Ready Player One: la recensione del nuovo film di Steven Spielberg

Esce oggi, nelle sale italiane, la nuova opera di Steven Spielberg, Ready Player One. Ecco la nostra recensione dell'opera prodotta dalla Warner Bros.

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Cinemadays

È il 2010 quando ad Ernest Cline cambia radicalmente la vita. La Random House infatti decide di pubblicare il suo primo romanzo, Ready Player One. Il libro diventa immediatamente un successo enorme diventando una sorta di Bibbia (o di Silmarillion, se preferite) per una generazione intera racchiudendo, sapientemente, tutti i riferimenti possibili alla cultura pop degli anni ’80 e non solo. Una operazione che oggi forse non pare così originale visto l’abitudine all’effetto nostalgia cui veniamo sottoposti progressivamente da qualche anno a questa parte. In realtà però ci sono buone ragioni per ricondurre tutto questo movimento proprio a quel romanzo, il libro di Cline infatti ha aperto (anzi spalancato) la porta a questa ondata di occhiolini verso i nerd di tutto il mondo, mostrandone l’enorme potenziale economico. Era quindi ovvio pensare che sarebbe arrivata, prima o poi, una trasposizione cinematografica dell’opera. I diritti vennero addirittura acquistati prima della pubblicazione del libro, ad aggiudicarseli fu la Warner Bros. Ovviamente la trasposizione di un romanzo del genere non è semplice. I diritti delle centinaia di proprietà intellettuali cui si fa riferimento nell’opera hanno un costo, in più i proprietari dei suddetti vogliono garanzie sulla bontà dello sfruttamento, onde evitare veri e propri danni di immagine. L’unica strada percorribile era affidare il progetto ad un regista di rilievo che potesse fungere da vero e proprio garante. Molti nomi furono fatti. Christopher Nolan fu uno dei primi, la sua partnership con la Warner ha fatto le fortune di entrambi. Ma alla fine venne fuori la soluzione più ovvia. Steven Spielberg, chi meglio di lui. Da una parte la grande quantità di diritti che era in grado di portare in prima persona (o con una semplice telefonata), dall’altra un nome che poteva rassicurare i prestatori. Così inizia la produzione di Ready Player One: Spielberg in cabina di regia, lo stesso Cline in coppia con Zack Penn alla sceneggiatura, Kaminski (fedelissimo del regista) alla fotografia e Alan Silvestri (Ritorno al Futuro, Forrest Gump) alle musiche. Quanto segue è la nostra recensione SENZA SPOILER dell’opera. Indubbiamente dovendoci “censurare” per non rovinarvi nulla incontreremo diverse limitazioni nell’analisi di un’opera bella ed importante come Ready Player One, per questo motivo è probabile che nelle prossime settimane arrivi un approfondimento sul film e, nel particolare, su alcune sue sequenze.

Columbus – 2045

Ready Player One - Recensione

Ci troviamo a Columbus, Ohio, nel 2045. Il sovrappopolamento e l’inquinamento hanno devastato il pianeta terra, costringendo buona parte della popolazione a vivere in simil – baraccopoli che si sviluppano in verticale, quasi a voler scimmiottare i leggendari skyline statunitensi. Nell’introduzione ci viene immediatamente spiegato tutto dal protagonista, Wade Watts (Tye Sheridan), un giovane ragazzo orfano che vive con la zia in queste periferie: le persone, non trovando più alcun stimolo dalla realtà, passano la maggior parte del loro tempo all’interno di OASIS, una sorto di incrocio tra un Social Network ed un MMORPG (cioè Massive(ly) Multiplayer Online Role-Playing Game, ovvero gioco di ruolo in rete multigiocatore di massa, World of Warcraft  fa parte della categoria, per intenderci). Si entra in questa realtà virtuale grazie ad un visore, ci si muove attraverso un tapis roulant multidirezionale e si interagisce attraverso guanti e tute appositi. Il tutto, ovviamente, disponibile in varie fasce di prezzo e qualità. All’interno tutti possiedono una loro identità virtuale, un loro avatar, guadagnano denaro/crediti (attraverso deathmatch, corse o simili) bevono, si divertono, stringono amicizie, si innamorano e fanno sesso. In sostanza: si vive su OASIS. Ma non è tutto. L’inventore di tutto questo, Mr. Halliday (Mark Rylance) prima di morire ha inserito un easter egg. Una gara in cui al raggiungimento dei tre obiettivi (tre chiavi) ci si aggiudicherà l’intera proprietà di questa realtà virtuale e la conseguente ricchezza. Per poterli raggiungere si deve avere una grande conoscenza della cultura pop e della vita dello stesso Halliday. Wade, o meglio il suo alter-ego Parzival, insieme ad un gruppo di amici cercherà di aggiudicarsi la sfida scontrandosi con una potente multinazionale.

