Tutte le donne dei registi: Tim Burton e Helena Bonham Carter

Secondo appuntamento con la rubrica che scova ed analizza i matrimoni cinematografici più riusciti. Di chi parliamo oggi? Tim Burton e Helena Bonham Carter.

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tim burton

Eccoci qui, siamo giunti al secondo appuntamento della nostra rubrica “Tutti gli uomini dei registi” per raccontarvi i matrimoni cinematografici più riusciti di sempre. L’altra volta vi avevamo parlato di una coppia italiana, Paolo Sorrentino e Toni Servillo (per chi se lo fosse perso, può cliccare qui), ma a questo giro abbiamo deciso di cambiare radicalmente registro e spostarci su un cineasta oltreoceano decisamente sublime: Tim Burton. In realtà, qui, non possiamo certamente dire che la preferenza del regista statunitense sia univoca, ma senz’altro, se parliamo delle attrici che lo hanno accompagnato diventando le protagoniste assolute dei suoi film, un nome spicca sugli altri ed è quello di Helena Bonham Carter. In aggiunta, giusto per fare un po’ di gossip, ricordiamo che i due non hanno condiviso solo il lavoro, ma sono stati anche fidanzati per ben 13 anni. Un amore nato sul set de Il Pianeta delle Scimmie del 2001 e mai convolato a nozze che ha messo al mondo i due figli Billy e Nell. Ma torniamo al cinema e dedichiamoci solo ai loro figli di celluloide.

1) PLANET OF THE APES – IL PIANETA DELLE SCIMMIE (2001)

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Remake del film del ‘68, Il Pianeta delle Scimmie sancisce l’unione cinematografica (e non solo) fra Tim Burton e Helena Bonham Carter. Con un’interpretazione alquanto superiore ad ogni livello di Tim Roth, il film messo in atto su commissione della 20th Century Fox non è solo una riproposizione della storia, poiché è anche arricchita da una serie di elementi tipici del cineasta, ma non sufficientemente presenti per poter rientrare nei suoi film visionari e surreali ed il genio, qui, viene a mancare. Presenti comunque la scenografia ed il trucco, che trasforma Tim Roth e la Carter in perfette scimmie, tanto che l’attrice ha dichiarato “mi ha conquistato chiedendomi di essere la sua scimmia personale”.

2) BIG FISH – LE STORIE DI UNA VITA INCREDIBILE (2003)

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Tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Wallace, sono protagoniste le vicende straordinarie di Edward Bloom ed è un omaggio al padre di Tim Burton, venuto a mancare poco prima.

“A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Esse continuano a vivere dopo di lui, e così egli diventa immortale”. Edward narra, narra e narra storie incredibili e fantastiche miste al reale, in cui ci perdiamo e ci ritroviamo, inserite in un mondo di giganti, streghe e altre figure al limite dell’immaginazione. È la storia di un padre ed un figlio che si scoprono, fino a giungere alla vera anima dell’individuo con picchi di poesia piuttosto alti. Quale sia la verità? Alla fine dei conti, che ce ne importa. Big Fish è luminoso, è un sogno misto a realtà ed è emozionante ed estremamente vero, molto più di tanti altri film di Burton. La Carter, qui, è la strega con un occhio di vetro dal potere magico: chi lo vede osserva per un attimo la propria morte. La Carter è quindi consapevolezza e rassicurazione per Edward, che successivamente, quando si troverà ad avere a che fare con le creature, troverà la forza certo di non essere dinanzi alla sua fine.

3) LA FABBRICA DI CIOCCOLATO (2005)

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La fabbrica di cioccolato non è solo uno dei tanti film che segna lo sposalizio cinematografico fra la Carter e Burton, ma è anche una di quelle pellicole che vede la presenza di un altro grandissimo attore che il regista porta sempre con sé: Johnny Depp. Questa è una storia che fa naturalmente bene al cuore di chi la osserva. Le vicende di una delle fiabe più amate oltreoceano del piccolo Charlie, il bambino nato in una famiglia povera che vince il fortunato biglietto d’oro che gli consentirà di visitare la meravigliosa fabbrica di cioccolato di Willy Wonka. All’interno della struttura, ancora una volta, i personaggi saranno assolutamente snaturati, giusto per utilizzare un eufemismo: la passione del cineasta per tutto ciò che è fuori dalle righe, a volte anche mostruoso, qui viene praticamente condannato, tanto da far fare una “brutta” fine a tutti quei bambini poco bambini che hanno il privilegio di entrare dentro la fabbrica. Ma non solo.

I suoi personaggi fanno ampiamente riflettere su un mondo privo di naturalezza e di quella fanciullezza genuina ormai trapassata. Tanto è vero che Willy Wonka deciderà di premiare proprio l’unico vero bambino. D’altra parte osservando con attenzione tutti i film di Burton (compresi quelli non citati in questo articolo) è possibile notare come il regista ami follemente descrivere personaggi non stardard, fuori dalla norma e talvolta anche emarginati. A proposito di ciò, uno degli esempi più lampanti è senza dubbio Edward mani di forbice: quel “mostro” con un’anima acuta che non riesce ad entrare in simbiosi con il mondo degli adulti, che sotto sotto è più mostruoso di lui.

