La serializzazione cinematografica: strategie di produzione

0
1223
Serializzazione - Sala cinema

Analizziamo il fenomeno della serializzazione cinematografica, cercando di capire le sue origini e le possibili direzioni future.

Negli ultimi anni il mondo cinematografico sta prendendo una svolta sempre più decisa verso la serializzazione dei suoi prodotti. Una tendenza che affonda le sue radici nelle prime saghe cinematografiche, evolutasi in seguito all’enorme successo che le serie tv hanno riscontrato soprattutto dal 2000 in poi. Ed è proprio all’inizio del nuovo millennio che la serializzazione cinematografica diventa un modello produttivo a cui è difficile sfuggire.

Il 2001 è un anno cardine, in quanto a distanza di un mese escono i primi capitoli di due delle più famose ed importanti saghe della storia: Harry Potter ed Il Signore degli Anelli. Entrambi sono adattamenti di saghe di romanzi preesistenti e nascono proprio con l’intenzione di rendere in forma audiovisiva una storia complessa che non si esaurisce nei suoi singoli capitoli. Questo costringe lo spettatore a vedere tutti i capitoli della saga, con conseguenze narrative ed economiche molto importanti. Queste due saghe cardine rappresentano la nascita di due logiche diverse ma complementari, i cui semi sono presenti in entrambe ma in maniera più o meno forte.

Serializzazione - Signore degli Anelli

Per quanto riguarda la narrazione, la saga cinematografica di Peter Jackson – e ancor prima quella letteraria di Tolkien – porta nel mercato hollywoodiano un modo di intendere l’autoconclusività narrativa del tutto nuovo. I singoli capitoli della trilogia non hanno valenza di per sé, o meglio, ce l’hanno ma essa è subordinata alla valenza dell’insieme. Vedere un film della saga singolarmente vuol dire implicitamente impegnarsi a vederli tutti, in quanto nessuno ha un inizio e una fine vera e propria: la storia inizia nel primo film, ma finisce nel terzo.

Questo significa che sia nell’ambito produttivo che in quello spettatoriale c’è la volontà di impegnarsi: da un lato il produttore dovrà realizzare tre pellicole diverse, con lo stesso cast, la stessa storia e possibilmente la stessa troupe, uno sforzo economico e lavorativo notevole. Dall’altro lato gli spettatori dovranno essere coscienti che se vogliono sapere come finisce la linea narrativa principale dovranno ricordare quello che è successo nel capitolo precedente e tornare al cinema a distanza di mesi, o magari anni.

E’ evidente come in quegli anni stesse cambiando il rapporto degli spettatori con il mezzo cinematografico: la partecipazione passiva si preparava a diventare attiva, come del resto era successo già nella tv per E.R. – Medici in prima linea del 1994, ma anche nel cinema per la saga di Guerre Stellari il cui primo capitolo uscì nel 1977. La novità de Il Signore degli Anelli tuttavia è la completa mancanza di un finale nei singoli film, che si concludono spesso con un enorme cliffhanger che costringe lo spettatore a vedere il capitolo seguente.

Serializzazione - Harry Potter

Dal punto di vista narrativo, la saga di Harry Potter è molto più tradizionale: ogni capitolo ha un inizio e una fine interni, con degli elementi che regalano un senso di continuità tra i vari capitoli. Una situazione che cambia solamente negli ultimi quattro film della saga. Tuttavia la novità più importante risiede nella componente economica di un’operazione del genere. La saga del maghetto creata dalla scrittrice J. K. Rowling ha dato il via ad un vero e proprio fenomeno globale che ha portato non solo ad un enorme potere commerciale in sala, ma anche alla creazione di un mondo di contenuti che viaggia per i vari media, andando ad interessare la televisione, i videogiochi, il merchandising e molto altro.

