L’assassinio di Gianni Versace: recensione ep. 5 – Coming Out

Con il quinto episodio intitolato Coming Out, L'assassinio di Gianni Versace prosegue con la sua analisi sull'ostracismo sociale verso gli omosessuali.

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Assassinio di Gianni Versace

In lingua originale, questo quinto episodio de L’assassinio di Gianni Versace, si chiama  Don’t Ask, Don’t Tell, termine con cui comunemente ci si riferisce alla linea politica degli Stati Uniti d’America tra il 1993 e il 2010, in merito alla questione dell’orientamento sessuale dei membri del servizio militare. In italiano è stato invece utilizzato Coming Out, letteralmente “uscire allo scoperto” e se da una parte si perde la potenza della traduzione originale, più significativa però per il pubblico statunitense, dall’altra descrive perfettamente il nucleo portante dell’episodio. Stiamo parlando della dichiarazione di omosessualità di Gianni Versace e di Jeff Trail, rispettivamente ultima e prima vittima di Andrew Cunanan, che con le specifiche differenze descrive al meglio il lavoro di analisi sociale che sta portando avanti questa seconda stagione di American Crime Story attraverso quello che abbiamo imparato a riconoscere come il mezzo chiave degli autori: i parallelismi.

“Un marchio non può essere più coraggioso del suo creatore”

L’episodio si apre con un’accesa discussione interna alla famiglia Versace. Vediamo infatti Donatella chiedere spiegazioni sulla notizia di un’intervista rilasciata da Gianni a The Advocate nella quale lo stilista dichiarava apertamente la sua omosessualità, ricordiamo che Versace è stato uno dei primi nel mondo della moda a farlo. Il personaggio di Edgar Ramirez rivendica con forza il suo comportamento sottolineando che, dopo essere sopravvissuto alla malattia, sente la necessità di vivere senza più nascondersi. Significativa anche la frase di Antonio (Ricky Martin), compagno dello stilista, “sono tredici anni che vengo scambiato per l’assistente di Gianni” a testimonianza di un’assurda condizione in cui si deve oscurare e nascondere la propria natura.

assassinio di Gianni Versace - recensione ep 5

Nascondere l’innocenza

Ma il focus di questa puntata è sulla prima vittima di Andrew Cunanan, Jeff Trail (Finn Wittrock). Non è un caso che a dirigere l’episodio sia stato Daniel Minahan, già regista del precedente La Casa sul Lago (dietro la macchina da presa anche per il finale di stagione) con il quale si congiunge perfettamente nel finale. Jeff è un veterano della marina che un giorno, impedendo il massacro di un ragazzo che stava avvenendo proprio a causa della sua omosessualità, attrae il sospetto dei propri superiori su di lui. Da qui inizia un percorso che ci porta a scavare ed a scoprire il trattamento riservato agli omosessuali all’interno dell’esercito statunitense e della legge don’t ask, don’t tell, che ricordiamo essere stata abrogata solo nel 2011 durante l’amministrazione Obama. Jeff, dopo aver tentato inutilmente il suicidio, decide poi di rilasciare una testimonianza alla trasmissione 48 ore durante un segmento dedicato alla condizione degli omosessuali nelle file dell’esercito. La scena dedicata a questa “intervista” è di una potenza straordinaria. Il modo in cui viene rappresentato Jeff, col viso nella penombra e la voce mascherata simile ad un criminale, mentre si pente di aver salvato una vita condizionando così la sua, descrive perfettamente ed in modo tragico la condizione abominevole di una società malata e assolutamente disumana. L’assassinio di Gianni Versace dimostra, qui più che mai,  di avere come obiettivo conclamato quello di esprimersi sulle condizioni sociali degli omosessuali e lo fa arrivando a mettere in secondo piano i suoi due protagonisti, Gianni e Andrew, pur di approfondire l’argomento.

assassinio di Gianni Versace

Storie di Sopravvissuti

La vera forza dell’episodio sta però nel mettere a confronto, attraverso il montaggio parallelo, la dichiarazione di Jeff con quello di Gianni. Storie di sopravvissuti (uno dal suicidio, l’altro dalla malattia) che si intrecciano marcando le differenze di trattamento nei loro confronti. Da una parte Jeff, relegato nell’ombra mentre rinnega un vero e proprio atto di eroismo all’interno di un clima di vergogna imposto dal contesto della società in cui vive. Dall’altra Gianni che finalmente si toglie un peso presentando Antonio, a sé stesso ed al mondo, come l’amato compagno della sua vita. La posizione privilegiata donata esclusivamente da fama e denaro sottolineata dalla messa in scena, dalle differenze degli ambienti (squallido motel uno, lussuoso albergo l’altro), il tutto utilizzato per andare a descrivere l’ipocrisia di una società che rivendica valori morali mentre nega l’umanità stessa.

Se dopo il primo episodio avevamo il grande dubbio sui possibili risvolti sociali e sullo spazio che questi avrebbero avuto all’interno de L’assassinio di Gianni Versace, arrivati al quinto episodio queste perplessità hanno cessato di esistere. Lo show ha un’idea ben chiara ed è quella di portare alla luce l’ipocrisia presente negli USA (e non) sul tema dell’omosessualità attraverso la descrizione ed i parallelismi tra la famiglia Versace e le altre vittime con il filo conduttore rappresentato da Andrew Cunanan. La strada intrapresa è quella del melodramma e non quella del film di denuncia, ma lo sfondo politico-sociale e la potenza con cui viene portato avanti questo percorso sono risultano comunque efficaci e chiari.

Appuntamento a Lunedì prossimo con la recensione di Descent, sesto episodio de L’assassinio di Gianni Versace, qua su Ciakclub

 

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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