Festival di Berlino: i Grandi Vincitori Passati

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Un viaggio a ritroso nel tempo per ripercorrere le tappe più significative del Festival di Berlino, uno dei più importanti eventi cinematografici dell’anno.

Siamo al culmine della 68ª edizione: la giuria presieduta dal regista Tom Tykwer decreterà il nuovo vincitore del prestigioso Orso d’oro. Ma cos’è veramente il Festival di Berlino, e perché è così importante?

Un festival cinematografico è una manifestazione culturale a cadenza annuale dedicata alla presentazione di film tendenzialmente inediti. La tipologia più celebre è quella a concorso, caratterizzata da:

  • una rigida selezione dei film da presentare, aperta sia a registi novizi sia a nomi già affermati;
  • (almeno) una sezione di film in gara fra loro, con premi assegnati a fine manifestazione da parte di una giuria specifica per ogni edizione.

A spiccare per prestigio tra i festival a concorso sono i cosiddetti “Big three“: Berlino, Cannes e Venezia. Sono infatti universalmente riconosciuti come gli eventi più importanti dell’anno della settima arte: possiedono una elevata rilevanza culturale, sono opportunità di visibilità e di contatti lavorativi per lo star system e sono luoghi di ritrovo della critica cinematografica più prestigiosa del mondo. Non per ultimo, rappresentano il principale punto di incontro fra le produzioni europee, asiatiche, hollywoodiane e indipendenti.

Il Festival di Berlino si è svolto nella capitale tedesca ogni anno a partire dal 1951. Nonostante sia più giovane di Venezia e di Cannes, si è comunque imposto come la più grande manifestazione cinematografica del mondo: essendo aperto al pubblico, attira ogni anno più di 300 mila visitatori, di cui 4000 giornalisti. Il premio più importante è l’Orso d’oro: assegnato da una Giuria specifica per ogni edizione, viene consegnato al miglior film della principale sezione in gara, il Concorso.

L’Orso d’oro è, a pari merito con Palma d’oro, Leone d’oro e Oscar al miglior film, il più influente riconoscimento cinematografico. In settant’anni di Festival di Berlino la statuetta è stata consegnata sei volte a un regista italiano: Michelangelo Antonioni, Gian Luigi Polidoro, Vittorio De Sica, Pier Paolo Pasolini, Marco Ferreri, i fratelli Taviani e Gianfranco Rosi. Molti dei film che hanno ricevuto tale premio sono passati alla Storia del cinema e sono a tutt’oggi ricordati come dei capolavori. Di seguito i vincitori più celebri:

 

1953. “Vite vendute” – Henri-Georges Clouzot, Francia

3ª edizione del Festival di Berlino

Festival di Berlino 1953

In uno squallido villaggio sudamericano, quattro miseri uomini – tra cui Yves Montand – vengono assunti da una compagnia petrolifera statunitense per intraprendere un viaggio rischioso: trasportare un carico di nitro-glicerina presso un enorme pozzo di petrolio. Definito dalla grande critica cinematografica Pauline Kael Uno scioccante thriller esistenziale, in cui la violenza è usata per forzare una visione della condizione umana”, Vite Vendute è un caposaldo del cinema di tensione, principale ragione per cui Clouzot è stato soprannominato l'”Hitchcock francese”. Vincitore anche a Cannes, rimane a tutt’oggi l’unico film della storia ad aver trionfato in più di uno dei tre Grandi Festival.

 

1957. “La parola ai giurati” – Sidney Lumet, USA

7ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 1957

Il grande Lumet al suo lungometraggio film vince il Festival di Berlino e scrive la storia di Hollywood, con un film diventato cardine del Cinema narrativo classico. I “Dodici uomini arrabbiati” (come il titolo della pièce televisiva da cui è tratto il film) sono i membri di una giuria intenta a decidere le sorti di un ragazzo diciottenne: potrà essere scagionato per ragionevole dubbio o dovrà essere condannato a morte. I giurati sono gli unici personaggi presenti nel film, ambientato in un unico set (l’aula di riunione) e lungo l’arco di un unico pomeriggio. La sceneggiatura è interamente basata sulle dinamiche dialettiche dei dodici uomini ed esplora il complesso processo che si cela dietro al consenso e alla risoluzione delle dispute.