E’ tuttavia innegabile il ruolo fondamentale svolto ancora una volta da Guerre Stellari di George Lucas, che ha fatto del merchandising e della transmedialità il suo vero punto di forza. In sala, invece, la continuità narrativa spalmata fra i vari capitoli di Harry Potter ha determinato il successo degli ultimi film della saga: nonostante dal quinto si sia iniziata a percepire la stanchezza e la ripetitività, nessuno dei film è stato un flop. Tutti hanno riscontrato un successo di pubblico enorme, mentre non si può dire lo stesso della reazione della critica. Eppure è evidente come si sia separato ormai l’ambito economico da quello della qualità cinematografica, che viaggiano su binari diversi incrociandosi raramente. L’esempio più lampante è il successo di saghe come Fast and Furious e affini.

Serializzazione - Star Wars
Un poster mash-up con i primi sei capitoli di Star Wars

Da quel lontano 2001 molte cose sono cambiate, e il mercato audiovisivo ha continuato ad evolversi in maniera continua. Il successo – e la qualità – delle serie tv aumenta a dismisura, Netflix ha visto i suoi introiti crescere vertiginosamente mentre il cinema inteso come luogo fisico si è arenato sullo scoglio della concorrenza. Se prima per vedere un prodotto audiovisivo di qualità elevata era necessario vedere un film, ora – complici anche elementi come il ritmo frenetico della vita e l’evoluzione degli schermi portatili – ci si accontenta anche delle serie tv, grazie soprattutto alla migrazione di personale tecnico e artistico da un media all’altro.

Questo significa che per sopravvivere e riaffermare la propria superiorità il cinema ha dovuto adattarsi e dimostrare di poter battere la televisione sul suo campo, quello della serializzazione. A questo è dovuta la tendenza dei sequel, dei remake e delle saghe. Ogni prodotto può avere successo, ma è ovvio che il remake o il sequel di un film famoso hanno una base più solida da cui partire, composta dai fan di chi ha amato il film originale e dagli spettatori che magari a quel prodotto si approcciano per la prima volta.

Le logiche introdotte da Harry Potter, Il Signore degli Anelli e Guerre Stellari, unite alla necessità di affermare il proprio ruolo, hanno creato la situazione che oggi stiamo vivendo. Per i produttori è pericoloso abbandonare un film di successo senza realizzare un sequel, perchè vorrebbe dire lasciare una via sicura per una impervia e rischiosa. Film come T2: Trainspotting e Blade Runner 2049 sono partiti proprio da questi presupposti, e mentre il primo rappresenta la conclusione di un dittico, il secondo racchiude in sue due logiche anacronistiche e per questo risulta un esperimento particolarmente interessante.

Serializzazione - MCU
Una panoramica provvisoria del Marvel Cinematic Universe

Blade Runner 2049 non è solo un sequel dell’originale di Ridley Scott del 1982, ma è anche costruito lasciando molti punti in sospeso, caratteristica che dà la sensazione che sia volutamente incompleto per non negarsi la possibilità di un altro sequel. Un sequel che richiede un altro sequel, è questo ciò a cui la serializzazione ha condotto il cinema negli ultimi anni.

Senza dimenticare altri tentativi importanti come la creazione del Marvel Cinematic Universe, e cioè di un vero e proprio universo cinematografico le cui costellazioni sono i vari film, oppure – rimanendo in terra nostrana – la trilogia di Smetto Quando Voglio, inizialmente concepito come un film unico e poi trasformato in una serie dopo il successo del primo capitolo, ma con un difetto enorme, e cioè la subordinazione completa del secondo capitolo al terzo, così netta che esso si conclude con il trailer della pellicola successiva. La serializzazione ha i suoi lati positivi e negativi, ma rimane una logica produttiva a cui raramente è possibile sottrarsi, in attesa di vedere come si evolverà in futuro.

Visita la sezione Focus per altri approfondimenti.

Studente di Cinema. Faccio molte cose come fotografare, scrivere e bere ma non me ne riesce bene nessuna. Forse l’ultima un pò meglio delle altre.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here