Intervista a Daniele Misischia, regista di The End? L’inferno fuori

CiakClub ha intervistato Daniele Misischia, che con il suo primo lungometraggio, ancora nelle sale, ha cercato di rivitalizzare l'horror italiano. Ci ha parlato di come è nato The End?, dei suoi significati nascosti e di tanto altro ancora...

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Daniele Misischia

Avete già letto la recensione di The End? L’inferno fuori? Allora adesso potete leggere anche la nostra intervista esclusiva a Daniele Misischia, il regista del primo zombie movie italiano da molti anni a questa parte. Anche se proprio di zombie non si tratta, come lui stesso ha voluto sottolineare…

ATTENZIONE: LE ULTIME DUE DOMANDE CONTENGONO SPOILER. LE TROVATE IN FONDO E SONO SEGNALATE, QUINDI SE NON AVETE ANCORA VISTO IL FILM POTETE COMUNQUE LEGGERE L’INTERVISTA E FERMARVI QUANDO INDICATO

Grazie mille per la disponibilità e complimenti per il film. Vorrei cominciare chiedendoti come sei arrivato a realizzare The End? L’inferno fuori. Hai girato numerosi cortometraggi e da anni collabori con i Manetti Bros. Come sei riuscito a fare il grande salto nel lungometraggio?
Ciao, grazie per i complimenti. La sceneggiatura di The End? è stata scritta circa 7 anni fa insieme a Cristiano Ciccotti. Volevamo scrivere una storia produttivamente semplice da realizzare ma che non fosse a budget 0 (da soli non avremmo potuto girarla). Negli anni in molti si sono interessati al progetto ma nessuno è riuscito ad andare oltre al semplice “Facciamo questo film”, un po’ per inesperienza produttiva e un po’ per gigioneria. Nel 2013 ho incontrato i Manetti Bros. al FIPILI Horror Festival di Livorno e dopo aver premiato un mio cortometraggio, che avevano molto apprezzato, mi hanno voluto conoscere. Tempo 7 mesi ed ero con loro sul set a lavorare come operatore e regista di seconda unità, prima su Il commissario Rex e poi su L’ispettore Coliandro. Ho imparato moltissimo lavorando su set veri, e nel 2016 gli stessi Manetti mi hanno chiesto se avevo pronta una sceneggiatura per un horror. Ovviamente gli ho subito proposto The End? (che al tempo non aveva nemmeno titolo), loro se ne sono innamorati e pochi mesi dopo ero sul set a girare. Grazie alla loro neonata casa di produzione Mompracem (fondata con Carlo Macchitella), e insieme al grande contributo di Rai Cinema, The End? ha visto la luce.

In alcune interviste hai dichiarato che ci sono troppi film di zombie. In effetti, in questo caso più che di zombie bisognerebbe parlare di infetti, sullo stile di 28 giorni dopo. Quali sono state le tue ispirazioni?
In realtà i film che hanno ispirato The End? non sono solamente zombie movies. Volevamo un film ambientato in una sola location come per esempio Buried o In Linea Con l’Assassino, o anche il bellissimo Locke, tre film che ci hanno ispirato moltissimo in fase di scrittura e messa in scena. Per quanto riguarda la figura dello zombie (ma come hai detto nel mio film sono in realtà infetti) ho sempre tenuto in mente 28 giorni dopo di Danny Boyle, appunto, ma anche La casa di Sam Raimi o i bellissimi Demoni 1 2 di Lamberto Bava.

Spesso l’horror è utilizzato per portare avanti messaggi sociali, se non addirittura politici. The End? secondo me è soprattutto un film d’intrattenimento, ma non mi sembra del tutto estraneo a una componente di critica politica, per quanto sotterranea.
Sicuramente c’è la voglia di raccontare anche la società in cui viviamo, spietata, arrivista e intollerante (soprattutto in un brutto periodo come quello che stiamo vivendo). Il film racconta varie tipologie di “disumanità”, e Claudio Verona, nonostante non sia stato infettato dal morbo, vive ogni giorno una sua disumanità che lo porta a essere spregevole verso il prossimo.

The end

Il film è quasi interamente ambientato dentro un ascensore. Immagino sia stato anche un modo per contenere i costi, ma vedendo i tuoi cortometraggi mi sembra che ti piaccia lavorare in spazi chiusi, sfruttando il fuori campo come strumento espressivo: Vlog è tutto ambientato in una stanza e Devil on the road in due automobili e un garage, ad esempio.
Si, è uno stile che mi piace e un tipo di narrazione che mi stimola ogni volta. Raccontare una storia dal punto di vista di pochissimi personaggi e rinchiuderla in pochissime location, oltre ad abbattere molto i costi, mi da la possibilità di sfidare me stesso., per constatare che si possono raccontare storie avvincenti e appassionanti anche limitandosi molto.

Il cinema di zombie nasce proprio dall’idea di assedio, che è poi uno dei temi più classici di tutto l’horror. Il tuo film potrebbe proprio essere considerato una “riduzione ai minimi termini” di questo principio.
Assolutamente sì, spesso ho specificato che The End? è un film che eleva il genere “d’assedio” a un livello più estremo.