 

1958. “Il posto delle fragole” – Ingmar Bergman, Svezia

8ª edizione del Festival di Berlino

Festival di berlino 1958

Universalmente riconosciuto come uno dei film più importanti di sempre, Il posto delle fragole è incentrato sulle meditazioni di un vecchio medico intento a tirare le somme sulla propria vita. Il protagonista, incontrando un allegro gruppo di giovani, avverte nei loro confronti un doloroso contrasto. Realizza infatti di essere profondamente solo e giunge a identificare come causa di ciò l’egoismo che ha sempre distinto la propria esistenza. L’attenzione di Bergman è totalmente indirizzata ai concetti di empatia e di rimpianto per le occasioni perse, esplorati a livello archetipale.

 

1961. “La notte” – Michelangelo Antonioni, Italia

11ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 1961

Il maestro Antonioni è il primo italiano a ottenere il massimo riconoscimento del Festival di Berlino. Una coppia in crisi nella Milano del boom economico è l’emblema della solitudine che ingabbia ogni individuo e che nessuna relazione è in grado di sovrastare. Il film, ispirato alla filosofia di Camus, affronta in chiave esistenzialista il tema della difficoltà a comunicare e l’incapacità di essere soddisfatti. Il vero antagonista de La notte è il concetto di abitudine, prima causa del disagio esistenziale dei protagonisti. Con Marcello Mastroianni e Monica Vitti, è tra i film preferiti di Stanley Kubrick.

 

1965. “Agente Lemmy Caution: missione Alphaville” – Jean-Luc Godard, Francia

15ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 1965

Il genere noir è arricchito da componenti fantascientifiche e satiriche in questa opera particolarissima di Godard, quasi un esperimento per il grande regista francese. In un futuro distopico il detective Caution viene spedito per una serie di missioni ad Alphaville, capitale di un’altra galassia. La metropoli è in realtà pienamente controllata da Alpha 60, un computer gigante che ha abrogato i concetti di amore, poesia ed emozione. Alphaville, che scenograficamente richiama la Parigi contemporanea di allora, è condannata a una dittatura di pura logica e razionalità.

 

1971. “Il giardino dei Finzi Contini” – Vittorio De Sica, Italia

21ª edizione del Festival di Berlino

Festival di Berlino 1971

Diretto dal grande De Sica, il 21° Orso d’oro è uno dei più celebri film antirazzisti di tutto il Novecento. E’ tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani, fra i primi successi letterari a raccontare le leggi razziali del ’38. Anche se lo scrittore ripudiò alcune scelte di sceneggiatura, come l’arricchimento sentimentale della trama, il film fu un successo internazionale e vinse l’Oscar alla miglior produzione straniera. Il lungometraggio ruota attorno al giardino di un’aristocratica famiglia ebraica di Ferrara, luogo d’incontro prediletto di un gruppo di amici. La genuinità delle loro relazioni quotidiane è posta in contrasto con la terribile realtà che iniziava a delinearsi al fuori della villa: le leggi dell’odio.

 

1972. “I racconti di Canterbury” – Pier Paolo Pasolini, Italia

22ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 1972

A distanza di soltanto un anno dalla vittoria di De Sica, l’Orso d’oro torna in mani italiane: a vincere il Festival è Pasolini. Il regista è anche l’interprete di Geoffrey Chaucer, l’autore dell’omonima opera letteraria datata XIV secolo da cui è tratto il film. I racconti di Canterbury è una raccolta di otto novelle medievali, talvolta grottesche e slapstick, incentrate su due temi ricorrenti: il sesso e la morte. I personaggi del film sono assai numerosi e fra gli altri includono il Diavolo, una stravagante matrona, la Morte, un giullare e un avido frate. Lo stile politicamente scorretto e antiperbenista tipico del regista gli costò un rinvio a giudizio per oscenità e portò il film a essere ampiamente censurato. Ennio Morricone, nel comporre la colonna sonora, si è ispirato alle canzoni popolari dell’Inghilterra medievale.

 

1989. “Rain Man – L’uomo della pioggia” – Barry Levinson, USA

39ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 1989

La vita di un uomo (Tom Cruise) cambia radicalmente quando scopre che il padre ha lasciato tutta l’eredità a un fratello di cui ignorava l’esistenza. Interpretato da Dustin Hoffman, il nuovo parente è in realtà rinchiuso in un istituto psichiatrico in quanto sofferente di autismo. Il loro ricongiungimento, spinto all’inizio dagli interessi egoisti del protagonista, sarà l’occasione di confronto con una realtà complessa. Rain Man ha vinto l’Oscar al miglior film ed è stato uno sbalorditivo successo di pubblico, stabilendo il record americano di incassi dell’anno.

