Trust – Il rapimento Getty: recensione ep. 1 – La casa dei Getty

È andata in onda lo scorso 28 marzo la prima puntata della serie tv targata Danny Boyle. Trust – Il rapimento Getty è visibile ogni mercoledì alle 21.15 su Sky Atlantic, canale 110 e 111 di Sky.

0
1274
Trust

La cinematografia statunitense è da sempre ossessionata da determinate storie e da determinati temi. In particolar modo quelli che colpiscono a tal punto l’opinione pubblica negli States da essere in seguito sviscerati in ogni forma. Un esempio su tutti? Il caso O. J. Simpson, citato innumerevoli volte nelle serie tv, trattato in svariati film e documentari, raccontato anche nella prima stagione di American Crime Story, andata in onda nel 2016 su FX (e in seguito in Italia su Fox Crime).

E se O. J. Simpson guadagna la medaglia d’oro per l’evento più narrato, sicuramente la medaglia d’argento va al rapimento di John Paul Getty III. Da poco infatti ne abbiamo potuto vedere l’adattamento sul grande schermo, con il film Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott: protagonisti Michelle Williams, Mark Wahlberg e Christopher Plummer (in sostituzione di Kevin Spacey, messo alla porta dalla produzione in seguito allo scandalo che lo ha colpito). Il film di Scott consiste in un thriller incentrato sul tentativo della madre di Getty di salvare il figlio dai rapitori e nella trama la figura del nonno miliardario occupa un ruolo marginale.

Cos’è che cambia nella serie Trust – Il rapimento Getty?

Il punto di vista, innanzitutto. Perché l’episodio pilota si concentra totalmente sulla figura del ricco petroliere John Paul Getty per poi analizzare il rapporto che instaura col nipote.

In secondo luogo – e qui bisogna fare un discorso a parte – cambia il nome del regista, perché ci troviamo di fronte ad una serie diretta da Danny Boyle. Che quando realizza qualcosa, sicuramente il prodotto merita attenzione anche solo per la sua presenza dietro la macchina da presa. Figuriamoci se poi ci aggiungiamo una sceneggiatura scritta da Simon Beaufoy (che con Boyle ha realizzato The Millionaire, vincitore di otto Premi Oscar nel 2009): ecco che la curiosità cresce a dismisura.

Curiosità che trova pane per i suoi denti fin dalla prima scena: un lunghissimo piano sequenza che ci presenta il lusso che è all’ordine del giorno nella dimora dei Getty, a Sutton Place. Una festa in piscina con una folla innumerabile di invitati, una camera che dall’alto segue tuffi in acqua e balli scatenati al ritmo di Money dei Pink Floyd. E poi, ancora, la fauna di volatili che viene allevata per diventare squisite pietanze. Opere d’arte che vengono acquistate al ritmo con cui noi comuni mortali acquistiamo cianfrusaglie. Maggiordomi, cuochi e donne.

Ecco, le donne, soprattutto. Perché è col gentil sesso che viene presentato in modo più specifico il delirio di onnipotenza di John Paul Getty. Dentro la casa dei Getty, infatti, non vivono solo il petroliere, la moglie e il personale, ma anche un gruppo di tre donne non meglio specificate che vanno a completare una sorta di harem. E si contendono in modo patetico le attenzioni dell’anziano, interpretato da uno straordinario Donald Sutherland, che le tratta come oggetti che vanno e vengono dalla sua stanza.

In mezzo a tutto questo lusso alternato sporadicamente col sesso, il miliardario però vive un forte dolore interiore: la mancanza di un erede. Non ha potuto trovarlo fra i suoi figli, perché tutti rappresentano, chi per un motivo e chi per un altro, una delusione. In particolar modo uno di loro, John Paul Getty Jr, reo di essersi perso in passato nel tunnel della droga. La situazione sembra trovare il proprio punto di svolta con l’arrivo a Sutton Place, quasi per caso, del nipote John Paul Getty III. Che discende proprio da quel figlio tossicodipendente che l’anziano ha ormai deciso di diseredare.

L’ingresso in scena del nipote è davvero memorabile. Impersonato da un Harris Dickinson che si rivela completamente all’altezza, Getty III giunge alla dimora seguito da commenti, risolini e vociare. In una stanza di stampo vittoriano, arredata da un quadro di Rubens fresco fresco d’acquisto, in mezzo a gente illustre vestita di tutto punto, ecco sopraggiungere un ragazzo biondo, secco secco, con indosso dei jeans a zampa d’elefante e un’improbabile t-shirt rossa con sopra disegnate delle stelline nere.

L’impersonificazione di un pesce fuor d’acqua.

Il rapporto che nasce tra nonno e nipote, paradossalmente, funziona. Perché il giovane non ha i modi di fare ossequiosi tipici della gente che ruota intorno al ricco petroliere. E poi si intende d’arte, o comunque ne è appassionato, visto che sa cosa sono i marmi di Elgin. John Paul Getty ha forse trovato il suo erede?

Nonostante la natura di questo primo episodio, non dissimile da qualunque altro pilota basato quasi esclusivamente sul set-up della narrazione e sul presentare i personaggi che vedremo, lo stimolo necessario per vedere le prossime puntate è alto. Questo, in primo luogo, grazie alla recitazione degli attori: Sutherland è ironico, meschino, viscido, furbo e triste. Tutto ciò che chiediamo di trovare, dentro e fuori, il personaggio di un miliardario. Ed è molto interessante la contrapposizione con il giovane nipote che è completamente il suo opposto: ingenuo, sorridente e superficiale.

Secondo motivo per vedere la serie? La regia non tradisce minimamente le attese. Veniamo immersi dentro il lusso sfrenato, l’apatia e il silenzio di una casa troppo vasta e troppo arredata. Una sensazione di claustrofobia impreziosita dalle inquadrature ormai divenute il marchio di fabbrica di Boyle: l’ambiente riempie l’inquadratura non nel modo più comune e utilizzato, ossia orizzontalmente, ma in diagonale. Questa particolare visuale riesce ad accentuare il senso di straniamento e di schiacciamento.

Infine, il terzo motivo, che trova un senso solo se siete molto patriottici. Arrivando a Roma ed entrando nel merito del rapimento, ben presto avremo modo di vedere all’opera anche degli attori nostrani: sono presenti nel cast sia Giuseppe Battiston che Luca Marinelli, ormai diventato sinonimo della parola “aspettative”.

Di motivi per continuare la visione di Trust – Il rapimento Getty, insomma, ce ne sono a iosa. Non resta dunque che attendere le prossime puntate.

Qui trovi la recensione del secondo episodio di Trust.

 

Sceneggiatore, nel tempo libero scrivo racconti. Credo che ogni persona abbia un universo dentro e che vada raccontato. Credo nell’empatia.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here