Il Re Leone è un dramma shakesperiano: tutti i simbolismi dietro il classico

Per i 25 anni del classico Disney, Il Re Leone, abbiamo deciso di raccontarvi tutto ciò che si cela dietro un "semplice" film di animazione per bambini.

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1994. L’anno in cui Silvio Berlusconi diviene Presidente del Consiglio per la prima volta e Nelson Mandela viene eletto Presidente. Il Milan conquista la Champions League ed il Brasile ci fa tornare a casa con l’amaro in bocca vincendo i Mondiali ai rigori. L’anno dell’ultimo concerto di Frank Sinatra ed anche dell’ultimo film di Massimo Troisi. In mezzo ai tanti eventi, nel 1994, nasce anche lui, Il Re Leone, il film d’animazione della Walt Disney Pictures che ha segnato un’epoca e che non è mai passato di moda, nonostante i 25 anni.

Quella storia che riuscì a commuovere tutti, adulti e bambini. Il piccolo leoncino di nome Simba ingannato dalla sete di potere dello zio, Scar, il quale organizza un’imboscata al fratello, Mufasa, nonché padre di Simba, assieme alle sue compagne “fidate”, le sghignazzanti iene. Mufasa, l’unico vero re, muore cadendo dalla rupe e Simba è costretto a fuggire dal regno, incolpato ingiustamente da Scar dell’omicidio del padre. Una storia tremendamente triste, che smuoverebbe la sensibilità di chiunque, ma anche di rinascita e di riscatto. Il bene trionfa sempre sul male e le origini, il sentimento puro, riescono sempre a riportare l’ordine nel caos della malvagità.

E Mufasa è il padre che ognuno di noi vorrebbe al proprio fianco: saggio, forte, protettivo, dai valori inestimabili, presente, affettuoso, ma allo stesso tempo severo. Un padre vecchio stampo che, sotto le stelle, ricorda al figlio, come un presagio: “Simba, lascia che ti dica una cosa che mio padre disse a me. Guarda le stelle. I grandi Re del passato ci guardano da quelle stelle. Perciò quando ti senti solo ricordati che quei re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anche io”.

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Ma sotto questo cumulo di amore, amicizia ed oscurità dell’anima, c’è molto di più. Il Re Leone non è solo una storia strappalacrime progettata per intrattenerci, ma è pregno di simbologia.

In termini molto più generici, è ormai fatto noto che la Disney sia stata più volte oggetto di discussione per i suoi vari riferimenti, o meglio messaggi subliminali, presenti nelle sue creature cinematografiche. Tanto è vero che nel 2004, la Disney ha sborsato 70 milioni di dollari per porre fine ad un processo che la chiamava in causa per satanismo, distribuzione di immagini pornografiche ed istigazione alla cocaina, i quali emergevano attraverso uno sguardo attento dei loro film di animazione. Ed anche Il Re Leone è stato oggetto di tali accuse, tanto da finire nel mirino per una presunta scritta apparsa sul cielo stellato identificata da un bambino newyorchese di quattro anni. Scritta che secondo il fanciullo recitava SEX, ma che poi fu smentita da Tom Sito, disegnatore e scrittore del film, il quale disse a gran voce di trattarsi di SFX, ossia effetti speciali. Messaggi non troppo adatti a dei bambini sarebbero presenti anche nella locandina del cartone, in cui naso e fronte del leone rappresenterebbero, invece, il lato B (invidiabile, per altro) di una donna senza vesti. Sono state anche molte le questioni riguardanti i rapporti fra Walt Disney e la massoneria (che a noi interessano molto poco, ma che per “dovere di cronaca” ci sembrava corretto sottolineare).
Arriviamo dunque al puro simbolismo che si cela dietro il Re Leone.

1) Il Re Leone e Shakespeare

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La vicinanza tra Il Re Leone ed alcune opere di Shakespeare è abbastanza chiara ed evidente ad un occhio attento ed, in primis, lo è il rapporto fra la storia del leoncino Simba e l’Amleto.

Esattamente come nella tragedia di Shakespeare, anche qui ritroviamo un giovane principe a cui viene sottratto il regno dallo zio che uccide il re. In più, anche Amleto ritarda la sua vendetta nei confronti del colpevole e sfida a duello, da ultimo, chi ha causato le sue disgrazie. Come se non bastasse vi è da considerare che in origine il Re Leone presentava una scena in cui Scar tentava di far divenire Nala, l’amica d’infanzia di Simba, sua promessa sposa che lo aiuta a riconquistare il regno perduto, la sua consorte (come avviene con Gertrude). Scena non ritenuta idonea al pubblico considerando l’età notevolmente inferiore della giovane leonessa rispetto a quella del terribile Scar. La fine della vicenda è dunque certamente diversa, ma le similitudini sono molteplici.

