L’assassinio di Gianni Versace: recensione ep. 8 – Ricordi d’infanzia

Arrivati al penultimo episodio de L'assassinio di Gianni Versace vediamo a che punto siamo arrivati nel percorso di Gianni e del suo assassino Andrew.

0
775
assassinio di Gianni Versace

Creator/Destroyer, terribilmente tradotto in Italia con uno scialbo Ricordi d’infanzia, crea una vera e propria Origin Story del suo Villain. Una sorta di The Killing Joke, opera non canonica di Alan Moore sulle origini del Joker, all’interno de L’assassinio di Gianni Versace. Il tutto viene fatto con grande maestria a partire dalla penna di Tom Rob Smith, passando per l’ottimo esordio alla regia della star di White Collar Matt Bomer, fino ad arrivare all’ennesima prova straordinaria di Darren Criss, per il quale ormai gli aggettivi sono definitivamente terminati.

Calabria, 1957 – Creator

I primi minuti dell’episodio ci trasportano in una Calabria degli anni ’50. Indubbiamente il pubblico italiano, soprattutto quello che guarda la serie in lingua originale, troverà questa parte abbastanza ridicola: dialoghi in inglese, patinatura effetto seppia della fotografia, sapore da spot pubblicitario. Il tutto però appare estremamente propedeutico all’interno della narrazione dell’episodio. Ci viene mostrato infatti un piccolo Gianni deriso a scuola ma amato a casa, luogo in cui si appassiona al lavoro della madre (sarta) e nel quale inizia ad imparare il mestiere. I brevi dialoghi con la madre, pur avendo una minima parvenza di artificiosa retorica, sono anch’essi estremamente comprensibili ma soprattutto funzionali per raggiungere l’effetto finale sperato. A Gianni viene infatti insegnato come i sogni sia giusto averli, ma che essi diventano realizzabili esclusivamente con l’ostentazione ed il duro, anzi durissimo, lavoro. Tom Rob Smith e Matt Bomer mettono in scena quindi la nascita del nostro “eroe”, o meglio del nostro Creator,  ed il conseguente termine di paragone che perdurerà per l’intera durata dell’episodio in poco più di cinque minuti. Non in modo elegante forse ma sicuramente efficiente e senza perdere quel tono puramente melodrammatico che permette di legarlo all’intera serie.

Assassinio di Gianni Versace

California, 1980 – Destroyer

Il resto dell’episodio costituisce perfettamente l’origin story dell’altro lato della medaglia de L’assassinio di Gianni Versace, quella legata al nostro villain, quella di Andrew. Ci viene mostrata l’infanzia del personaggio attraverso i suoi stessi occhi. Riusciamo quindi a vedere il rapporto che ha avuto con la sua famiglia e principalmente quello col padre, il vero co-protagonista dell’episodio. Infatti se fino allo scorso episodio potevamo ricondurre le difficoltà ed i problemi di Andrew all’instabilità mentale della madre, con questo ottavo episodio abbiamo finalmente un quadro completo della situazione. Modesto Cunanan (Jon Jon Briones) indottrina il figlio fin dalla tenera età. Partendo dal ritenerlo speciale e superiore agli altri fratelli a prescindere da tutto senza che debba dimostrare nulla in qualche modo, gli parla del “sapersi inserire” o meglio del “sapersi vendere” come del requisito più importante e sul quale basare la sua intera esistenza. Sotto questo punto di vista è splendida la rappresentazione dei due colloqui, il padre per il posto di lavoro ed il figlio per l’ingresso nella scuola privata, con un montaggio alternato dalla regia e dal timing perfetto. Ad influire sulla mente del giovane Andrew non è però “solamente” il lavaggio del cervello perpetrato dal padre. Viene  mostrato anche un modo di coccolare e viziare il bambino estremamente disturbante, tanto dallo sfociare poi nella vera e propria molestia. Senza poi ovviamente dimenticare il trattamento violento che Modesto riserva alla moglie sotto gli occhi del piccolo Andrew. Ma il vero culmine di questo arco risiede nella caduta del castello di carta costruito dal padre che, accusato ed inseguito per frode dall’FBI, decide di fuggire con il poco rimasto a Manila e di lasciare in rovina la sua famiglia. Andrew, che non vuole credere alla caduta del suo mito, decide di raggiungerlo per chiedere spiegazioni, per dimostrare che il padre ha sempre avuto un piano e che lui ne era parte integrante. Ed è esattamente nella baracca a Manila in cui risiede Modesto che si compie la trasformazione di Andrew, precisamente alla frase di Modesto “non si può arrivare in America e partire dal niente“, muore il ragazzo e nasce il destroyer della nostra storia.

Questo ottavo episodio de L’assassinio di Gianni Versace racchiude tutti i pregi di questa serie. Una costruzione melodrammatica intelligente che mostra come il male non nasca mai dal caso ma da una serie di eventi che trovano la loro sede nei nuclei portanti della società: nella famiglia, nella scuola, nelle amicizie, nel lavoro e, non di meno, nella società stessa. Tom Rob Smith ci ha regalato una perfetta anticamera di quello che sarà il finale e dimostrando come si può rappresentare la nascita di un personaggio senza eccessivi pietismi, con grande capacità ed intelligenza.

Ora non ci rimane che aspettare il finale de L’assassinio di Gianni Versace che andrà in onda su Fox Crime, canale 116 di Sky, e che sarà disponibile On Demand e su Now Tv. Ovviamente appuntamento a Lunedì prossimo qua su Ciakclub per il commento all’episodio ed all’intera stagione.

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here