L’Italia e i generi cinematografici: storia di un rapporto complicato

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L'Italia e i generi cinematografici: storia di un rapporto complicato

Cerchiamo di capire perché il mercato dei generi, fondamentale in altre cinematografie, viene frequentato così raramente dal nostro paese.

Sin dalla sua nascita, il cinema ha dato vita ad una produzione inarrestabile e variegata, capace di spaziare lungo un ventaglio di proposte differenti per raggiungere i gusti specifici degli spettatori. Per ovviare alla necessaria classificazione delle pellicole secondo un criterio riconoscibile e condiviso, il mondo del cinema non tardò a prendere in prestito dalla letteratura il sistema dei generi. Esso serviva a dividere i film in categorie, in modo da facilitarne la ricezione e la scelta da parte del pubblico, che poteva ora selezionare le opere in base al genere che preferiva.

Parlare di generi cinematografici vuol dire parlare di una lunga serie di categorie, ognuna delle quali con le proprie caratteristiche specifiche, facilmente distinguibili dalle altre. Un genere può essere definito grazie al tipo di storia raccontata, ma anche al modo in cui ciò viene fatto. Ad esempio un horror racconta tendenzialmente una storia che coinvolge forze sovrumane, misteriose o oscure, e molto spesso è presente un serial killer. Tuttavia questo tipo di storia, nel caso degli horror, passa attraverso uno sguardo che privilegia elementi come i luoghi bui e i jumpscare. Dunque per definire il genere c’è bisogno di un connubio di soluzioni narrative e strutturali.

L'Italia e i generi cinematografici: storia di un rapporto complicato
Un simpatico bambino con il suo triciclo

La cultura dei generi ha portato poi negli ultimi anni ad un’evoluzione necessaria degli stessi. Questo perché, se è vero che chi sceglie un film appartenente ad un determinato genere lo fa perché esso adotta un insieme di soluzioni familiari allo spettatore, è anche vero che i generi hanno bisogno di un rinnovamento continuo per mantenere quell’aspetto di novità che ne permette la sopravvivenza. Da questa tendenza sono nati i sottogeneri, che servono a differenziare in maniera ancora più precisa le varie pellicole.

Dunque, il mercato dei generi è una delle solide basi su cui si fonda il successo dell’industria hollywoodiana e non solo. E allora, se i generi sono così importanti nel cinema, perché in Italia fanno fatica a svilupparsi? I motivi sono vari, e non sarebbe nemmeno corretto dire che in Italia non c’è una vera e propria cultura dei generi, tuttavia le pellicole con produzioni italiane che affrontano un genere che non sia la commedia sono rare, e salvo alcune eccezioni, hanno scarso successo.

Il primo motivo è da ricercarsi nel costo della realizzazione di pellicole appartenenti a determinati generi. Un film di fantascienza, così come un fantasy, un film storico o infine uno d’azione richiedono un investimento notevole che difficilmente viene coperto dagli incassi. Infatti i nostri produttori non dispongono dei fondi sufficienti per realizzare un film in grado di competere con le mega-produzioni hollywoodiane, e il confronto al botteghino con i grandi blockbuster a cadenza settimanale sarebbe una sconfitta quasi sicura. Per fare un esempio, la trilogia di Smetto Quando Voglio aveva un’ottima componente action, soprattutto nel secondo capitolo, ma per attirare più spettatori si è ben pensato di inserirla su un forte impianto da commedia.

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La scena del treno in Smetto Quando Voglio – Masterclass è una delle migliori scene d’azione del cinema italiano degli ultimi anni.

Ed è qui che arriviamo al secondo dei punti in questione, e cioè la dipendenza della cinematografia italiana da un genere che sembra pervadere la maggior parte delle pellicole di successo realizzate nel nostro paese: la commedia. Il successo della commedia all’italiana degli anni ’60 ha tracciato un solco profondo nel nostro paese, per cui si è cercato, negli anni successivi, di tornare a quell’epoca d’oro, senza riuscire tuttavia a replicare il sostrato di amarezza cinica che la contraddistinse.

Se il pubblico più giovane, cresciuto sotto la internet culture, e dunque aperto alle influenze degli altri paesi, ha sviluppato un gusto più attento verso i generi, soprattutto horror e fantascienza/fantasy; quello adulto continua a privilegiare le commedie. La prova è che il primo posto del Box Office viene spesso occupato da commedie italiane, quando in sala ci sono magari film che in altri paesi stanno distruggendo record di incassi. Con un genere di sicuro successo come la commedia che continua a macinare incassi, è chiaro che la scelta di investire su generi diversi venga poco praticata, e solamente da quei cineasti più coraggiosi che vogliono guadagnare notorietà all’estero.

Eppure il nostro paese era stato in grado di sviluppare dei generi autonomi che non hanno avuto eguali in nessun’altra nazione, e che venivano apprezzati in tutto il mondo. Oltre alla summenzionata commedia all’italiana infatti, anche la commedia sexy, il giallo all’italiana e soprattutto lo spaghetti western ebbero un successo incredibile, trovando sostenitori ed imitatori a livello globale. In più, il cinema di genere e i B-movie costruirono una solida base che recentemente è stata riscoperta, esaltandone l’originalità e la capacità di realizzare un ottimo film nonostante il budget limitato.

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Un frame tratto da Sei Donne per l’Assassino di Mario Bava, un film fondamentale per il cinema di genere italiano

Ed è proprio questa la base da cui bisogna ripartire, grazie ad una nuova generazione di registi e produttori con un duplice sguardo: da una parte verso l’America, dall’altra verso il cinema di genere italiano. Un lato positivo infatti c’è, ed è proprio l’aumento del numero di film che si rivolgono al mercato dei generi in modo coraggioso negli ultimi anni. Non solo Lo Chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il Vento o Suburra, nel nostro paese si comincia a lavorare allontanandosi dalla commedia (almeno in parte).

Da questo punto di vista, i David di Donatello di quest’anno (al di là della discutibile cerimonia di premiazione) hanno dato un segnale importante. Il musical Ammore e Malavita, il film d’animazione Gatta Cenerentola, il dramma d’ispirazione neorealista A Ciambra, il road movie Nico, 1988 e infine il dramma profondo di La Tenerezza. I cinque candidati a miglior film provengono tutti da generi diversi e sono l’espressione di un cambiamento in atto. Il cinema italiano non è neanche lontanamente vicino ai suoi anni d’oro, questo è vero, ma è vero anche che è ancora presto per decretare la sua morte.

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Studente di Cinema. Faccio molte cose come fotografare, scrivere e bere ma non me ne riesce bene nessuna. Forse l’ultima un pò meglio delle altre.

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