The Walking Dead: il declino di un successo

La serie tv AMC The Walking Dead, sta subendo nelle ultime stagioni, un drastico calo di spettatori e d'interesse. L'enorme successo iniziale sembra trovarsi al capolinea.

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The Walking Dead

Viviamo ormai in un contesto dove certamente la scelta di prodotti audiovisivi è alquanto vasta e variegata. L’importanza specialmente data alla serie tv, non ha visto eguali rispetto agli altri anni, complice il grande successo delle rinomate piattaforme di streaming online. Ma se volessimo guardarci indietro, potremmo affermare all’unanimità che la narrazione seriale ha sempre avuto un ruolo dominate per lo spettatore attivo. Questo non vuole far declassare l’importanza del prodotto cinematografico, dove la sua aurea fascinatoria e imponente è ancora lontana dal poter essere considerata persa, però non comporta il poter pensare alla serie tv come prodotto di serie b. Di nomi ne potremmo fare a bizzeffe, da Twin Peaks a X-Files, da I Soprano a Lost, da Breaking Bad a Mad Men, per non parlare delle innumerevoli sitcom che, a distanza di anni, vengono ricordate dagli affezionati e dalle nuove leve.

The Walking Dead

In questo immenso calderone, c’è una particolare serie tv su cui preme soffermarmi con maggiore dettaglio, la serie AMC The Walking Dead. Dal suo debutto nell’ottobre del 2010 con i sei episodi della prima stagione, il suo successo diventa incommensurabile in tutto il mondo. Basata sull’omonima serie di fumetti del 2003 ideata da Robert Kirkman, The Walking Dead narra la storia di un gruppo di sopravvissuti al dilagarsi incessante di un virus, che porta le persone morte o affette a trasformarsi in dei cadaveri ambulanti (zombi, vaganti), in perenne attacco verso gli altri esseri umani vivi. Il principale protagonista è lo sceriffo Rick Grimes, che rimasto ferito durante uno scontro a fuoco, si risveglia dal coma tempo dopo, in uno scenario alquanto inquietante e surreale. Le strade sono abbandonate, la sua famiglia è scomparsa e intorno a lui solo la minaccia dietro ogni angolo dei cadaveri ambulanti. Poco dopo riuscirà a ritrovare i suoi cari, la moglie Lori e il figlio Carl, che aiutati dal suo fidato amico Shane, hanno trovato rifugio in un gruppo di superstiti. Da qui inizia la vera storia, il gruppo sin da subito capitanato dall’audace Rick, deve scendere a patti con la nuova situazione, farsi forza e coraggio, cercando di sopravvivere giorno per giorno al meglio, alla minaccia che continuamente incombe e alla penuria di viveri. La circostanza non è delle più semplici, ogni protagonista dovrà combattere contro il proprio vissuto ed io, cercando di adattarsi al meglio alle nuove regole. La società dei consumi che conoscevano prima non esiste più, ne rimangono solo i fantasmi cupi e vuoti abitanti solamente da vaganti affamati.

The Walking Dead

The Walking Dead seguendo il percorso già delineato dal fumetto, si fa subito protagonista di tematiche abbastanza forti e di scene cariche di violenza e perturbanti. In rete vede nettamente l’opinione pubblica separarsi, tra chi grida al capolavoro a chi lo critica pesantemente per la sua crudità e la leggerezza nel modo in cui vengono i mostrati i momenti più scabrosi. Sta di fatto che il suo successo planetario, lo ha trasformato in un vero e proprio cult, divenendo una serie che stagione dopo stagione, raccoglie sempre più consensi positivi e nuove porzioni di pubblico. Ma arriviamo ai giorni nostri. The Walking Dead ritorna nelle televisioni di tutto il mondo il 22 ottobre 2017, con la premiere dell’ottava stagione. Dal giorno seguente e puntata dopo puntata, fino al mid-season finale del 10 dicembre, su tutte le testate internazionali di settore, non si parla d’altro del calo drastico degli ascolti, delle critiche sull’andamento della narrazione e su vari problemi produttivi interni dovuti anche al cambio dello showrunner. Benché la nona stagione sia già stata confermata, The Walking Dead rispetto gli scorsi anni ha visto parecchi spettatori abbandonare la serie, ricevendo sempre più responsi negative o comunque tiepidi; i tempi dove era considerata uno dei punti cardini della programmazione settimanale, sembrano essere giunti al termine. La sua risonanza comunque si mantiene alta, ma rispetto alle prime stagione ha subito una regressione abbastanza evidente. Ultimamente mi sono chiesto quale può essere stato il fulcro di questo cambiamento. Da seguace fedele dalle prime stagione e avendo letto parte del fumetto, devo ammettere che di motivi ce ne sono dei più vari e che non può essere ricongiunto a un solo fattore scatenante. Così ho cercato di mettere in ballo più componenti che secondo la mia personale visione, hanno fatto in modo che The Walking Dead da serie privilegiata quanto era, tanto da essere accostata a volte a prodotti come Breaking Bad, ha perso quel suo fascino e quella sua particolarità vigenti nei suoi primi episodi.

