Oscar 2018 nomination: commenti e pronostici

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Oscar

Dal trionfo di The Shape of Water, a tutte le presenze importanti: i candidati ai Premi Oscar tra scandali sessuali e valore artistico.

Ormai si sa, i Premi Oscar non sono soltanto una celebrazione dei migliori film dell’anno o una rampa di lancio per le opere meritevoli. Gli Oscar sono una grande vetrina mediatica, e in quanto tale raccolgono influenze politiche, economiche e sociali senza farne segreto. Non è perciò tendenzioso affermare che non sempre a vincere è il migliore, dal momento che sul tappeto rosso, l’arte non sfila di certo da sola.

Quest’anno la preoccupazione principale di Hollywood e dell’Academy è senz’altro l’esplosione del caso Weinstein e la conseguente pioggia di accuse per molestie sessuali. Gli Oscar, che sembrano capaci di affrontare solo un problema all’anno, hanno già calato l’accetta sulla testa di James Franco (accusato di abuso di potere a scopi sessuali), che fresco di Golden Globe al miglior attore protagonista per commedia o musical e di una prestazione tra le sue migliori per “The Disaster Artist”, non si vede neanche lontanamente tra i candidati. Rimanendo in tema, la nomination di Christopher Plummer (ottantotto anni) in “Tutti i soldi del mondo” per il ruolo di J. P. Getty, sembra un ulteriore schiaffo al povero Kevin Spacey che è stato escluso a progetto quasi ultimato, proprio per le denunce (ancora solo tali) a suo carico. C’è comunque da dire che il già premiato Plummer la nomination se la merita tutta: se il film di Scott si fosse concentrato sull’attore ridimensionando la fastidiosa frazione del rapimento, avrebbe di certo funzionato di più.

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Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Trascurando queste dinamiche più o meno oscure, gli Oscar sono comunque un evento memorabile per ogni amante del cinema. Anche se è impossibile mettere tutti d’accordo, qualche soddisfazione l’Academy la regala sempre, tanto più quest’anno che ad accumulare nomination c’è “The Shape of Water” di Guillermo del Toro (“Il Labirinto del Fauno”, “La Spina del Diavolo“). Sono ben 13 le candidature per il film del regista messicano, che sfiora di uno il record detenuto da altri grandi titoli tra cui “Titanic” e “Lala Land”. Proprio l’esperienza di quest’ultimo (diretto da Damien Chazelle) insegna che in casa Oscar negli ultimi anni si divertono ad essere imprevedibili, per cui, nonostante il predominio attuale, la corsa al premio più ambito è ancora aperta. Decisamente aperta, se si considera l’altro colosso “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” che ai Golden Globe ha conquistato il premio per miglior film e miglior attrice in un film drammatico (Frances McDormand). Le due opere si erano già scontrate alla Mostra del Cinema di Venezia (entrambe in concorso) dove l’aveva spuntata del Toro con il Leone d’oro, tuttavia la considerazione più sicura (visti i premi già assegnati, tra cui anche i SAG Awards) è che la black-comedy sia forte nel cast e la fiaba acquatica nel comparto tecnico. In merito il 2 febbraio sarà esplicativo il responso dei DGA Awards, il premio più prestigioso per i registi (ha solo una categoria) che in fatto di anticipazioni Oscar non ha rivali. Il riconoscimento aveva già predetto le ultime vittorie di Chazelle, di Inarritu (due volte: “Birdman” e “Revenant“) e Cuaron (“Gravity“). In questo caso il nome di del Toro è quello più papabile, utile quantomeno per riportarlo al livello (in fatto di premi ovviamente, sul piano artistico non ha nulla da invidiare) dei due suoi colleghi e amici messicani sopracitati. Tutt’altro discorso vale per il miglior film: la giuria negli ultimi anni (fatta eccezione per il caso “Birdman”) tende a spartire tra opere differenti queste due categorie principali, evitando un monopolio. Di certo i valutatori dovranno trovare il modo di valorizzare “Tre manifesti ad Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh, che, tagliato fuori dalla migliore regia, non può accontentarsi dei soli premi per gli attori. La sceneggiatura originale sembra forse la statuetta più adatta (miglior film rimane nel regno del dubbio insanabile); il montaggio è più nelle corde di un film come “Dunkirk”, che fa dell’incasellare diverse linee temporali e spaziali il proprio principio regolatore.