La società per cui lavora Claudio si chiama Panopticon, che è anche il nome di una web series da te realizzata. È un’autocitazione o questa parola ha per te un significato?
Il panopticon è un progetto di carcere in cui un sorvegliante posto al centro della struttura può tenere d’occhio tutti i prigionieri in ogni momento. Claudio Verona nella sua vita fa proprio questo, ha sempre tutto sotto controllo e può dettare legge su chi è al di sotto di lui. Ma nel momento in cui inizia l’apocalisse la sua “visuale” diventa immediatamente limitata, perché rinchiuso tra quattro mura, e tutto quel controllo non ha più senso. Ci sembrava divertente chiamare la sua società Panopticom, e pensare che producesse sistemi di sicurezza e sorveglianza (cosa che comunque non viene specificata nel film).

Le interpretazioni sono molto credibili, nonostante spesso gli attori siano chiamati ad andare sopra le righe. Come hai lavorato con il cast?
Ho lasciato molta libertà ad Alessandro Roja, che, secondo me, è stato grandioso. Qualcuno si è lamentato proprio perché va “sopra le righe”, ma in pochi calcolano che le reazioni che si avrebbero in una situazione del genere sono imprevedibili, proprio perché la situazione stessa sarebbe imprevedibile. Una persona normale di fronte a un orda di zombie, molto probabilmente, andrebbe fuori di testa. Roja è stato in grado di girare fino a 18 pagine di seguito senza mai fermarsi, dandomi così la possibilità di portare a casa 7 o 8 scene in pochissimo tempo. Per quanto riguarda invece Claudio Camilli, che interpreta il poliziotto Marcello, sono andato sul sicuro, dato che lo conosco da anni e ho lavorato con lui in numerosi progetti.

The End

Ho apprezzato molto anche il makeup.
Grazie. Per il makeup, insieme a Makinarium, ci siamo ispirati a reali malattie della pelle. Non è mai eccessivo in tutto il film perché punta a essere un minimo realistico. E non ci sono pezzi di pelle che cadono putrefatti perché non sono morti vivendi, ma infetti!

Il film inizialmente si chiamava In un giorno la fine. Come mai avete deciso di cambiare il titolo?
Abbiamo fatto un discorso molto serio con 01 Distribution, perché secondo loro, e anche secondo noi, serviva un titolo molto più horror. Il film doveva essere dichiaratamente un film di genere, e In un giorno la fine ci suonava troppo vago.

Mi pare che l’accoglienza sia stata ottima, sia da parte del pubblico che della critica.
Speriamo bene. Per essere uscito la settimana di ferragosto, con Ant-Man che spadroneggiava e un altro paio di titoli forti, il film è andato bene e in molti sono andati a vederlo. Adesso aspettiamo l’uscita in home video.

Stai già lavorando a un nuovo film?
Con Cristiano e i Manetti Bros. stiamo valutando un paio di idee, ma è ancora troppo presto per parlarne. Però ho girato, per conto mio (insieme all’aiuto di Ciccotti), il pilota di una possibile serie TV action che vorremmo vendere a qualche piattaforma di streaming. E siamo molto orgogliosi di come sia venuto fuori!

Da anni si accusa il cinema italiano di essere “stantio”. Ultimamente però si sono visti alcuni film che hanno osato strade diverse, ottenendo ottimi risultati. Penso a Lo chiamavano Jeeg Robot, a Veloce come il vento, e ora al tuo The End? Secondo te sta davvero rinascendo un cinema di genere nel nostro paese?
È ancora troppo presto per dirlo. Però è pure vero che solo 6 o 7 anni fa pensare a uno zombie movie o a un film di supereroi in Italia era pura follia. Le cose stanno cambiando, molto lentamente, ma stanno cambiando.

Sbaglio, o a un certo punto hai citato Parentesi tonde?
Si, idea di Cristiano Ciccotti, che ha inserito in una sequenza una barzelletta tratta da quel film trash, per regalare un momento ironico ai personaggi.

Attenzione: le prossime domande contengono spoiler, non leggete oltre se non avete ancora visto il film!

The End

Attenzione: le prossime domande contengono spoiler, non leggete oltre se non avete ancora visto il film!

Il film è pieno di citazioni, e alla fine ho pensato potesse terminare come La notte dei morti viventi, con il protagonista ucciso per sbaglio dai militari. Hai avuto la tentazione di chiudere il film in questo modo?
Il film inizialmente si chiudeva con la sua morte, proprio come hai pensato. Abbiamo cambiato il finale perché sinceramente ci sembrava di cattivo gusto e troppo citazionista in modo gratuito.

Visto il finale aperto, hai mai pensando a un sequel?
Per me le vicende del protagonista Claudio Verona si concludono con la scena finale del film, ma se da un giorno all’altro i produttori mi dicessero “Comincia a pensare a un seguito”, sicuramente non mi tirerei indietro. E insieme a Cristiano Ciccotti abbiamo già un paio di idee…

Grazie mille per il tuo tempo e la disponibilità!
Grazie a voi.

Se ti interessa, puoi leggere anche il nostro speciale sul cinema di zombie!

Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

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