Lynch e il surrealismo: breve guida alla comprensione di Twin Peaks 3

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La critica specializzata ha recentemente riacceso l’interesse verso Twin Peaks. I Cahiers du Cinéma hanno nominato la serie di Lynch il miglior film dell’anno. Sono seguiti a ruota gli apprezzamenti di Sight & Sound, New York Times, the Guardian e Vulture. Oltre alla nomination guadagnata da Kyle MacLachlan al Golden Globe.

Il tutto mentre molti ancora si stanno riprendendo dallo shock provocato dall’ultimo episodio. 57 minuti anticlimatici che sono riusciti a condensare mistero, oniricità, tensione e, diciamocelo, anche un pizzico di noia. Ma questo è Lynch, prendere o lasciare, offrire sempre il contrario di ciò che sarebbe lecito aspettarsi. Privilegiare le idee alla chiusura delle trame. Domande non risposte.

Ciò, va da sé, non nasce tanto da un istinto beffardo che tende a prendersi gioco dello spettatore, quanto da una precisa scelta artistica presa ormai decenni fa.
Alla luce di questo proviamo, piuttosto che perdere il senno scagliando il computer fuori dalla finestra o cominciare un rewatch compulsivo partendo dal pilota del 1990, ad approfondire la corrente cui Lynch ha scelto di far parte sin dai primi corti degli anni ‘60, il surrealismo.

Gli orrori della guerra in Twin Peaks

Il surrealismo nasce, come altri movimenti “post-moderni”, a seguito della Prima Guerra Mondiale come modo per gli intellettuali di processare gli orrori del conflitto. Lo shock provocato nella civiltà occidentale da una mera disputa fra imperi – che causò decine di milioni di morti – fu talmente grande che gli artisti cominciarono a chiedersi se le nostre vite avessero un senso. Quale il valore della nostra esistenza se essa può essere portata via così facilmente? Il movimento surrealista fu una delle tante risposte a quest’interrogativo.

André Breton, il fondatore della corrente, voleva trovare un modo di liberare la mente umana dal pensiero razionale che poneva le sue radici nell’illuminismo, causa di tanto male.
La chiave fu trovata nell’automatismo psichico: un processo creativo guidato non tanto dalle intenzioni dell’artista, quanto dal caso e dal flusso di coscienza proveniente dal subconscio.

Prendiamo il caso della pittura. Se l’approccio di Caravaggio era quello di porsi davanti alla tela con un’idea ben chiara sul come rappresentare la propria immagine mentale, è sicuro che il modo di dipingere di Dalì fosse diametralmente opposto. I pittori surrealisti spesso cominciavano le proprie opere senza un’idea ben chiara di quello che sarebbe stato il prodotto finale. Poteva capitare che chiudessero gli occhi e cominciassero a disegnare la prima cosa venuta in mente. Oppure che un errore, come del colore caduto accidentalmente sulla tela, venisse incorporato nell’opera piuttosto che eliminato.

Bene, ma che c’entra tutto questo con Twin Peaks? Se non risulta abbastanza chiaro già ora, questo è il modo in cui Lynch ha creato tutta la sua filmografia.

Frank Silva (in alto a destra) riflesso accidentalmente nell’episodio pilota

È noto che l’idea per il personaggio di Bob in Twin Peaks nacque quando lo scenografo Frank Silva venne accidentalmente inquadrato dalle telecamere durante le riprese dell’episodio pilota. Bob sarà poi uno dei protagonisti principali nella vicenda narrata, un’entità onnipresente in tutte le stagioni.

È buffo pensare che l’idea sia nata a seguito di un errore della produzione, ma, di nuovo, questo fa capire meglio il modus operandi adoperato dall’autore. L’errore incorporato nell’opera. Non potendo avere il controllo totale su tutte le variabili in gioco, ha senso “lasciare che le cose vadano per il verso sbagliato”occasionalmente ed usare lo sbaglio come trampolino di lancio per nuove creazioni.

Altro esempio, stavolta a proposito del processo creativo.
In
questo video siamo sul set di Inland Empire. La produzione sta preparando la scenografia quando un assistente si avvicina a Lynch chiedendogli cosa serva per la scena. Lynch chiude un attimo gli occhi e dice: <<Voglio una ragazza sedicenne con una gamba sola; una bellissima ragazza eurasiatica e una scimmietta>>.

Gli elementi dell’opera non vengono scelti in base ad una loro intrinseca simbologia, si tratta solamente delle prime tre immagini mentali interessanti che balenano in mente. Ogni messaggio, ogni struttura, ogni significato arriva dopo.

L’arte surreale è aperta all’interpretazione. Manca di una spiegazione perché non proviene da un luogo razionale. Il significato dato dallo spettatore è valido tanto quanto le intenzioni dell’autore proprio a causa del fatto che i surrealisti creino senza intenzioni. Lo fanno nella consapevolezza che il mistero, l’ambiguità ed il caos sono colonne portanti della nostra vita tanto quanto la logica e la razionalità.

Credono che l’arte che narra ciò che è comprensibile sia per certi versi incompleta. Questo è il motivo per cui da sempre Lynch si rifiuta di spiegare le sue creazioni: perderebbero istantaneamente il loro valore. Un modo totalmente anticonvenzionale di scrivere una serie televisiva, ma è questo ciò che la rende speciale.

The film is the talking

Ti sei divertito? Quali sensazioni hai provato? Quali leve interne ha attivato nel tuo subconscio quella determinata scena? Questi sono gli interrogativi che Lynch vuole che il suo pubblico si ponga. Spiegare le decine di sottotrame presenti è tanto inutile quanto dannoso. Ogni risposta è valida come quella dell’artista e nell’attesa di un’improbabile quarta stagione le domande resteranno aperte.

Per mettermi i piedi in testa ci vuole Ben Affleck

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