La Donna che Canta (Incendies), la recensione del film di Denis Villeneuve

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2018
La Donna che Canta (Incendies), la recensione del film di Denis Villeneuve

La Recensione di La Donna che Canta (Incendies), con cui Villeneuve si è fatto conoscere dal mondo ed è stato riconosciuto come Autore. 

Parlare di Denis Villeneuve oggi, vuol dire parlare di uno di quei cineasti contemporanei in grado di entrare nella ristretta cerchia di quelli che possiamo definire Autori con la A maiuscola. Ma soprattutto, significa parlare di un regista che, come pochi altri, ha saputo conciliare una messa in scena e un tempo da cinema d’autore con le logiche produttive del cinema commerciale.

Sicario, Arrival e l’ultimo Blade Runner 2049 sono film che hanno avuto un’ampia circolazione, lontani da quel cinema di nicchia che, seppur molto apprezzato, ha una distribuzione limitata. Eppure è impossibile sostenere che essi siano film dall’estetica generica e facilmente apprezzabile. I tempi dilatati, le atmosfere rarefatte, la regia estremamente composta e le tematiche complesse ne fanno opere non adatte al grande pubblico.

La Donna che Canta (Incendies), la recensione del film di Denis Villeneuve

Villeneuve non si è mai piegato completamente alle logiche hollywoodiane, ed è comunque uno dei registi moderni più importanti ed amati, una cosa non da tutti. Il suo percorso è stato però complicato, e prima di Prisoners, sua prima grande produzione americana, ha lavorato molto per farsi conoscere a livello mondiale. In questo ha sicuramente aiutato La Donna che Canta, opera di produzione franco/canadese nominata all’Oscar come Miglior Film Straniero nel 2011.

Incendies (questo il titolo in lingua originale), è un film straordinario, in cui l’abile regia di Villeneuve è coadiuvata da una sceneggiatura notevole e da un realismo da festival. Un prodotto atipico ed affascinante, da riscoprire (grazie anche a Netflix che lo ha aggiunto al suo catalogo) per capire meglio l’estetica del regista.

Il film racconta la storia di due fratelli gemelli: Jeanne (Mélissa Désormeaux-Poulin) e Simon Marwan (Maxim Gaudette), che dopo la morte della madre Nawal (Lubna Azabal), si mettono alla ricerca del padre e del fratello scomparso secondo le richieste espresse dalla madre nel suo testamento. Quest’ultima ha lasciato ai figli due lettere da consegnare, una al padre ed una al fratello. Perciò Jeanne, a cui si unisce Simon dopo vari tentennamenti, e il notaio della famiglia Jean Lebel (Rémy Girard), iniziano un viaggio in un Libano appena uscito da una sanguinosa guerra civile per scoprire la verità.

La Donna che Canta (Incendies), la recensione del film di Denis Villeneuve

La sceneggiatura è il punto di forza della pellicola. Narrativamente (e visivamente) divisa fra un presente ambiguo e misterioso, ed un passato che si svela davanti ai nostri occhi lentamente. La ricerca di Jeanne e Simon diventa anche la nostra ricerca, le scene si susseguono alternandosi fra due temporalità diverse senza mai farci perdere la strada. Ed è per questo che il colpo di scena finale è così sconvolgente, diretto, violento. Villeneuve ci fa correre verso un traguardo che da lontano sembra attraente, salvo poi rivelarci che più ci avviciniamo e più esso diventa tremendo, senza lasciarci la possibilità di fuggire.

Presente e passato non sono solo i due tempi presenti nella pellicola, ma anche le due fonti d’ispirazione per La Donna che Canta. Da una parte la tragedia greca di derivazione familiare, dall’altra i conflitti in Medio Oriente e la guerra civile libanese. Attingendo a due fonti così lontane nel tempo, Villeneuve suggerisce un confronto fra le fosche trame della tragedia e gli orrori della guerra moderna. La condizione dell’uomo sembra immutata, sempre soggetta alla violenza e al soddisfacimento delle più oscure pulsioni, incurante delle conseguenze. Una situazione in cui l’amore per i parenti viene sopraffatto, ma non del tutto.

La Donna che Canta (Incendies), la recensione del film di Denis Villeneuve

Nel loro viaggio verso la verità i due gemelli imparano il valore della comprensione e del perdono. Il rancore provato per anni verso la madre lascia spazio all’affetto nel momento in cui capiscono le difficoltà superate da quest’ultima. Denis Villeneuve è un regista molto attento all’analisi dei personaggi, e soprattutto di come essi reagiscano inseriti in contesti di difficoltà estrema. La guerra civile è importante, ed è rappresentata in maniera cruda e cinica, senza mai cedere a facili pietismi. Ciò nonostante essa è secondaria rispetto all’umanesimo che interessa al regista: l’attenzione principale è per i volti, le emozioni e le reazioni dei personaggi.

La Donna che Canta allora è un’opera che parla dell’essere umano e delle sue pulsioni, visto attraverso l’occhio distaccato di una regia formalmente impeccabile che disturba per la sua oggettività. Un film duro e di difficile assimilazione per le tematiche trattate, il cui messaggio però è da non sottovalutare.

Leggi la nostra recensione di Blade Runner 2049

Studente di Cinema. Faccio molte cose come fotografare, scrivere e bere ma non me ne riesce bene nessuna. Forse l’ultima un pò meglio delle altre.

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