Deadpool 2, la recensione del cinecomic con Ryan Reynolds

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Once Upon a Deadpool

Deadpool 2 segna il ritorno al cinema del supereroe più irriverente della Marvel. Ne parliamo nella nostra recensione.

La sorpresa rappresentata dal primo Deadpool è equiparabile a poche altre novità nel panorama cinematografico. Assuefatti ad un certo tipo di cinecomics, vedere per la prima volta un film Marvel in cui la violenza gratuita e la volgarità venivano messe in gioco in una maniera così divertente è stato per molti un’esperienza esaltante. Finito l’effetto sorpresa però, a Deadpool 2 spettava il difficile compito di migliorarsi apportando anche nuovi elementi ed idee a quello che è stato uno dei maggiori incassi del MCU per rapporto fra budget e box office. La scelta è stata radicale: via Tim Miller, dentro David Leitch, ma soprattutto hanno deciso di puntare sull’esaltazione dei valori che avevano reso il primo Deadpool quel grande successo di pubblico che è stato.

Deadpool 2 prosegue proprio dove ci aveva lasciato il primo film: Wade Wilson (Ryan Reynolds) e Vanessa (Morena Baccarin) vivono una vita tranquilla e felice insieme, mentre l’eroe dalla tuta rossa ha intrapreso il lavoro di sicario. La loro vita però cambia drasticamente a causa di una tragedia che lascia Deadpool emotivamente distrutto. Quando incontra Russel (Julian Dennison), un ragazzo ribelle dai grandi poteri, Wade vede l’occasione per riscattarsi e trovare un senso alla propria esistenza nel salvarlo da Cable (Josh Brolin), un supersoldato ‘con il braccio di soldato d’inverno’ che cercherà di ucciderli.

Deadpool 2, la recensione del cinecomic con Ryan Reynolds

Come anticipato, Deadpool 2 spinge decisamente sull’acceleratore rispetto al suo predecessore. Non solo la violenza è immotivata, rappresentata in modo attraente ed esaltata, ma anche le battute del protagonista sono decisamente più sopra le righe. Omosessualità, razzismo, parità dei sessi sono alcuni tra gli argomenti toccati, esposti in modo da metterne in risalto il carattere pretenzioso con cui alcune volte vengono usati. L’intenzione del film non è quella di essere una critica vera e propria alla società e ad alcune tematiche che dominano la modernità. La Marvel sa bene quanto questi siano argomenti importanti, ma ne fa un uso ostentato e fuori luogo in nome del politically correct forzato, e di conseguenza, autoironico.

Oltre a questo, è presente anche una continua parodia dei cliché e dei luoghi comuni dei film d’azione e supereroistici. L’insistenza con cui si pone l’accento sul cosa significa essere supereroi – con tutti gli stereotipi del caso – o sulla assurdità delle idee con cui vengono risolte determinate situazione nei blockbuster rivelano la volontà di destrutturare un certo tipo di cinema in modo fortemente beffardo ma senza mai trasformarsi in una pedante caricatura degli stessi. In sostanza: i cinecomic a volte utilizzano delle soluzioni non proprio intelligenti, ma va bene così.

Deadpool 2, la recensione del cinecomic con Ryan Reynolds

Il comparto d’azione risente in gran parte dell’intervento del nuovo regista. David Leitch ha dimostrato, prima con John Wick e poi con Atomica Bionda, di essere interessato a un preciso modo di gestire i combattimenti. Alcune sequenze ricordano il modo di combattere di John Wick – con il suo uso coreografato di arti marziali ed armi a fuoco – filtrate però dai classici elementi del genere, superpoteri in primis. Un’altra caratteristica di Leitch riguarda il suo uso dei colori e della luce, presenti in John Wick, fondamentali in Atomica Bionda. Un interesse trasportato solo parzialmente in Deadpool 2, ma comunque evidente.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, essi rimangono memorabili ed interessanti. Domino (Zazie Beetz) – il cui superpotere, la fortuna, è una chiara parodia assurda dei poteri tradizionali – funziona bene, così come il resto della (nome gender neutro) X-Force. La squadra che si viene a creare alla fine lascia, da questo punto di vista, buone speranze per il futuro. Non sappiamo se ci sarà un Deadpool 3, ma l’interesse per l’evoluzione dei personaggi è innegabile. Unica nota dolente a riguardo è il ruolo riservato a Fenomeno, troppo secondario per un personaggio della sua importanza.

Deadpool 2, la recensione del cinecomic con Ryan Reynolds

In generale, Deadpool 2 è un film coraggioso che grazie ad un cambio di rotta importante ma non troppo netto riesce a divertire ed emozionare anche più del primo capitolo. Alcune battute sembrano leggermente forzate, anche se nella maggior parte dei casi ciò è da imputare più al doppiaggio che al film in sé, e in un paio di situazioni si rischia di scadere nel sentimentale, anche se il pericolo viene sempre evitato in extremis. Una cosa è certa, Deadpool 2 è degno successore del primo capitolo, nonché il film con le più epiche scene post-credit degli ultimi anni.

Leggi anche la recensione di Avengers: Infinity War.

Studente di Cinema. Faccio molte cose come fotografare, scrivere e bere ma non me ne riesce bene nessuna. Forse l’ultima un pò meglio delle altre.

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