“Chiamami col tuo nome” è un film che si sviluppa in estate, e che dall’estate preleva i suoi momenti classici, su tutti gli amori giovanili. 

“Chiamami col tuo nome” esce oggi nelle sale italiane. Il film, adattato dal romanzo omonimo di André Aciman, ha intrapreso un percorso che dal Sundance l’ha portato fino alle quattro nomination agli Oscar, accumulando consensi da critica e pubblico. Sfruttando l’onda del clamore, Guadagnino ha già annunciato un sequel del film che probabilmente si svilupperà dopo la caduta del muro di Berlino, prendendo ad esempio antenati illustri, come Truffaut e il suo ciclo con Antoine Doinel. Tanti nomi sono saltati fuori durante le interviste col regista, da Bertolucci a Jean Renoir, a sottolineare come i riconoscimenti siano finalmente arrivati per Guadagnino, che sembra davvero aver affinato il proprio stile.

“Chiamami col tuo nome” è il terzo capitolo di una “trilogia del desiderio” preceduto da “Io sono l’amore” e a “A Bigger Splash” (tutte produzioni internazionali), che racconta l’estate di un giovane, Elio (Timothée Chalamet), nella campagna lombarda. Il ragazzo vive in una famiglia dell’alta borghesia e consuma il proprio tempo tra libri, noia e bagni nei torrenti con gli amici. Questa quiete placida viene turbata dall’arrivo di Oliver, uno studente americano che fomenta gli impulsi sessuali di Elio, già eccedenti. “Chiamami col tuo nome” è per l’appunto il racconto di un’emersione, della crescita costante di un desiderio, mimato simbolicamente dall’estrazione delle statue greche inondate dalle acque di un lago.

Chiamami col tuo nome

Si parte da un teen movie quindi, da un gruppo di ragazzi gettati in un contesto e dal topos dello straniero che penetra in una comunità e smuove le acque. Niente di nuovo se non si considera il fattore principale: il modo in cui si racconta la tipicità. Su un versante rappresentativo parallelo troviamo il recente “Lady Bird” (anch’esso nominato agli Oscar) che pur alterando gli stereotipi del genere, si concede il lusso di un motore narrativo, ovvero l’aspirazione della protagonista di raggiungere la “Grande Mela”, New York. “Chiamami col tuo nome” sembra invece cogliere i personaggi in un momento di sospensione, nel periodo di vacanza, dove non si pensa a nulla se non a come impiegare decentemente la propria giornata. C’è una sorta di grado zero che ispira la pellicola, una staticità di base che non segue un’evoluzione lineare, ma piuttosto permette ai mutamenti di emergere in maniera casuale e spontanea. Del resto anche Guadagnino ha definito il film come il suo “più calmo”, e per questo probabilmente anche il più riuscito.

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Se in “A Bigger Splash” era presente ancora qualche ruggine, ora tutto fila liscio proprio in virtù della privazione da dati narrativi eclatanti. In questo senso il romanzo di Aciman è un materiale di partenza più adatto de “La piscina” di Deray (a cui si ispira “A Bigger Splash”), condito con svolte thriller e protagonisti esuberanti. I due titoli godono comunque di una messa in scena condivisa, che predilige luoghi afosi e densi di tensione sessuale: Guadagnino è persino riuscito nell’impresa di risvegliare l’erotismo di Dakota Johnson che con “Cinquanta sfumature di grigio” e simili, sembrava condannato ed estinguersi.

chiamami col tuo nome

Il sonoro curatissimo, sia ambientale che extra-diegetico (la canzone di Sufjan Stevens, che cura tutta la colonna sonora, è candidata agli Oscar), è un suo marchio di fabbrica che riveste l’immagine di informazioni in genere trascurate. Se l’estate è così calda non è solo merito della fotografia, ma anche (e soprattutto) dei rumori che la abitano, dalle cicale ai passi sull’erba. E se scritto può sembrare un atteggiamento stucchevole, nel film riveste gli eventi di delicatezza e fluidità. Per questo motivo anche quelle che in genere sarebbero stonature, come le discussioni intellettuali su Craxi o sull’arte, non danno fastidio, anzi divertono. Tutto è una chiacchiera estiva, tutto è genuino, dal pesce in tavola all’omosessualità, che non trova resistenze sociali considerato l’animo libertario della famiglia di Elio. Il più grande merito di “Chiamami col tuo nome”, assieme alla sua elaborata componente sensoriale, è proprio lo sviluppo dell’omosessualità, che per la prima volta al cinema non si deforma in tema d’attualità o motivo di sofferenza personale.

Qui la canzone candidata agli Oscar:

 

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