Altered Carbon, la recensione della serie di fantascienza targata Netflix

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Altered Carbon

Netflix offre al suo pubblico la nuova serie tv Altered Carbon, un noir fantascientifico visivamente potente ed accattivante.

Altered Carbon è la nuova produzione Netflix scritta da Laeta Kalogridis, sceneggiatrice de I guardiani della notte, Alexander, Pathfinder e Shutter Island. Composta da dieci episodi, la serie consiste nella trasposizione dell’omonimo romanzo cyberpunk di Richard Morgan, pubblicato inizialmente in Italia con il titolo Bay City e vincitore nel 2003 del Premio Philip K. Dick.

Il debito nei confronti di Blade Runner – dal punto di vista soprattutto visivo, ma anche tematico – è talmente evidente fin dalle prime inquadrature che risulta quasi banale farlo presente qui. La serie è ambientata in una metropoli iper tecnologica, dove i personaggi si aggirano tra vicoli bui e ologrammi pubblicitari e le automobili sfrecciano volando tra i grattacieli. Altered Carbon si presenta come un noir fantascientifico, che deve moltissimo, oltre che al capolavoro di Ridley Scott, anche ad altri film cult, da Matrix fino ad arrivare al più recente Ghost in the Shell, e non manca di esibire riferimenti letterari, da George Orwell a Philip K. Dick.

Altered Carbon

Ma la nuova serie targata Netflix va anche oltre: la vicenda si svolge in un mondo cyberpunk e in una società distopica, dove l’immortalità non è un sogno irrealizzabile, ma una concreta possibilità. In una futura San Francisco lontana trecento anni infatti, grazie a una tecnologia super avanzata, dopo la morte gli uomini possono trasferire la propria identità in un nuovo corpo.

La serie presenta una certa complessità fin dal primo episodio (Le catene della colpa) che si apre con una scena disturbante in cui un detenuto viene resuscitato dopo essere stato in ibernazione per 250 anni. Ci troviamo nel Penitenziario di Alcatraz e l’uomo in questione è Takeshi Kovacs, un ex membro delle forze speciali (Will Yun Lee) con un passato da ribelle, la cui identità viene trasferita nel corpo di un ex poliziotto di Bay City, interpretato da Joel Kinnaman, attore svedese-americano famoso per il ruolo di Rick Flag in Suicide Squad e per quello di William Conway in House Of Cards – Gli intrighi del potere. Il trasferimento della sua identità avviene per volontà di Laurens Bancroft (James Purefoy), uomo ricchissimo e potente che è in vita da più di trecento anni grazie a continue clonazioni. Bancroft vuole indagare sulla propria morte, secondo lui avvenuta per omicidio e non per suicidio, come vuole fargli credere la polizia, così offre a Kovacs la possibilità di ottenere la libertà in cambio della risoluzione del caso.

Da qui Altered Carbon svilupperà una trama intricata e dai sorprendenti risvolti narrativi, sfruttando le potenzialità dell’argomento fantascientifico, tuttora capace di attirare, nelle sue varie declinazioni, un ampio pubblico, come dimostrano i successi di prodotti come Black Mirror o Philip K. Dick’s Electric Dreams.

Altered Carbon

Azione e idealismo convivono alla perfezione: siamo di fronte alla pura fantascienza che coniuga elementi polizieschi con riflessioni sulla natura umana, sul dualismo anima-corpo, qui nettamente separati e scissi l’una dall’altro. L’anima (o mente) può rivivere in una sorta di metempsicosi grazie alla tecnologica, con il trasferimento della pila corticale in un altro corpo (o involucro). Le riflessioni filosofiche sul binomio verità-menzogna e sulla differenza tra corpo e anima attraversano la serie lungo tutta la sua durata.

«Il tuo corpo non è ciò che sei.»

Qui il corpo non è altro che un involucro, la cosiddetta custodia entro cui si trova la pila corticale, cioè la mente umana, una sorta di piccolo hard disk inserito dietro la nuca di ogni individuo e che può essere reimpiantato in un altro corpo. Dopo la morte la persona può essere riattivata, pratica considerata immorale dai cattolici, infatti secondo la religione è previsto l’inferno per chi viene riattivato. La morte è definitiva solo quando la pila corticale viene distrutta e in questo caso di parla di “vera morte”.

Non mancano riflessioni etiche e sulla religiosità, con particolare attenzione alle questioni della morte e della redenzione. Soprattutto colpisce quanto la serie sia densa di considerazioni sullo sviluppo tecnologico e sulla vita virtuale, ma anche sull’identità. Nell’universo di Altered Carbon l’uomo, grazie alla tecnologia e all’enormi potenzialità ottenute con essa, può auspicare a diventare Dio, arrivando perfino a sostituirlo, esercitando potere decisionale sulla vita e sulla morte.

«Dio è morto. Noi abbiamo preso il suo posto.»

Ma il potere sta solo, o in un buona parte, nelle mani di chi ha disponibilità economica. Nella società fanta-distopica di Altered Carbon infatti il divario sociale è fortissimo: nette differenze tra i ceti sociali attraversano la società, per cui solo chi può permettersi una nuova custodia di qualità avrà la possibilità di essere trasferito in un corpo da lui scelto, mentre i meno abbienti dovranno accontentarsi di quello che offre l’assicurazione o che permette la loro condizione economica.

altered carbon 2

Netflix confeziona una serie visivamente potente ed accattivante, capace di rapire l’attenzione dello spettatore e suscitare la sua curiosità anche grazie a una rete complessa di situazioni e personaggi ambigui. Le creature di questo universo sono numerose, imprevedibili e sorprendenti, e in questa galleria di personaggi non può non rimanere impressa l’ironica intelligenza artificiale dall’aspetto di Edgar Allan Poe che gestisce l’hotel Il corvo.

A tratti lo spettatore forse fatica ad appassionarsi al protagonista Takeshi Kovacs, un “eroe” troppo distaccato e disilluso, che a tratti rischia di non attirare su di sé particolari simpatie, a causa del suo dichiarato disinteresse per il mondo e per chiunque lo circondi.
Ma se pur con qualche debolezza di sceneggiatura negli episodi finali, Altered Carbon solleva dubbi e interrogativi non sempre destinati a trovare risposta e si conclude lasciando lo spettatore con l’attesa di una continuazione, non ancora annunciata da Netflix, ma probabilmente già presa in considerazione dalla produzione, dal momento che la serie è tratta dal primo romanzo di una trilogia e questo fa pensare a due possibili stagioni future.

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