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The Shape of Water

Dunkirk” è un altro titolo di cui si sentirà parlare: con 8 candidature (tante nelle categorie principali), si piazza al secondo posto per quantità. Nolan per la prima volta nella sua carriera viene nominato come miglior regista, nonostante questo suo ultimo film sia uno tra i più criticati e discussi. Tutte queste nomination (davvero tante per un film che per propria struttura non può sfruttare le candidature attoriali) riprovano però il gran lavoro tecnico e stilistico in Dunkirk che entra anche nella categoria miglior film (cosa che mancava dai tempi di “Inception“). Anche Hans Zimmer riceve l’ennesima nomination per la colonna sonora, categoria che quest’anno richiama in causa un altro veterano come John Williams (per “Star Wars- Gli Ultimi Jedi”), nonostante per entrambi non sia di certo la miglior prestazione; il lavoro più meritevole è finora quello di Alexander Desplat in “The Shape of Water”, nell’attesa dell’uscita in sala de “Il Filo Nascosto” di Paul Thomas Anderson.

Il Filo Nascosto” (6 nomination) è tra le piacevoli sorprese di quest’anno assieme “Blade Runner:2049” (4 nomination). Il film di Anderson era passato completamente in sordina per i precedenti circuiti di premiazione, tanto che nessuno aveva il sentore di una sua partecipazione così massiccia. Pur non avendolo ancora visionato, il precedente film “Il Petroliere” è sufficiente come garanzia di qualità del binomio Anderson/Daniel Day- Lewis, che ha recentemente dichiarato di voler abbandonare il mondo del cinema. L’unico ostacolo che lo separa da un addio in grande stile (sarebbe per lui il quarto Oscar) è il Winston Churchill di Gary Oldman, che tra un trucco azzeccato e una parlata sbiascicante ha cavato fuori una grande interpretazione. Come accennavo prima il flop al botteghino di Blade Runner di Denis Villenueve avevo intristito un po’ tutti; queste candidature sono dunque una rivalsa per questo sequel che a più di trent’anni di distanza dall’opera di Scott, è riuscito a costruire un’atmosfera e un tono del tutto originali, una rarità di questi tempi.

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Il Filo Nascosto

Uno spazio va riservato anche ai due film low-budget che in patria sono diventati dei veri fenomeni culturali: “Lady Bird” di Greta Gerwig e “Get Out” di Jordan Peele. Una storia di formazione adolescenziale il primo (la talentuosa e bella protagonista Saoirse Ronan festeggia a soli 23 anni la sua terza nomination come miglior attrice), un horror a tinte satiriche il secondo. Entrambi sono presenti tra le categorie prinicipali, ma sebbene sia comprensibile la candidatura a miglior film (per qualità e portata sociale delle opere), resta più discutibile il resto. In particolare “Get Out” ha pochi elementi per giustificare la presenza tra le migliori regie, e anche Daniel Kaluuya (il protagonista) nominato come miglior attore sarà probabilmente relegato ad un ruolo di spettatore silente. Anche il nostro Luca Guadagnino purtroppo non ha molte possibilità di portarsi a casa una statuetta, tuttavia la presenza di “Chiamami col tuo nome” nella lista dei migliori film (non succedeva da “La vita è bella”) è già un traguardo che riporta un regista italiano sul palcoscenico che conta, e meritatamente. Tra i premi più accessibili rimangono miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone con “Mystery of Love” di Sufjan Stevens, che si dovrà scontrare dolorosamente con “Remember Me” in “Coco” (Oscar animato già nel sacco).

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Blade Runner:2049

C’è poco altro da aggiungere fatta eccezione per la candidatura di Meryl Streep, che stranamente ancora non si è stancata di partecipare a centinaia di cerimonie (ormai nessuno tiene più il conto delle sue nomination). La premiazione avrà luogo il 4 marzo e vedremo se l’Academy riserverà sorprese: non sarebbe un fatto inusuale, considerata la crescente instabilità dell’ambiente e della giuria. Personalmente il primo augurio va a Guillermo del Toro, che con il suo film di “genere” ha già sfidato le riserve autoriali al Festival di Venezia. Chissà se anche gli Oscar saranno colonizzati da una fiaba con protagonista una creatura proveniente da un fiume amazzonico.

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