 

1996. “Ragione e sentimento” – Ang Lee, USA

46ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 1996

Tratto dall’omonimo romanzo di Jane Austen, è ricordato soprattutto per la straordinaria storia della sua pre-produzione. Emma Thomson nei primi anni novanta era un’attrice affermata, già vincitrice di un Oscar. Le venne commissionato un compito estremamente difficile: scrivere l’adattamento cinematografico di uno dei più grandi capisaldi della letteratura inglese. Il rischio fu notevole non solo per la portata dell’opera da adattare, ma anche perché la Thomson non aveva mai redatto una sceneggiatura in vita sua. A causa dei timori legati alla sua inesperienza fu difficile trovare una casa di produzione disposta a finanziare il progetto, fin quando la Columbia non decise di assumersi il rischio.

Il film si rivelò un successo di critica e pubblico e la principale causa fu identificata proprio nell’adattamento, estremamente affine allo stile arguto della Austen. La Thomson arrivò addirittura a vincere l’Oscar alla miglior sceneggiatura e divenne così un esempio vivente di versatilità artistica. Il cast comprende, oltre alla stessa Thomson, anche Kate Winslet, Alan Rickman e Hugh Grant.

 

1999. “La sottile linea rossa” – Terrence Malick, USA

49ª edizione del Festival di Berlino

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E’ la Seconda Guerra Mondiale il soggetto del terzo film di Malick, a un’incredibile distanza di vent’anni dal suo precedente lavoro. L’atmosfera poetica tipica delle opere del regista prende vita anche grazie alla colonna sonora di Hans Zimmer e alla fotografia tesa ad esaltare al massimo il ruolo della natura nella vicenda. Nel film, fra gli altri, recitano Sean Penn, Adrien Brody, Jared Leto, John Travolta e George Clooney. Il cast corale interpreta truppe, colonnelli e militari americani dei più svariati gradi durante la Campagna di Guadalcanal (Isole Salomone), condotta contro i giapponesi.

 

2000. “Magnolia” – Paul Thomas Anderson, USA

50ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 2000

Su quanti aspetti della nostra vita possiamo dire di avere pieno controllo? Nove storie incentrate su altrettanti personaggi si susseguono e si intrecciano nell’arco di una giornata a Los Angeles. Fra i protagonisti vi sono la depressa moglie di un malato terminale (Julianne Moore), un life coach che insegna a rimorchiare (Tom Cruise) e un infermiere dal cuore d’oro (Philip Seymour Hoffman). I personaggi, seppur molto diversi, sono in realtà connessi l’un l’altro e si ritrovano tutti faccia a faccia con la propria esistenza. Scoprono infatti la grande influenza che il proprio passato – spesso nella forma di un genitore – continua a esercitare sulle loro azioni. Magnolia, grande metafora della vita secondo Anderson, esamina la misteriosa componente nascosta e irrazionale che regola l’esistenza di ognuno.

 

2002. “La città incantata” – Hayao Miyazaki, Giappone

52ª edizione del Festival di Berlino

Festival di berlino 2002

L’avventura di una ragazza in un mondo di spiriti è in realtà una grande metafora della sua formazione. Spesso considerato come il film d’animazione migliore di tutti i tempi, La città incantata è un emozionante viaggio in un universo puramente simbolico. Fra i temi toccati vi sono la maturazione individuale, l’impossibilità di separare completamente il bene dal male e il rispetto per la natura.

 

2011. “Una separazione” – Asghar Farhadi, Iran

61ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 2011

E’ il film che ha segnato la rinascita del cinema persiano, consacrandolo a una nuova stagione di riconoscimenti internazionali. Una famiglia borghese dell’Iran contemporaneo deve affrontare il dramma di una separazione difficile e a farne le spese è soprattutto la figlia. Alle dispute egoistiche della coppia si aggiungono i problemi legati all’anziano nonno, da tempo malato di Alzheimer. Una separazione si è anche aggiudicato l’Oscar al miglior film straniero ed entrambi gli Orsi d’argento alla recitazione, sia maschile sia femminile, eccezionalmente assegnati all’intero cast.

 

2016. “Fuocoammare” – Gianfranco Rosi, Italia

66ª edizione del Festival di Berlino

festival di berlino 2016

“Nella vita è rischioso non rischiare, perché la vita stessa è un rischio… Siamo andati in mare e non siamo morti.”

Il vincitore del Festival di Berlino 2016 è l’ultimo successo di critica interazione per il cinema italiano. Diretto da Rosi, già Leone d’oro, è un documentario dedicato agli abitanti di LampedusaFuocoammare contrappone l’esperienza dei migranti che attraversano il Mediterraneo alla vita quotidiana degli isolani, fra cui un pescatore dodicenne e il medico responsabile del poliambulatorio locale.

 

Questo e altri approfondimenti nella sezione Focus di Ciakclub.it.

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