I Segreti di Wind River: la recensione di una magnifica elegia

Con I Segreti di Wind River Taylor Sheridan passa dietro la macchina da presa e conferma di essere uno degli autori più interessanti in circolazione.

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Cinemadays

Fino al 2015, Taylor Sheridan, è un semplice attore conosciuto ai più per le apparizioni in Walker Texas Ranger, in Sons of Anarchy, in CSI ed in altre serie statunitensi con alle spalle un solo film da regista, Vile, un film horror dal basso budget. Al Festival di Cannes di quell’anno viene però presentato Sicario, splendido film diretto da Denis Villeneuve di cui firma la sceneggiatura e che rappresenta la prima opera della trilogia informale (ovvero film legati solo a livello tematico) della frontiera. Il secondo capitolo arriva l’anno successivo, nel 2016, presentato sempre a Cannes ma nella sezione Un Certain Regard, stiamo parlando di Hell or High Water per la regia di David Mackenzie che riceverà quattro candidature (tra cui Miglior Film) agli Oscar del 2017. Per l’ultima opera della sua trilogia Sheridan decide però di curare in prima persona la regia dichiarando di volersi assumere la responsabilità di eventuali successi e fallimenti legati ad un’opera estremamente personale.   È così quindi che nasce Wind River (in Italia distribuito col titolo I Segreti di Wind River) film vincitore del premio per la miglior regia nella sezione Un Certain Regard del 2017 ed ignorato dai maggiori premi solamente a causa dei legami con la Westein Company, legami che lo stesso Sheridan ha successivamente tagliato. Andiamo quindi a parlare del perchè Wind River è uno dei migliori film del 2017 e di come Taylor Sheridan sia uno degli autori emergenti più interessanti del panorama internazionale.

The Wind River Indian Reservation

In Wind River non ci troviamo nella guerra al narcotraffico ai confini tra l’Arizona ed il Messico come in Sicario e neanche nel Texas devastato dalla crisi economica bensì nel Wyoming gelido ed innevato, in una riserva indiana da cui prende il nome il film. Seguiamo le gesta di Cory (Jeremy Renner) cacciatore di predatori che mentre segue le tracce di una sua preda trova il cadavere di Natalie (Kelsey Asbille) figlia di un suo caro amico e morta a causa del gelo ma che porta i segni di una violenza sessuale. Viene comunicata immediatamente la situazione all’FBI che manda l’agente più vicino (da Las Vegas). Così facciamo la conoscenza di Jane Banner (Elizabeth Olsen) che, non conoscendo il territorio, si farà guidare da Cory nelle indagini o meglio, nella caccia. In Wind River i diversi generi che lo compongono si immedesimano perfettamente nei personaggi. Da una parte quindi abbiamo il thriller-noir non lontano da Il Silenzio degli Innocenti che vive nel personaggio di Jane, giovane donna dell’FBI in un mondo maschile e maschilista, personaggio non lontano dalla Clarice della Foster nel film di Demme. Dall’altra parte abbiamo Cory che invece racchiude perfettamente i canoni del western dolente e profondamente umano, non lontano dalle opere di Peckimpah e di Eastwood. Secondo Sheridan <<La moderna frontiera americana ci dice realmente chi siamo come popolo>> così il regista, grazie alla sua regia asciutta ed una sceneggiatura quasi perfetta, ci mostra la realtà delle riserve indiane (che conosce bene avendoci vissuto), abbandonate da Dio dove i giovani si distruggono con le droghe e dove non si vive ma si sopravvive. Gli abitanti del luogo danno la colpa proprio a ciò che hanno attorno, a quel Wind River che viene quasi personificato, l’unico che lo difende è proprio Cory sostenendo che è tutto ciò che hanno e che gli rimane, l’anima di un ieri così lontano dall’oggi.

Wind River

I’m just tired of fighting this life

Grazie alla magnifica colonna sonora firmata da Nick Cave e da Warren Ellis ed alle interpretazioni straordinarie di Jeremy Renner, di Elizabeth Olsen e di Gil Birmingham, Wind River si mostra come un’opera completa e di assoluto livello. Una grande elegia autoriale sul dolore e sulla difficoltà di vivere in certe parti del mondo. Un affresco sulla pena e sull’impossibilità di reprimerla, sull’esigenza di accettarla e farla nostra. Taylor Sheridan con Wind River ci parla di vita e di famiglie distrutte, di un mondo differente da quello in cui viviamo ma che, in realtà, è proprio qua ad un battito di ciglia da noi. La grande vena autoriale viene abilmente nascosta sotto i panni di un film di genere abilmente scritto e diretto. La scelta di mostrarci il flashback subito prima della parte finale è una mossa brillante, così come è indiscutibile l’abilità con cui vengono gestite le sequenze di tensione e quelle di azione tipicamente western. Non ci sarà però catarsi, musiche liberatorie, sprazzi di eroismo. Non è il Western degli eroi senza macchia, è il Western delle difficoltà, di chi sopravvive ma che preferirebbe morire. Un film sui luoghi e su quanto essi influiscano sulle nostre vite. Perchè come dice Cory a Jane, la fortuna esiste in città dove puoi vincere o puoi perdere ma a Wind River le possibilità sono differenti. Sopravvivi o ti arrendi, perchè i lupi non uccidono gli sfortunati, ma i più deboli.

Wind River è quindi un film che vi consigliamo caldamente e che, visto anche la presenza nei prossimi giorni dei Cinemadays, non potete proprio perdere.

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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