Genesi di un Instant Classic

Ready Player One - Recensione

Leggendo qua sopra la trama vi sarete immediatamente resi conto che la vera forza di Ready Player One non sta nel soggetto. L’opera è un blockbuster purissimo. Spesso però ci si dimentica che la base del cinema non si fonda sullo scritto ma sul linguaggio filmico, fatto di atmosfere, inquadrature, sequenze, montaggio, musiche. Si parla per immagini, per sensazioni, per suggestioni. E qua in questo campo Steven Spielberg ha ben pochi rivali. Il regista di Cincinnati ha diviso negli anni la sua carriera tra opere di ricostruzione storica e film che vanno ad influenzare, indelebilmente, l’immaginario collettivo e, a pochi mesi da The Post, ecco arrivare questo Ready Player One (non dissimile a quanto avvenuto nel 1993 quando uscirono a poca distanza Schindler’s List e Jurassic Park). Spielberg, allontanandosi non di poco dal romanzo originale, riesce a costruire ed a personalizzare un’opera che aveva decine di possibili rischi. Lo fa con un sapiente uso del mezzo ed un grande, sconfinato, amore verso la cultura pop e, principalmente, verso il cinema. Non fraintendete, Ready Player One trasuda riferimenti nerd, ci vorranno decine di visioni prima di riuscire a coglierli tutti, a partire dai semplici loghi fino ad arrivare a nomi di pianeti, a vetture ed a veri e propri avatar costruiti sulle fattezze di personaggi di videogiochi, di film o di fumetti. Quello che ne esce non è però una semplice sfilata di mascotte ma un’opera con un’identità propria estremamente forte, con un messaggio di fondo nitido ed importante. Dal punto di vista tecnico l’asticella viene alzata ulteriormente da qualunque cosa vista in precedenza (ovviamente rimanendo all’interno di questo tipo di produzione). Alcune sequenze (cui magari verrà dedicato un apposito approfondimento) resteranno indelebilmente nell’immaginario collettivo e nella storia della settima arte riuscendo a variare tra l’utilizzo della CGI pura fino a scomodare, in un frangente ben preciso, la classica pellicola (poi capirete). Non stiamo parlando solamente di capacità di utilizzo della macchina da presa, ma di vera e propria conoscenza ed affetto verso il Cinema (la c maiuscola non è un caso) che viene affrontato con grande rispetto e con altrettanto coraggio ed irriverenza. In particolare vi segnaliamo una sequenza nella parte centrale dove Spielberg decide (non è la prima volta) di raffrontarsi con Kubrick, lasciando lo spettatore (in particolare l’appassionato) a bocca aperta. Da sottolineare inoltre la grande atmosfera che riesce a creare Ready Player One grazie alle musiche originali di Silvestri ed all’utilizzo di alcuni brani storici degli anni ’80 (Billy Idol, Duran Duran e Van Halen in abbondanza). Indubbiamente però se non solo siete a secco di riferimenti alla cultura pop ma proprio non la sopportate allora esistono note dolenti per voi. Ready Player One è certamente un ottimo film di intrattenimento ed un opera di formazione dove vengono mostrati in netta contrapposizione il mondo dei ragazzi e la terribile realtà di quello degli adulti, è altresì uno step importante del linguaggio e della sperimentazione cinematografica ma, purtroppo per voi, non esiste scena dove non siano presenti riferimenti e chicche per i nerd e gli appassionati di tutto il mondo. In più c’è una certa complessità di OASIS e delle sue meccaniche che condizionerà la visione dei meno preparati. Il film sostanzialmente premia lo spettatore in base al suo grado di preparazione, o meglio, di passione verso un certo tipo di cultura e di arte. Nonostante questo il consiglio è di andarlo a vedere perchè la sensazione è che Ready Player One sia uno dei pochi casi di Instant Classic, uno di quei film che verranno visti e rivisti nelle decadi divenendo un’opera cardine di una generazione intera. Quello che fa più sorridere è che a realizzare un prodotto del genere sia stato un uomo di 71 anni, a dimostrazione che il cinema è, prima di tutto, di chi lo ama.

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Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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