Ella & John, la recensione del primo film statunitense di Paolo Virzì

A Venezia aveva raccolto opinioni contrastanti; in Italia esce oggi il nuovo film di Paolo Virzì, il primo girato negli USA. Formalmente ineccepibile, peccato però per l'unico, enorme difetto che ha.

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Locandina

Paolo Virzì viene da due film che hanno riscosso un enorme successo di pubblico e di critica, anzi, da due film che sono stati in assoluto i suoi maggiori successi, Il capitale umano e La pazza gioia, entrambi vincitori del David di Donatello per il Miglior film, e il secondo anche per la Miglior regia. Inutile dire che le aspettative per la sua opera successiva fossero molto alte.

Virzì aveva così deciso di tentare il grande salto: andare negli Stati Uniti per girare il suo primo film statunitense, The Leisure Seeker, da noi ribattezzato Ella & John, che ha presentato pochi mesi fa all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Al Lido ha spaccato la critica: amato dagli italiani, ha invece ricevuto durissime stroncature da parte della stampa statunitense. La giuria era evidentemente più vicina all’opinione degli americani, visto che alla premiazione ha del tutto ignorato l’ultima fatica del regista livornese. Ma chi ha ragione?

Paolo Virzì

Il film racconta di una coppia di anziani, lei malata di cancro e lui, ex professore di letteratura, di Alzhaimer, che decidono di fare un ultimo viaggio assieme all’insaputa dei figli, a bordo del loro vecchio camper. Dal punto di vista prettamente tecnico Ella & John è un film irreprensibile, ed è probabilmente l’opera più matura di Virzì. Si è avvalso dopotutto dei migliori collaboratori, a partire da Luca Bigazzi, il più grande direttore della fotografia italiano. E dovrebbe essere superfluo parlare del valore delle interpretazioni dei due protagonisti: Helen Mirren e Donald Sutherland sono due attori straordinari, e sotto la direzione di Virzì, che è ancor più un direttore di attori che un regista, trovano una chimica perfetta. Guardarli assieme sul grande schermo è una vera goduria.

Nonostante tutto questo, però, il film manca di forza, di incisività, e il sospetto è che con due interpreti meno dotati sarebbe risultato persino noioso. Il che è paradossale, visto che La pazza gioia riusciva a essere un film travolgente e pieno di energia nonostante tanti difetti. Elle & John è speculare: trovare dei difetti nel film in sé è difficile, eppure…

Ella & John

In realtà un grosso problema c’è, quello che dà al film un odore un po’ stantio, che ti fa uscire dalla sala stringendo le spalle con sufficienza: la tensione puramente superficiale di Virzì per un certo cinema statunitense. Già La pazza gioia era a conti fatti un road movie, ma un road movie volutamente squinternato come le sue protagoniste, che non aderendo alle regole di genere voleva essere un’ode alla diversità, intento in cui riusciva molto bene.

L’impressione è che andando negli USA Virzì temesse di fare la figura dell’italiano all’estero, e abbia cercato di scrollarsi di dosso ogni residuo di “non americanicità”. Ma non essendo lui americano, e non avendo nulla di quel cinema, il risultato è la realizzazione di un film privo di qualunque carattere, che nel suo disperato tentativo di essere qualcosa che non può essere diventa un fantasma impalpabile.

Ella & John

Ecco allora che Virzì, che è andato negli Stati Uniti per fare un film statunitense, racconta di una coppia di statunitensi che su un camper statunitense viaggiano lungo strade statunitensi ascoltando musica statunitense mentre parlano di letteratura statunitense. In ogni inquadratura Ella & John sembra gridare «Guardatemi! Sono un film americano!». Ma è ovviamente solo la patina superficiale di un film che degli Stati Uniti non racconta nulla, ed essendo un’imitazione non ha una propria anima, e fallisce così nel raccontare qualunque cosa.

Per carità, è un’imitazione fatta con mestiere e che a molti può risultare godibile, ma si tratta del film più dimenticabile di Virzì. Magari non il peggiore, ma sicuramente quello che ha meno cose da dire. In effetti, non ne ha nessuna.

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Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

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