e compreso gli orrori della seconda guerra mondiale, era impensabile che il pubblico trovasse ancora spaventosi i mondi irreali e fantasiosi dell’horror gotico ancora predominante, e per vivere certe emozioni gli spettatori avevano bisogno di una minaccia ben più concreta, reale, e globale. I fanta-horror sono la concretizzazione delle paure di una nuova epoca: la guerra atomica, l’invasione sovietica. La quasi totalità dei film afferenti al genere si presentano, in maniera più o meno esplicita, come specchio del clima di terrore che aleggiava negli Stati Uniti. Una creatura nata da esperimenti nucleari, un mostro radioattivo, alieni dal pianeta rosso: l’America e ciò che rappresenta è sotto costante minaccia. Almeno nella percezione collettiva, e nei film.

Nel 1953 esce allora Il risveglio del dinosauro, dove un ordigno nucleare scongela un enorme essere preistorico. Il successo è gigantesco, e grazie anche agli effetti all’avanguardia del maestro Ray Harryhausen diventa un cult movie e uno dei più rappresentativi esempi del filone. Nasce anche la moda del “mostrone in città”, che nonostante King Kong fosse arrivato nei cinema vent’anni prima esplose solo con Il risveglio del dinosauro. Nemmeno in Giappone vollero lasciarsi sfuggire l’opportunità di sfruttare la fama del film statunitense. Anzi, furono i più veloci. E i più bravi.

Il risveglio del dinosauro

Pochi mesi dopo l’uscita del Dinosauro, il produttore della Toho Tomoyuki Tanaka era in aereo, di ritorno da Giacarta, dove avrebbe voluto girare un film intitolato Eiko-no Kagi-ni (All’ombra della gloria) sull’occupazione giapponese in Indonesia. Comprensibilmente, gli indonesiani non nutrivano particolare simpatia per gli ex invasori, e avevano spinto perché il governo negasse il permesso a qualunque troupe giapponese di girare nel paese. Tanaka non poteva più fare il suo film. Il budget però era già stato approvato, e il produttore si ritrovò a dover trovare in fretta e furia un’alternativa per impiegare quei soldi. L’idea gli venne in volo: “Perché non rifacciamo quel film americano che sta piacendo tanto?

Tanaka ingaggiò il giovane regista Ishirō Honda, da anni collaboratore di Akira Kurosawa, e assieme, accantonata la complessa e dispendiosa tecnica della stop-motion, misero un costume a un attore e crearono Gojira, traslitterato in Godzilla. Per quanto Il risveglio del dinosauro sia ancora un gioiellino, non c’è alcun dubbio sul fatto che Godzilla sia migliore dell’originale. Fu chiaro da subito, dopotutto: ebbe ancora più successo ed entrò prepotentemente nell’immaginario collettivo mondiale. Perché Tanaka e Honda seppero rendere proprio un film altrui, facendone un’opera personale e nazionale. Non è un caso, e le ragioni non sono ascrivibili solo al grande talento dei due cineasti.

Ishiro Honda

La minaccia atomica è una costante dei fanta-horror degli anni ’50, e Il dinosauro non è da meno. Gli statunitensi erano stati testimoni della potenza distruttiva delle armi nucleari, e il timore di viverla in prima persona occupava quotidianamente la loro mente. Ma fino ad allora, e ancora fino ad oggi, c’è un solo popolo che abbia sperimentato sulla propria pelle l’orrore di un ordigno capace di polverizzare all’istante 80.000 esseri umani. Quello giapponese. Se per gli statunitensi il bombardamento atomico era una paura costante e incombente ma mai vissuta, per i giapponesi era il ricordo recente della più grande tragedia della loro storia, le cui conseguenze ancora ingombravano il presente.

Il mostro nucleare che devasta Tokyo è la reificazione del trauma nazionale di Hiroshima e Nagasaki, ed è questo livello allegorico così chiaro e sentito a rendere Godzilla superiore al Dinosauro, e a farne un grandissimo film: è fatto con l’anima, col cuore. È quasi un plagio, ma capace di esorcizzare il passato trasfigurandolo attraverso l’intrattenimento. Nessun film statunitense è mai stato capace di raggiungere una tale potenza evocativa. Non era proprio pensabile accadesse.

Godzilla

Il Giappone si è innamorato di Godzilla perché lo ha aiutato ad andare avanti. Non è un caso che l’evoluzione del personaggio segua quella del rapporto tra il paese e il nucleare. Nei film degli anni ’60 Godzilla divenne “buono”, protettore della terra e del suo equilibrio, e la sua potenza nucleare non fu più una minaccia, ma una risorsa; proprio a quel periodo risale l’avvio della produzione industriale di energia atomica in Giappone. La ferita era rimarginata, e un Godzilla distruttore non avrebbe più avuto senso. Godzilla e Giappone hanno sempre camminato a braccetto, il primo rappresentazione ludica del secondo.

Nella sua apparente semplicità simbolica, Godzilla ha saputo incarnare anno dopo anno le complesse evoluzioni della società nipponica, e a questo non è estraneo il recente Shin Gojira, rilettura modernissima del mostro. Anche il remake statunitense del 2014, pur riprendendo tanto della serie originale, rilegge il personaggio secondo il contemporaneo. Se Godzilla ancora abita il nostro immaginario è perché, sin dalla sua origine, è stato un simbolo. Un simbolo cangiante ma immortale. Niente male per un plagio.

Leggi tutti i nostri focus sul cinema!

Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here