Neill Blomkamp dirigerà il nuovo RoboCop, scritto da Edward Neumeier

Il regista di District 9 tenterà di riportare al successo il cyborg poliziotto creato nel 1987 da Paul Verhoeven, e lavorerà con lo sceneggiatore del film originale.

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Lo scorso gennaio, Edward Neumeier, sceneggiatore del primo, storico film di RoboCop, aveva annunciato di aver cominciato a scrivere un nuovo capitolo della serie, che sarebbe dovuto essere un sequel diretto del primo episodio, cancellando così tutti gli altri film realizzati. Da quel giorno la produzione è andata avanti, e ieri la MGM ha annunciato di aver ingaggiato il regista del film: Neill Blomkamp.

Il sudafricano Blomkamp è uno dei talenti emergenti del cinema fantascientifico. Dopo numerosi cortometraggi, ha esordito nel 2009 con District 9, allegoria dell’apartheid che lo portò all’attenzione internazionale e gli aprì le porte di Hollywood. Il successivo Elysium (sempre un film di critica sociale attraverso la fantascienza) piacque senza entusiasmare, mentre il suo terzo e per ora ultimo film, Humandroid (Chappie in originale), è stato invece stroncato. Blomkamp rimane però un regista molto apprezzato, tanto, appunto, da essere scelto per dirigere il nuovo RoboCop.

Neill Blomkamp

Del film originale di Paul Verhoeven non dovrebbe esserci motivo di parlare; è la storia di un poliziotto che, in un prossimo futuro, rimane gravemente ferito. Per salvarlo viene trasformato in un cyborg, e, nella sua nuova forma, egli continuerà a combattere il crimine per le strade di Detroit. Si tratta di un vero e proprio cult, e lo stesso Blomkamp lo ha riconosciuto come uno dei film che più lo hanno influenzato.

«L’originale ha avuto un enorme effetto su di me, quando ero bambino», ha detto il regista, «Lo amai all’epoca e rimane un classico della fantascienza del ventesimo secolo, un film ricco di significati al di sotto della superficie. Spero che riusciremo ad avvicinarci a questo spirito, nel fare un sequel. È il mio obiettivo. Ciò che mi affascina del film si è evoluto nel tempo. All’inizio era la critica al consumismo, al materialismo e all’economia reaganiana, tutti i temi di quell’America sotto steroidi degli anni ’80. Crescendo, l’elemento che ha iniziato maggiormente a intrigarmi è stato quello dell’identità e della ricerca di identità. Finché la componetene umana è presente, una buona storia può funzionare ambientata in qualunque epoca, non è legata a un momento specifico della storia. Ciò che è interessante di RoboCop è che assomiglia ai buoni western, ai buoni film di fantascienza o a quelli drammatici: la connessione umana è davvero importante per una storia. Quello che ora mi attira è la ricerca da parte di un individuo della propria identità perduta, che le è stata strappata da qualcuno che ne sta beneficiando, e vedere da qui la sua memoria sospinta dagli eventi. Questa è la cosa più interessante».

Robocop

Nel 2014 si era già tentato di riportare in vita il franchise con un reboot, diretto da José Padilha, ma il film non ebbe il successo sperato e sopratutto venne stroncato dalla maggior parte del pubblico e della critica. Da qui l’idea di tornare all’origine, ripartendo dal primo film. Neill Blomkamp si rivelerà la scelta giusta? Lo scopriremo solo col tempo.

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