4) LA SPOSA CADAVERE (2005)

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Pellicola ispirata ad una leggenda folkloristica ebraica del rabbino Isaac ben Salomon Luria, la quale narra di una giovane che prima viene uccisa durante il giorno delle sue nozze e successivamente viene sepolta con l’abito nuziale. Un giorno, un ragazzo, notando un dito della donna fuoriuscire dal terreno, le infila la fede per gioco, divenendo così, senza volontà e consapevolezza, suo sposo.

La sua musa Carter ed il suo prediletto Depp doppiano in lingua originale i protagonisti di questa fantastica e grottesca vicenda, dai sapori e dalle note nettamente burtoniani. Cosa si intende con burtoniano? Semplice: quello stile inconfondibile che mette in scena ogni volta (o quasi) in cui si assiste ad un connubio perfetto di elementi a tratti un po’ pop e a tratti un po’ kitsch, reso ancor di più con lo sposalizio fra ciò che è umano e ciò che non lo è.

5) SWEENEY TODD – IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET (2007)

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Ancora una volta la “famiglia” Burton, Carter e Depp si riunisce per dare forma ad una pellicola dai toni grotteschi e dark. Sweeney Todd è un musical di Hugh Callingham Wheeler accompagnato dalle musiche di Stephen Sondheim. La leggenda vuole che Tim Burton si sia follemente innamorato di questa opera e abbia deciso di regalare a Johnny Depp la registrazione della colonna sonora e dopo due anni di portare sul grande schermo il film.

Ancora una volta il punto focale sono i personaggi non capiti e notevolmente angosciati-angoscianti, resi ancora più come tali da quei colori decisamente bianchi del volto dei due personaggi principali che sono immersi in una Londra grigia e cupa. La Carter con i suoi connotati fisici e non è senza dubbio la personificazione perfetta di quel clima che per alcuni versi si allontana molto dal visionario Burton: il gotico c’è, il grottesco pure, ma manca tanto altro. Un film senz’altro riuscito, ma che non fa breccia in tutti i cuori.

6) ALICE IN WONDERLAND (2010)

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Questa è la storia di Alice nel Paese delle meraviglie, quelle avventure ben descritte nel romanzo di Lewis Caroll nel 1865 e poi riportare in pellicola prima dalla Disney nel 1951 e poi dallo stesso Tim Burton nel 2010. Alice, che ormai ha 19 anni, non rimembra più niente delle sue vicende nel mondo incantato del paese delle meraviglie. Tuttavia, durante la celebrazione di una festa che dovrebbe portarla a fidanzarsi, inizia ad inseguire il Bianconiglio e cadendo in un grande buco precipita nuovamente in quell’universo, in cui incontrerà nuovamente i protagonisti di questa fantastica storia: Pinco Panco e Panco Pinco, Toperchio, il Brucaliffo, lo Stregatto ed il Cappellaio Matto, fino a giungere nel regno della Regina Rossa.

Oltre alla bravissima Helena Bonham Carter che interpreta la spietata Regina Rossa, qui abbiamo anche la presenza di Mia Wasikowska nei panni di Alice e di Johnny Depp in quelli del Cappellaio Matto.

Il film che ha incassato più di un miliardo di dollari, è stato accolto dalla critica con non poche discussioni: se da una parte la firma del regista più visionario di sempre è evidente, dall’altra questo suo stile inconfondibile viene a mancare, facendo risultare Alice in Wonderland più come un prodotto della Disney che di Tim Burton (stessa cosa accaduta per la pellicola di Dumbo, uscita pochi mesi fa). Elemento anche piuttosto stonante considerando che Burton racconta che all’inizio della sua carriera voleva lavorare nel campo dell’animazione e che dopo aver fatto un periodo di tirocinio era entrato nel team degli animatori della Disney, ma che non era assolutamente portato per lavorare nell’ambiente dei creatori di Topolino.

Le creature del Sottomondo e soprattutto la Regina Rossa sono alcune delle cose che invece salvano questo Burton dall’accetta affilata della critica. Regina Rossa alias Helena Carter a cui è stata artificialmente ingrandita la testa più di tre volte rispetto a quella reale per rendere ancor di più l’immagine distorta della stessa.

7) DARK SHADOWS (2012)

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Dopo Alice in Wonderland, Tim Burton torna ai vecchi registri grotteschi e gotici (o almeno, l’intento era quello): vampiri e sangue misti a sentimenti, in cui Johnny Depp è Barnabas Collins e Helena Bonham Carter la Dottoressa Julia Hoffman, psichiatra di famiglia. La nuova famiglia Addams è simpatica e divertente e Burton riprende le redini di quegli elementi che lo hanno contraddistinto, distaccandosi da pellicole, come ad esempio Il Pianeta delle Scimmie.

Non è ancora del tutto Tim Burton, quello che ci aveva abituato alle diversità e al piacere di scoprire quei mondi lontani dal convenzionale e dallo stereotipo, ma la strada è quella giusta. Elegante, sinuoso, con particolari dark/emo, che a tratti sembra volersi avvicinare a prodotti come Twilight (quando Burton non ha niente dentro di ciò che appartiene a Twilight).

Ebbene, terminiamo così questa carrellata di pellicole targate Tim Burton che vedono come protagonista o coprotagonista Helena Bonham Carter, una delle attrici migliori del cinema Hollywoodiano. Il loro cinema è probabilmente lo specchio della loro vita privata: stavano insieme, ma vivevano in case separate collegate da un passaggio. Eccentrici e bizzarri.

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