Christopher Nolan: prima volta a Cannes in onore di Kubrick

Il regista di Dunkirk per la prima volta al film festival francese per presentare la versione restaurata di 2001: Odissea nello spazio.

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Christopher Nolan è un regista particolare, sicuramente tra i più apprezzati del cinema contemporaneo. Le sue narrazioni antistrutturali e il tocco squisitamente personale con cui tratta le linee temporali sono la sua cifra stilistica, che rendono ogni suo film a prima vista riconoscibile come un suo figlio. Un po’ come accadeva con i film di quell’immenso regista che portava il nome  di Stanley Kubrick: l’utilizzo della prospettiva, la cura ossessiva dei dettagli erano componenti che riconducevano a lui, immediatamente.

Ed è proprio Kubrick il motivo della prima volta a Cannes da parte del regista londinese, che ha presentato una versione restaurata in 70 mm di 2001: Odissea nello spazio e tenuto per l’occasione una masterclass (a cui era presente anche Denis Villeneuve).

Nolan ha rilasciato diverse dichiarazioni interessanti, soprattutto riguardante il suo rapporto con il film diventato forse il capolavoro fantascientifico per antonomasia: “Ho visto quel film quando avevo sette anni, mio padre mi portò a vederlo l’anno in cui è uscito Star Wars. Ho vissuto un’esperienza mai provata prima e sono felice che le nuovi generazioni possano provare la mia stessa emozione grazie a questo restauro. Quel film mi ha insegnato che il cinema può fare qualunque cosa: ha allargato gli orizzonti e spiegato a tutti che non esistono limiti all’immaginazione. Infatti mi fa un po’ impressione vedere il mio nome accostato oggi a quello di un genio.”

Non è un mistero la stima che Nolan nutre da sempre per Kubrick e il fatto che a lui si ispiri, a partire dalla frase: “Se vuoi imparare il cinema inizia a farlo.”

“Io la penso esattamente come lui” – ha continuato il regista di Memento e Inception – “Non ho frequentato una scuola di cinema perché non mi hanno fatto entrare. Ma ho iniziato a fare film per conto mio comunque ed è stato meglio così perché ho imparato a raccontare una storia a modo mio, senza essere indottrinato. Sono come Kubrick, nel senso che su un set devo girare tutto, anche il minimo dettaglio, perché può fare la differenza a fini della narrazione.”

Sia ben chiaro: non è egocentrismo, quest’assoluto controllo personale del mezzo. È sintomo di un amore smisurato per il cinema: “Il cinema è casa mia, la sua forza sta nell’essere emozione pura condivisa con sconosciuti. Per questo non voglio svelare in anticipo o commentare le mie storie. Ogni spettatore deve costruire il mio film con la stessa libertà con cui l’ho costruito io.”

Infine una battuta, immancabile, sul film su James Bond, a cui Nolan in passato è stato più e più volte accostato: “Ho pensato di candidarmi proprio come avevo fatto con Batman. Ma in realtà le mie tematiche mi portano altrove, nel mistero della mente, nel parlare di giustizia e senso di colpa.”

Infine, la domanda che tutti aspettavano di porgli, durante una simile occasione: se avesse la possibilità di fare una domanda, una sola, a Stanley Kubrick, cosa gli chiederebbe?

“Mi piacerebbe sapere come avrebbe voluto concludere Eyes Wide Shut. È morto prima che finissero di registrare la colonna sonora, anche se credo che si sia cercato di fare la versione del film che avrebbe voluto lui” – ha concluso Nolan.

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Sceneggiatore, nel tempo libero scrivo racconti. Credo che ogni persona abbia un universo dentro e che vada raccontato. Credo nell’empatia.

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