Swiss Army Man: la recensione del film con Paul Dano e Daniel Radcliffe

Disponibile su Netflix, Swiss Army Man, film presentato al Sundance nel 2016, con protagonisti Paul Dano e Daniel Radcliffe.

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Swiss Army Man

Vincitore del premio per la miglior regia in un film drammatico nell’edizione del 2016 del Sundance Film Festival, Swiss Army Man è un comedy-drama surreale e grottesco, che tratta tematiche al limite del consueto, in modo originale e leggero. Come protagonista abbiamo Hank, interpretato da Paul Dano, un naufrago bloccato su un’isola deserta, oramai rassegnato da qualsiasi speranza in un possibile salvataggio. Proprio nel momento in cui sta tentando di metter fine a quell’infelice esistenza, vede sorgere dalle acque un corpo di un uomo. Accertatosi della sua morte, il cadavere tramite emissioni flatulente, viene usato come mezzo di trasporto per varcare i mari verso la terra ferma. Con questo incipit assurdo inizia la storia che porterà Hank in un percorso mentale e fisico, alla scoperta di sé, del suo rapporto con il padre e dell’amore provato verso Sarah; instaurando un’amicizia singolare con il corpo senza vita di Manny (Daniel Radcliffe).

Swiss Army Man

Daniel Scheinert e Daniel Kwan, sotto lo pseudonimo di Daniels, dopo una lunga serie di videoclip dirigono il loro primo lungometraggio, che apparentemente potrebbe sembrare un mix folle tra Cast Away, Week-end con il morto e la filmografia herzoghiana. Viviamo passo dopo passo il viaggio allucinatorio di Hank, immerso nella natura rigogliosa, insieme al suo amico-cadavere Manny. Non sappiamo nulla riguardo a due uomini, del motivo che li ha portati su quell’isola, quello che principalmente evince è un discorso esistenzialista sui valori basilari della vita. Perché subito Hank in preda alla disperazione più totale, inizierà a parlare con Manny riguardo cosa realmente prova lui in quanto uomo, nei confronti della famiglia e dell’amore. Una sorta di viaggio dantesco nelle viscere più intime del ragazzo, un tunnel stretto e buio illuminato dalla sola presenza di Sarah (Mary Elizabeth Winstead), la ragazza incontrata costantemente sul bus, di cui è perdutamente innamorato. Tramite Manny, Hank con un gioco alquanto bizzarro di scambio di ruoli, capirà e prenderà coscienza della sua persona, ritrovando nei piccoli attimi la vera essenza della vita.

Swiss Army Man

La regia spazia da momenti composti da lunghi dialoghi a sequenze interamente dominate da un montaggio frenetico a tempo di musica acapella, che dona un’aurea spirituale al tutto. Le situazioni e le dinamiche più inverosimili, il più delle volte irragionevoli e casuali, non destabilizzando ulteriormente lo spettatore. Anche se ci troviamo invorticati nel sentiero irrazionale del protagonista, il forte impatto visivo riesce a stemperare qualsiasi paradosso mostrato. Quello che quasi sembra trasparire dalla volontà dei due registi, è di viversi il film come un’esperienza assestante, senza cercare significati aggiuntivi o superflui alla trama.

Swiss Army Man

Paul Dano si conferma come un il vero volto del cinema indipendente, un anti-divo capace di reggere i ruoli più drammatici da film d’autore, a ruoli più leggeri allo stesso modo carichi d’intensità e di valenza. Daniel Radcliffe è la vera (ri)scoperta di questo film, dando prova nuovamente di essersi finalmente liberato dal fantasma del maghetto che l’ha reso celebre, impersonando un ruolo particolare e non propriamente semplice. Anche rimanendo immobile e inespressivo per tutta la durata del film, riesce comunque a caratterizzare il personaggio di Manny, donandogli spessore ed empatia. Swiss Army Man è certamente quel tipo di film unico nel suo genere, sfrontato, schizofrenico a tratti sconveniente, comunque capace di scaturire nella mente di chi guarda le reazioni più disparate. Rimane difficile ridefinirlo in qualche schema prestabilito, proprio per il suo essere costantemente vulnerabile e controverso. Una cosa è certa, non ci troveremo mai nella condizione di usare un’erezione come bussola per trovare la strada di casa, o di varcare i mari in sella a un morto, ma riusciremo a empatizzare con la condizione di Hank, in quanto eccentrico ritratto della alienazione umana nella nostra epoca contemporanea.

Leggi anche la nostra recensione di Verónica.

Nato a Roma, classe 1991.
Non molto bravo nelle autodescrizioni.
Sono un semplice appassionato a qualunque genere di immagine-movimento sullo schermo.

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