The Post, la recensione del nuovo film di Steven Spielberg

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The Post, la recensione del nuovo film di Steven Spielberg

Il nuovo film di Spielberg: The Post, è un grande inno alla libertà di stampa e al coraggio di una donna. Mentre si interroga sui limiti della politica.

Steven Spielberg è uno di quei registi che mette sempre tutti d’accordo. Soprattutto negli Stati Uniti, la sua poetica e la sua estetica, improntate all’esaltazione dei valori fondamentali su cui si basa lo stato americano, lo hanno reso uno dei registi più importanti di sempre. E’ chiaro quindi che l’attesa per The Post era altissima.

Nel film inoltre viene trattata una tematica che da sempre è di fondamentale importanza per il mondo, ma soprattutto per gli americani. La guerra del Vietnam e l’ondata di scandali successivi ad essa hanno lasciato una cicatrice indelebile nelle coscienze dei cittadini. In quegli anni, così importanti eppure così confusi, si è tornati spesso in ambito audiovisivo, nel tentativo di ricostruire a mente fredda gli avvenimenti che si sono succeduti.

The Post, la recensione del nuovo film di Steven Spielberg

La guerra, le presidenze di Kennedy, Johnson e Nixon, il Watergate, le proteste giovanili del sessantotto. Un insieme di avvenimenti impossibile da analizzare nella sua interezza se non tralasciando inevitabilmente alcuni aspetti. Allora la scelta di Spielberg è più che giustificata, perché The Post non vuole ricostruire un contesto così ampio, ma mira piuttosto all’esame di una situazione precisa, a cui il contesto sociale fa da contorno.

La vicenda è quella del giornale di Washington, il Post, e della sua crescita che lo porta a passare da “piccolo giornale locale” a giornale di riferimento per il paese, nel momento in cui uno scandalo, quello dei Pentagon Papers, coinvolge ed interessa la nazione intera. Ma è anche la storia di un uomo e una donna, Ben Bradlee (un ottimo Tom Hanks) e Katharine Graham (Meryl Streep, candidata all’Oscar), e del loro rapporto personale e lavorativo. Sullo sfondo, la rivoluzione di un paese che capisce qual’è lo spazio che intercorre fra la verità e la politica.

The Post, la recensione del nuovo film di Steven Spielberg

The Post è un film che gioca sui contrasti, interni ed esterni, personali e sociali, economici ed etici. I personaggi del film sono continuamente indecisi, divisi tra ciò che è moralmente giusto e ciò che è vantaggioso per se stessi e per le persone a loro care. C’è un simbolo della politica, Bob McNamara, le cui scelte sbagliate sono motivate da giustificazioni discutibili ma anche comprensibili.

C’è il direttore del Post, Ben Bradlee, un uomo il cui coraggio è giustificato da una parziale promessa di impunità, che nel pieno spirito della ribellione di quegli anni vuole pubblicare i documenti Top Secret nonostante il rischio penale sia molto alto. Ma soprattutto c’è l’editrice del Post, Katharine Graham, che è l’unica che potrebbe perdere tutto. La sua è la posizione più difficile, eppure nessuno riesce a comprendere cosa stia passando, nessuno accetta le sue scelte. E alla fine, sarà proprio lei a rivelarsi il personaggio più coraggioso della pellicola.

The Post, la recensione del nuovo film di Steven Spielberg

The Post dunque è un grande inno al giornalismo di una volta e al coraggio di dire la verità. La figura centrale è quella del giornalista fuori dalle righe, che ha quel potere di fascinazione che oggi non è più suo, in un mondo in cui internet ha completamente cambiato le prospettive dei quotidiani. E da una parte The Post evidenzia anche questo, cioè la lontananza di un mondo in cui i giornali avevano il coraggio di osare, ma anche un mondo in cui si cominciava a delineare quella distanza fra cittadini e classe politica che oggi è un aspetto fondamentale della società.

Sfruttando anche l’elemento nostalgico che è diventato uno dei marchi del cinema di Spielberg, esaltato da una scenografia impeccabile e dalla scelta di colori freddi, il regista ci trasporta in un mondo irresistibile fatto di dialoghi, scelte politiche, partecipazione pubblica e proteste. Sorretto da una sceneggiatura di ferro, The Post è l’esaltazione della libertà di stampa a dispetto del potere politico. Del resto “la stampa deve servire chi è governato, non chi governa”.

Leggi la nostra recensione di Chiamami col tuo Nome.

Studente di Cinema. Faccio molte cose come fotografare, scrivere e bere ma non me ne riesce bene nessuna. Forse l’ultima un pò meglio delle altre.

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