Tre Manifesti a Ebbing, Missouri: la recensione

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, si interroga sui concetti di rabbia, giustizia e perdono in una società abbandonata. Scritto e diretto da Martin McDonagh.

0
35241

Mildred Hayes vive nel Missouri, in una cittadina bigotta e retrograda chiamata Ebbing. È la madre di Angela, una ragazzina stuprata e uccisa. Mildred vuole sollecitare la polizia locale a indagare con più convinzione sul fatto; decide di investire i propri risparmi per affiggere tre manifesti con dei forti messaggi destinati allo sceriffo, Bill Willoughby. I poster provocheranno diverse reazioni nei vari personaggi della cittadina e nelle forze dell’ordine. La storia si sviluppa in una guerra fra la donna protagonista e un poliziotto: entrambi sono in parte nel giusto e in parte nell’errore. Attorno ai due viene delineato il ruolo e la psicologia di altri personaggi che condizionano concretamente la linea narrativa principale: dalla madre di lui all’ex marito di lei, passando per il figlio (Lucas Hedges), e un nano. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, è un film drammatico che a tratti spezza il ritmo con un’ironia da black comedy. Un’opera d’intrattenimento tratteggiata con maestria, in grado di coinvolgere completamente lo spettatore in un contesto sociale degradato e abbandonato.

Sam Rockwell interpreta Jason Dixon

La rabbia si impone come protagonista nel film di Martin McDonagh, che ritrae dei personaggi vittime di perdite e paure. Il dualismo dei due personaggi principali, interpretati da Frances McDormand e Sam Rockwell, viene controbilanciato dal pizzico di saggezza dello sceriffo (Woody Harrelson). Il contesto sociale diviene di un’importanza fondamentale ai fini della riuscita del film: la violenza della polizia, il bigottismo del prete di paese, il razzismo e la discriminazione nei confronti dei neri fanno da cornice e da sfondo a una storia ambientata in quello che sembra un altro mondo, ma che in realtà si svolge semplicemente negli USA del sud. Tutti elementi che spiegano e chiariscono le ragioni e gli obiettivi che si trovano dietro alle azioni e le scelte dei cittadini.

La rabbia regala vita a un vortice di violenza a cui diventa difficile mettere un freno. Il film, tuttavia, è anche una riflessione sulla concezione di giustizia, vissuta in maniera del tutto soggettiva nell’animo dei personaggi. Frances McDormand porta in scena una donna determinata, disposta ad andare avanti nella sua ricerca di verità e chiarezza; quasi spaventosa, a tratti, e incline a superare il limite con una certa semplicità. Un’interpretazione da sogno. L’incredibile poesia e forza comunicativa del film stanno nel concetto del perdono, che si ritaglia il suo spazio sottilmente, gradualmente e mai in maniera completa. Sta tutta lì, però, la bontà di una società che altrimenti sarebbe raccontata dal regista in maniera esclusivamente severa e critica. La poesia emerge da lì, dai colori freddi e dalla musica che passa da Mozart agli ABBA.

 

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri
Frances McDormand

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri è un film riflessivo e d’autore, di un regista che non sottrae mai alla storia il giusto spazio che meritano lo spettacolo e l’intrattenimento. La profonda analisi della società americana, i cui difetti vengono esasperati da una cittadina tipica della zona, lo rende un lavoro con cui il mondo occidentale può empatizzare con facilità. È schietto e vero, senza mai cadere nel banale e nella retorica moralista. Elementi che, applicati al cinema moderno, rendono la pellicola appetibile per eventi come Oscar e Golden Globe. La fragilità umana, oscillante e contraddittoria, fa da specchio alla società stessa; il tutto raccontato con malinconia e tristezza, con ironia e sincerità. Un grande invito a non arrendersi mai all’ingiustizia, alla cattiveria e alle divisioni sociali: i problemi si affrontano meglio insieme, nel bene e nel male. I tre manifesti rappresentano, in conclusione, la rabbia, la giustizia e il perdono; tutti elementi incapaci di vivere da soli all’interno della complessa psicologia di un essere umano.

Leggi anche la recensione di In Bruges e 7 psicopatici

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here