Il finale di How I Met Your Mother è buono, è coerente con la filosofia dello show

How I Met Your Mother: il contrasto tra i sogni e il fatalismo. Un'analisi del tanto discusso finale della serie, meno brutto di quanto si dica.

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Dopo avervi ampiamente parlato di Scrubs nel focus precedente, adesso è arrivata l’ora di puntare i riflettori su un altro manifesto generazionale del primo decennio 2000: How I Met Your Mother (2005-2013) è un altro tassello evolutivo della sit-com moderna.

How I Met Your Mother

IL RESTO DELL’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SULLA SERIE.

How I Met Your Mother, l’eterno contrasto tra i sogni e il fatalismo

How I Met Your Mother ha uno stile di scrittura e di montaggio a incastri che dimostra l’abilità e la sapienza di ottimi tecnici del settore, oltre a un livello comico invidiabile che contribuisce a dare ritmo narrativo attraverso le battute comiche. Gli sceneggiatori hanno giocato sapientemente con un’amalgama di scene ambientate fra passato, presente e futuro. I creatori Carter Bays e Craig Thomas hanno deciso di creare un enorme puzzle. A tutto questo, si aggiunge il valore filosofico dell’opera, di cui andremo a parlare, e i momenti malinconici e/o di tristezza che ne derivano. Non è un caso che la serie finisca così come è iniziata, dopo ben 25 anni di evoluzione dei personaggi: Ted Mosby torna sotto casa di Robin con il corno francese blu. Questo modo di scrivere circolare, dunque, è in linea con la filosofia dello show.

Nella vita, le cose spesso non vanno dritte per dritte. Il confine tra ciò che sogniamo di realizzare – in ambito professionale, sociale, artistico e sentimentale – e ciò che realmente accade è spesso contraddittorio. Qui viene il contrasto, affrontato costantemente per nove stagioni, fra il controllo delle nostre azioni e il destino. Dunque, destino o controllo? Semplicemente, scegliamo noi cosa fare, ma accettiamo anche che a volte le cose vadano storte e ci sfuggano al controllo. Accettiamo anche ciò che la vita (o il fato? l’universo?) ci suggerisce di fare; vediamo come ci indirizza. Lì trovi la via di mezzo; il resto verrà da sé, si disegna da solo. Questo è esattamente ciò che Lily consiglia a Ted nell’ultimo episodio della quarta stagione, quando al ragazzo sta andando tutto storto: è stato licenziato due volte, abbandonato all’altare e aggredito da una capra. Deve decidere se accettare o meno l’incarico da professore di architettura propostogli proprio dal fidanzato di Stella, che ha lasciato Ted prima del matrimonio. Grazie al lavoro, che alla fine accetta, conoscerà la sua futura e vera moglie – guarda come è ironica la vita, insomma. Il suo sogno di innamorarsi e sposare la donna della propria vita, alla fine, si realizza; anche se poi qualcosa va storto. E il suo sogno di progettare un grattacelo? Quello si concretizza lo stesso perché lui lo voleva fare a tutti i costi; la vita, però, prima gli suggerisce qualche deviazione. Questa tipologia di situazioni capita anche a tutti gli altri quattro personaggi, in un modo o nell’altro. Deviazioni e compromessi. Fato e controllo.

Il finale della serie, dunque, è buono in quanto perfettamente coerente con tutto ciò di cui stiamo parlando: fra svolte inaspettate e compromessi, molte cose vanno bene. Purtroppo, però, c’è anche qualche “happy ending” mancato.

How I Met Your Mother

Dunque, questo finale di serie?

Il finale di How I Met Your Mother è stato molto discusso, deludente per molti fan. Vero, ha dei difetti: è troppo frettoloso e sbrigativo, in quanto condensato in soli 40 minuti di un doppio episodio conclusivo e controverso. Le scelte di trama e la conclusione dell’arco narrativo dei personaggi, però, è interessante in quanto in linea con tutto ciò di cui abbiamo parlato fino ad adesso. L’impatto emotivo di alcune scene è innegabilmente commovente e valido.

Ted Mosby, grazie all’universo e alla sua determinazione, alla fine si sposa con la donna della sua vita. Sappiamo tutti, però, che non esiste davvero un solo vero amore nella vita, al contrario di quello che vorrebbero insegnarci molte commedie classiche – e bellissime – con Meg Ryan o Julia Roberts. Tracy muore, Ted torna da Robin; tutto circolare. Inoltre, c’è il colpo di scena improvviso e il cambio di ritmo narrativo: chi ama la sceneggiatura, sa quanto siano importanti questi elementi. Eppure, Ted il sogno della sua vita l’ha comunque realizzato: la ragazza perfetta l’ha sposata e ha avuto due figli con lei. Il fatto che torni da Robin non sminuisce minimamente il percorso di crescita e di vita che ha fatto per arrivare a Tracy. Quello sta lì, gli resta dentro. La vita, però, ti suggerisce più strade altrettanto valide. Quindi non è un fatto di scelta fra l’ombrello giallo o il corno francese; semplicemente, entrambi hanno avuto il loro valore. Ted è un personaggio molto riflessivo, programma tutto e vuole sempre controllare ogni cosa; allo stesso tempo, crede fortemente nel destino. È il lato più interessante del disegno caratteriale del personaggio di Josh Radnor. Tutto quello che deve succedere – come sostiene la legge di Murphy – alla fine succede e basta, bello o brutto che sia.

Lo stesso discorso vale per Robin e Barney. Il fatto che divorzino non sminuisce minimamente il percorso di crescita e di vita che hanno fatto per arrivare a sposarsi, lottando contro i loro limiti, aiutandosi a vicenda nel bene e nel male. Non erano, tuttavia, veramente fatti per stare insieme: sono troppo simili. Andando oltre ai sigari, lo scotch o al bisogno di indipendenza che hanno, rischiava di rimanere poco. Possono essere ottimi amici. E quanto è bello – tornando all’impatto emotivo di alcune scene – il raccordo di sguardi finale che si lasciano al matrimonio di Ted? Malinconico, nostalgico e carico di anni intensi. Il percorso di vita di Barney prosegue con la nascita del figlio, che prende simbolicamente il posto di Robin stessa. Il cammino di Robin, forse, continua con Ted. Peccato che la cosa sia stata raccontata in maniera troppo veloce. Questo è innegabile, e qui gli sceneggiatori hanno pasticciato. La scena finale, però, è bella in quanto carica di tutta la filosofia di questa serie televisiva: c’è il fato, la scelta, la nostalgia, la malinconia e il ritorno circolare al punto di partenza. Il tutto viene accompagnato da una canzone perfetta nel contesto, che fa più o meno così: “Remember, remember, all we fight for…”. Ricorda tutto quello per cui abbiamo lottato.

 

Ted e Robin si compensano meglio rispetto a Robin e Barney, una volta superati – a cinquant’anni – gli obiettivi di vita differenti ormai conquistati. Tutti e tre i personaggi si sono serviti a vicenda. Nessun “happy ending”, semplicemente la vita reale. Realistica. È realistico, per quanto triste, che Barney e Robin si lascino; è realistico che nella vita di Robin e Ted ci siano più di un uomo o una donna della vita. Non si levano valore a vicenda.

Anche Marshall e Lily trovano i giusti compromessi alla fine. Marshall, che è il personaggio più geniale e originale dello show, meriterebbe un articolo a parte. E così sua moglie. Hanno deciso di avere un figlio, qualche stagione prima, sulla base dei suggerimenti dell’universo… loro sì che rappresentano la filosofia dello show.

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Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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