Morta suicida Jill Messick, ex dirigente Miramax coinvolta nello scandalo Weinstein

La donna, che soffriva di disturbi mentali, era stata accusata da Rose McGowan di non averla sostenuta dopo le violenze subite da Weinstein.

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Messick

Jill Messick, ex dirigente Miramax ed ex agente di Rose McGowan, si è suicidata mercoledì scorso dopo essere stata coinvolta nello scandalo Weinstein. La donna, di 50 anni, soffriva di depressione e disturbo bipolare della personalità, e le notizie uscite su di lei nelle ultime settimane avrebbero dato il colpo di grazia alla sua psiche.

McGowan è una delle tante attrici che ha accusato Weinstein di violenza. L’uomo l’avrebbe costretta a un rapporto non consensuale nel 1997, durante il Sundance Film Festival. All’epoca dei fatti McGowan era seguita proprio da Messick, che però è stata accusata dall’attrice di non averle dato il supporto necessario, e Weinstein per difendersi dall’accusa della donna era ricorso proprio a una email privata di Messick, in cui quest’ultima affermava che il rapporto che i due avevano avuto era consensuale.

Weinstein McGowan

In un comunicato, la famiglia di Jill Messick ha dichiarato che i media hanno sempre riportato informazioni false o parziali, facendo emergere un ritratto della donna che non corrispondeva alla realtà dei fatti. Secondo i suoi famigliari, infatti, Messick aveva per prima difeso McGowan: secondo la loro versione, McGowan non aveva mai parlato di stupro, ma Messick avrebbe comunque riportato gli eventi ai dirigenti della Miramax. Avrebbe poi scelto di non difendersi dalle accuse rivolte a lei per non danneggiare il movimento di protesta, che riteneva giusto.

«Jill è vittima di questa nuova cultura che permette la condivisione illimitata di informazioni e la propensione ad accettare qualunque dichiarazione come veritiera. La velocità con la quale certe notizie si sono diffuse hanno portato a distruggere la reputazione di Jill, qualcosa che lei non poteva né voleva combattere. È diventata un danno collaterale in una storia che era già terrificante», si legge nel comunicato.

Qualunque sia la verità, cosa che non può essere stabilita su internet, la vicenda Weinstein assume tratti sempre più drammatici.

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