L’assassinio d Gianni Versace: recensione ep. 2 – Caccia all’uomo

Il secondo episodio di American Crime Story - L'assassinio di Gianni Versace prosegue con l'approfondimento dei suoi protagonisti.

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Assassinio Gianni Versace

Il nuovo episodio de L’assassinio di Gianni Versace, seconda stagione della serie antologica American Crime Story, intitolato Caccia all’uomo, prosegue l’analisi delle dinamiche che hanno portato alla morte dello stilista italiano concentrandosi sull”approfondimento dei personaggi principali.

Nel prologo, probabilmente la parte più debole di questo Caccia all’uomo, ci viene mostrato il momento della scoperta della sieropositività da parte dello stilista, scelta che ha fatto molto discutere visto che la famiglia ad oggi smentisce che Versace abbia mai contratto la malattia. L’avvenimento mette in moto diverse reazioni. Da una parte quelle di Donatella e Antonio (ancora poco convincenti Penélope Cruz e Ricky Martin), intenti ad attaccarsi mettendo in mostra tutte le debolezze di questo nucleo familiare. Dall’altra abbiamo la paura che traspare dal personaggio interpretato da Edgar Ramirez (molto in parte). Una paura profonda che non trova pace e che si appoggia facilmente nella rassegnazione.

Tutti i concetti di questa prima parte vengono poi ripresi più avanti nel corso dell’episodio. Poco prima del momento dell’assassinio di Gianni Versace vediamo lo stilista che, grazie ai progressi ottenuti dalle cure, ritorna in forze e viene pervaso dalla vitalità, dalla speranza, da un flusso di energie che immette nella sua arte. I suoi vestiti diventano lo specchio di questa ritrovata fiducia verso la vita dove i colori brillanti rappresentano la solarità dello stato d’animo dello stilista, alla ricerca di modelle che possano sposarne i pre-requisiti. È qua, nello scontro dialettico tra Gianni e Donatella che abbiamo uno dei momenti più potenti di Caccia all’uomo. Lei, concentrata sulla parte economica e commerciale, sostiene che la gente ora cerca roba più cupa. Lui invece parla col cuore e rivendica la supremazia dell’arte spontanea a discapito del successo economico. Tutta questa energia andrà poi dispersa, come già sappiamo, in una mattina di Luglio sulle scale della sua villa. Significativo il passaggio di testimone in cui Donatella veste il corpo dell’amato fratello, la musa diventa artista, a causa di un errore di percorso, a causa di Andrew Cunanan.

Leggi la recensione del primo episodio

assassinio di Gianni Versace

Il cuore di questa puntata e, con ogni probabilità, di questa serie è però il personaggio interpretato magnificamente da Darren Criss. Fa il suo ingresso in scena sulle note di Gloria di Laura Branigan, mentre in macchina si sta avvicinando verso Miami, teatro della sua ultima grande interpretazione. Qua dopo aver affittato una camera incontra Ronnie (Max Greenfield), giovane tossicodipendente anche lui uscito dall’incubo della sieropositività. A differenza di Versace però lui non ha alcun modo di sfruttare questo nuovo dono chiamato vita. Il rapporto tra i due si fa subito stretto, Andrew si presenta a lui col suo vero nome. Toglie la maschera, ma solo per un attimo. L’episodio procede mostrandoci l’ossessione che continuamente cresce in lui. Andrew cerca di creare arte continuando a dar vita a nuove identità, con nuove performance sempre più articolate ed inverosimili. Quando, sui titoli di coda, si presenta ad un ragazzo in discoteca col suo vero nome ecco un unico, breve, sospiro di sollievo. Per un attimo il castello di carte cade e la serenità divampa.

Sullo sfondo di questa seconda puntata vengono mostrati una miriade di dettagli che avrebbero potuto evitare l’assassinio di Gianni Versace: la mancata diffusione dei volantini da parte dell’FBI, la mancata denuncia da parte di un imprenditore che ha rischiato la vita durante un rapporto con Andrew (meravigliosa scena sulle note, ironiche, di Easy Lover) e molti altri. Un capolavoro di negligenza collettiva sulle ali dell’effetto farfalla.

Caccia all’uomo è un episodio di transizione che non fa che confermare i punti di forza e le debolezze di questa serie. Nelson Cragg, abituè del piccolo schermp, è bravo nel mantenere i toni melodrammatici presentati nella prima puntata grazie ad una regia piuttosto standard che mostra i due mondi di questa realtà. I colori sgargianti in ambienti cupi, vera anima ricca e spudoratamente barocca nella vita della famiglia Versace in netta contrapposizione con i colori a pastello misti a muffa e povertà del sobborgo che frequenta Andrew.

American Crime Story – L’assassinio di Gianni Versace rimane grande fonte di interesse.

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Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l’arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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