Ma non solo Amleto. Il Re Leone, infatti, è molto vicino anche a Macbeth: Scar inizialmente non vuole uccidere Mufasa, ma Simba, tanto è vero che ci prova mandandolo direttamente nelle grinfie delle iene nel cimitero degli elefanti. Non riuscendo nella sua impresa, si fa convincere dalle iene di un’idea migliore, ossia eliminare entrambi, Mufasa e Simba. Quella stessa sete di potere che si ritrova in Macbeth ed anche in Lady Macbeth, la quale è Zira ne Il Re Leone 2 – Il regno di Simba. Quest’ultimo, primo sequel del film d’animazione storico, è un velato Romeo e Giulietta, con dei Capuleti e Montecchi che si odiano, un esilio ed un amore infinito fra i due. Tuttavia nessuna pozione finale.

2) I Personaggi – Il Leone

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I personaggi principali hanno un carico simbolico non indifferente alle spalle. Partendo dalla simbologia egizia, il leone, emblema della forza, rappresenta il Sole. E la sua ampia criniera, che richiama proprio i raggi della stella, è anche un riferimento alla costellazione del Leone, la quale, ai tempi dei babilonesi, segnava il solstizio estivo. La stella più luminosa della costellazione era chiamata Re dalla popolazione babilonese. Pertanto Re Leone sta a significare Dio Sole.

E Mufasa, Sarabi (la moglie) e Simba sono l’allegoria della divinità più importanti dell’antico Egitto, Osiride, Iside e dal figlio Horus. Rafiki, invece, il simpatico mandrillo che battezza Simba ed è sempre vicino alla famiglia, è Thot, dio della conoscenza a tutto tondo, mentre Scar è Seth, fratello di Osiride. Seth rappresenta il male assoluto, è il dio dell’oscurità (tanto è vero che la sua stessa criniera è nera differenziandosi dalle altre, esattamente come nel sequel, in cui i familiari di Scar sono contraddistinti da colori più scuri e volti più spigolosi rispetto agli altri). Seth è roso marcio d’invidia nei confronti di Osiride per il diritto a regnare. Non solo, Scar, successivamente, diviene a tutti gli effetti una sorta di dittatore e le sue parole risuonano nel silenzio del vuoto: “Seguitemi e non soffrirete più la fame”.

3) La luce e l’oscurità – “Tutto questo un giorno sarà tuo”

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La simbologia è presente fin dall’inizio, in ogni scena. Cerchiamo ora di ripercorrerne alcune insieme.

Il cartone si apre con il battesimo del principe, futuro re, Simba. Alle porte dell’alba (ancora una volta il Sole al centro dell’attenzione), tutti gli animali della foresta si radunano davanti alla Rupe dei Re. Rafiki spacca il frutto battesimale con cui segna il piccolo leoncino sul capo. Si sta festeggiando dunque la nascita del Sole.

Simba cresce e poco dopo, nuovamente al sorgere del Sole, sveglia suo padre per scoprire le meraviglie del regno. Qui è presente un mini-dialogo che sicuramente ricorderete in cui Mufasa si rivolge a Sarabi dicendo:“Lo sai che prima dell’alba è tuo figlio”. La leonessa alias Iside infatti è la dea della Luna ed essendo ancora notte Simba è da considerarsi ancora “suo” figlio. E poi le parole famose: “Guarda Simba, tutto ciò che è illuminato dal Sole è il nostro regno. Il periodo di reggenza di un re sorge e tramonta come il Sole. Un giorno, Simba, il Sole tramonterà su tuo padre e sorgerà con te come nuovo re”. Mufasa spiega a Simba come funzioni la successione al regno, sancisce la sua iniziazione e mostra anche i confini della realtà oscura, quella del male, lontana e ben divisa dalla loro.

4) La morte e la rinascita

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Per tutti Mufasa muore schiacciato da una mandria impazzita. La verità è ben diversa e questo lo spettatore lo sa molto bene. Scar ha architettato tutto nei minimi dettagli assieme alle iene per togliere di mezzo prima il Re e poi Simba. Nella mitologia egizia Seth prova più volte ad uccidere Osiride, senza mai raggiungere il suo intento. Un giorno, però, Seth escogita un piano diabolico assieme a 72 complici (numero anch’esso carico di simbologia). Presentano una sorta di baule delle stesse misure del fratello ricoperto di gemme e convincono Osiride ad entrarci dentro con la scusa di donarglielo se fosse stato della medesima grandezza. Seth chiude il fratello all’interno, levandogli la vita. E dopo la morte del padre, Horus viene allontanato, esattamente come Simba. Ma al termine di tutta questa vicenda, il leoncino del cartone, oramai divenuto adulto, attraversa le terre e giunge nel suo regno per riprendersi tutto quello che gli appartiene. Dove trova la forza? In un riflesso dell’acqua che gli mostra il volto del padre al posto del suo. Osiride e Horus, Simba e Mufasa, sono la medesima cosa.

Alla fine il Sole, la luce, regnano supremi sull’oscurità del male.

Avete capito insomma i misteri e la simbologia che si celano dietro Il Re Leone? Bene, ora potete resettare tutto e continuare a cantare a squarciagola Hakuna Matata.

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