The Walking Dead

Primo su tutti, la rilevanza data alla minaccia dei vaganti. Se nei primi episodi erano il vero pericolo con cui i protagonisti dovevano scendere a patti, ora hanno perso tutta la loro brutalità. È pur vero che lo snodo primario su cui si è sempre appoggiata la serie fosse il voler mostrare la sviluppo psichico ed emotivo dei suoi protagonisti rispetto alla drastica situazione con cui devono vivere, e quanto può diventare pericoloso l’essere umano nella sua vulnerabilità e in una condizione di dominanza assoluta. Ma non possiamo non ammettere quanto oramai i cari morti camminanti siano divenuti solo una cornice narrativa su cui poggiare gli intrecci tra i vari personaggi. La loro verve malevola è andata sempre più a scemare, vengono rilegati ad armi da sguinzagliare contro i gruppi rivali incontrati dal gruppo protagonista sulla propria strada, che rappresenta certamente un’evoluzione del rapporto tra le due parti, ma forse eccessivamente sproporzionato, rilegando gli esseri bestiali a delle semplici comparse senza più alcun’importanza ai fini della trama. Un altro monito è il continuo reiterarsi di alcune dinamiche narrative. Il dover incontrare un gruppo nemico, combatterci per due/tre stagioni e poi sconfiggerlo, ha perso il suo sensazionalismo. Per un fumetto questa ripetitività potrebbe andare bene, ma in una serie tv composta da sedici episodi a stagione, diventa alquanto noioso e superfluo. Questo si lega anche a un terzo fattore, quello che fino ad ora non si è vista nessuna svolta decisiva nella storia, tutto rimane relegato a questo eterno limbo senza confine, dopo otto stagioni sembra sempre ripiegarsi solamente su se stessa, senza dare un bagliore positivo o negativo alla trama. Ogni serie che meriti, per quanto possa appassionare e piacere, ha bisogno di trovare un epilogo, il rischio potrebbe essere, come in questo caso, di cadere nel già visto o nel banale. La decisione più volte confermata da Kirkman di volere proseguire a lungo gli avvenimenti di Rick & Co., in un contesto seriale non ha mai funzionato per il meglio, e di esempi su cui basarsi ce ne sono parecchi da fare. Rischia di rimanere un prodotto fruito solamente dal pubblico di fan accaniti, mentre quello standard potrebbe perdere il suo interesse, e dedicare la sua attenzione ad altri racconti seriali. Le morti studiate ad hoc dei personaggi meno amati o poco importanti della serie, è divenuta una routine, anche in questo caso, troppo abusata dagli sceneggiatori di The Walking Dead. Togliendo pochi casi (non cito per inceppare in nessuno spoiler), questo ha portato ai cinque protagonisti principali un senso di eroismo, quasi sovrannaturale, da renderli troppo poco reali e meno tangibili rispetto a come erano nelle prime stagioni. Anche trattando temi non possibili, la peculiarità della serie, come citavo dinanzi, era il suo volere mostrare l’essere umano spoglio di tutti i suoi dogmi sociale e culturali, senza nessuna istituzione che lo potesse controllare, solo, sporco, in perenne conflitto con sé stesso, con le altre persone e in nel timore verso il pericolo incombente. Ora personaggi come Rick, Michonne, Daryl o Carol, sono divenuti troppo, anche con macchiettismo, dei moderni guerrieri, imperterriti, inviolabili e impossibili da sconfiggere. La recitazione ha seguito questo dirottamento di scrittura del personaggio, divenendo sempre più epica e formale, abbandonando quella pseudo-naturalità iniziale. Rick si è trasformato nel sovrano del feudo per eccellenza, fautore dei suoi discorsi/sermoni continui sull’importanza di essere una comunità unita e stabile, permeati da un’eccessiva teatralità e ridondanza. Inizialmente tutti i protagonisti non erano fermamente stabili, lo spettatore quasi non riusciva a prevedere la successiva mossa o il risvolto che avrebbero preso dinanzi alla loro persona. Questo troppo delinearsi in personaggi racchiusi nel proprio ruolo, ha portato la serie a scostarsi dalla sua violenza e turpitudine, divenendo un’opera da teatro seicentesco. Avvicinandosi a porzioni di pubblico maggiore, ha sacrificato il suo lato migliore, trattando e mostrando situazioni scomode, ma in modo più leggero e frugale.

The Walking Dead

Di motivazioni ce ne potrebbero essere molte ancora, ma preferisco non dilungarmi per evitare spoiler e per non fare inutili discorsi prolissi. Ho voluto soffermarmi su dei punti generali, senza assolutamente prendermi il merito di portatore di nessuna verità assoluta, ma facendo luce su fatti per lo più presumibilmente oggettivi, che hanno fatti si, a contribuire all’affievolimento di una serie di successo come The Walking Dead. Arrivata alla sua ottava stagione, con una nona già in fase di produzione, cercare di innalzare la dose d’interesse su un immaginario, oramai abusato, come quello dell’apocalisse zombie, deve essere una sfida non facile. D’altra parte rimarcare sulla linea oramai ben consolidata, ripetendo le stesse dinamiche narrative e formali, non aiuterebbe l’andamento della serie, anzi, il pericolo di un allontanamento ulteriore da parte del pubblico sarebbe prossimo. Forse tornare a quell’imprevedibilità scottante, o incrementando una nuova diramazione alla storia, renderebbe una serie come The Walking Dead, di nuovo stimolante e singolare come lo era stata in precedenza.

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Nato a Roma, classe 1991.
Non molto bravo nelle autodescrizioni.
Sono un semplice appassionato a qualunque genere di immagine-movimento sullo schermo.

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