I 15 migliori film che hanno vinto il Leone d’Oro a Venezia

La Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia ha offerto, in più di 80 anni di attività, molti film che sono diventati delle vere e proprie pietre miliari nella storia del cinema.
Dal 1946 quella che era chiamata in precedenza Coppa Mussolini divenne il Gran Premio Internazionale di Venezia per il miglior film. Tre anni dopo, nel 1949, Manon di Henri-Georges Clouzot divenne il primo film a ricevere il Leone d’oro. Da quel momento quello che la giuria ritiene il miglior film viene, ogni anno, insignito di questo riconoscimento, il più importante e prestigioso nell’ambito della manifestazione.
Non sempre il film che ha vinto il Leone d’oro è stato, effettivamente, il miglior film della Mostra e, spesso, si sono verificate vittorie clamorose o inaspettate, che hanno contribuito a creare dibattito attorno a un premio che, negli ultimi anni, sembra andare decisamente nella direzione di Hollywood e lasciare sul posto film e registi che otterrebbero, con la vittoria del Leone d’oro, una meritata visibilità.

Stilare una classifica dei migliori film che hanno vinto, dal 1946, il Leone d’oro è stata un’impresa ardua. Lasciare fuori film come Ordet, L’anno scorso a Marienbad, Il raggio verde, Still Life e I segreti di Brokeback Mountain è stato difficile, ma la redazione di CiakClub ha provato a costruire una classifica che comprendesse tutti i volti e tutte le tendenze che hanno influenzato nel corso degli anni l’assegnazione del premio.
Senza indugiare più del dovuto, ecco la classifica dei quindici migliori film che hanno ottenuto il Leone d’oro a Venezia.

15. Così ridevano (1998) di Gianni Amelio

Francesco Giuffrida ed Enrico Lo Verso in Così ridevanoUltimo film di finzione italiano ad aver vinto il Leone d’oro a Venezia, Così ridevano è una torbida storia di amore che sfocia nell’ossessione fra due fratelli provenienti dalla Sicilia che, sul finire degli anni ’50, cercano la fortuna a Torino.
Sullo sfondo di una città spettrale e di un contesto sociale di segregazione e razzismo i due fratelli, interpretati da Enrico Lo Verso e Francesco Giuffrida, si trovano a dover adattarsi in un mondo a loro ostile.
Ellittico, oscuro e dalle atmosfere allucinate immortalate dalla fotografia di Luca Bigazzi, Così ridevano venne premiato per dare un giusto riconoscimento internazionale a un regista, Gianni Amelio, che negli anni ’90 girò capolavori come Il ladro di bambini e Lamerica.

14. Joker (2019) di Todd Phillips

Joker balla sulle scaleUno dei film più apprezzati e chiacchierati del 2019, Joker di Todd Phillips ha creato una versione nuova e inedita del celebre villain. L’interpretazione magistrale di Joaquin Phoenix ha dato vita ad un personaggio iconico e memorabile. Non più soltanto il nemico di Batman, Joker diventa lo specchio di una società malata, incapace di tutelare i soggetti più fragili e vero colpevole da additare. Phillips ci propone una riflessione intelligente sul tema della sanità mentale nella società moderna, con un andamento spettacolare e spiazzante. Lo spettatore non può evitare di sentirsi coinvolto e porsi delle domande, spesso senza trovare risposta.

Commento a cura di Gaia Franco

13. La forma dell’acqua (2017) di Guillermo del Toro

I protagonisti di La forma dell'acqua si abbraccianoUno dei prodotti più riusciti di Guillermo del Toro e senza dubbio una della storie d’amore più insolite della storia del cinema. In due ore di pellicola, il regista ha compensato equamente le vicende dei protagonisti dando spazio anche al contesto propriamente storico, senza dunque dimenticare le questioni razziali, omofobe e spionistiche. Decisamente interessante rimane il piano attoriale con una Sally Hawkins al pieno delle forze e un Michael Shannon alle redini di uno dei personaggi più macabri e crudeli della sua carriera. Ancora una volta Del Toro si conferma come uno dei maggiori orchestratori del genere fantastico.

Commento a cura di Martina Folegnani

12. Tre colori: Film Blu (1993) di Krzysztof Kieślowski

Primo piano di Juliette Binoche con luce bluNon è facile affrontare un tema delicato come quello del lutto. Film Blu di Kieślowski ci riesce con una potenza e un’intensità rara. Primo film della Trilogia dei Colori, il Blu rappresenta da un lato la Libertà del motto francese, dall’altro il Dolore, su cui conduce un’intensa riflessione. Julie (Juliette Binoche) ha perso il marito e la figlia in un incidente stradale, e la sua reazione è radicale: ricerca la libertà abbandonando ogni legame col passato, in una sorta di suicidio mentale. L’unico elemento che quasi la perseguita e non riesce ad abbandonare è la musica del marito.

Commento a cura di Gaia Franco

11. Faust (2011) di Aleksandr Sokurov

Primo piano del diavolo in FaustElitario, per critici, spocchioso. Questi sono alcuni degli attributi che ricevette Faust di Aleksandr Sokurov dopo la vittoria del Leone d’oro a Venezia nel 2011. Nulla di più sbagliato. Il film del maestro russo è una brillante riproposizione del mito faustiano che trasuda arte in ogni fotogramma. Prescindendo dallo spessore filosofico del film non si può non rimanere a bocca aperta per la grazia e l’eleganza con cui Sokurov costruisce ogni inquadratura e ogni singolo movimento di camera. Fra attori diretti magistralmente e la splendida fotografia di Bruno Delbonnel, Faust è sicuramente uno dei film migliori dello scorso decennio, nonchè uno dei migliori film ad aver vinto il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia.

10. Hana-bi – Fiori di fuoco (1997) di Takeshi Kitano

Hana-Bi ruota intorno a un ex poliziotto, Nishi, una figura brusca nel suo stoicismo e insolitamente violenta.
Come un cataclisma, si scagliano sulle sua vita eventi nefasti: la morte della figlia, la diagnosi di leucemia alla moglie e una raccapricciante sparatoria che costringe il suo amico, Horibe, in sedia a rotelle.
La narrativa di Kitano è intenzionalmente frammentata e non lineare. A partire dai tragici eventi al centro commerciale, rivelati solo gradualmente, lo spettatore è costretto per l’intera durata del film a partecipare alla costruzione della storia.
Nishi, ricercato dagli uomini della yakuza, rapina una banca e utilizza il bottino per un ultimo viaggio con sua moglie.
Nella pellicola è evidente il contrasto tra la violenza estrema e la dolcezza infinita. Nei 103 minuti, tra scene sanguinose e incantevoli dipinti di fiori, tra momenti di immobilità e lampi di furia, la presenza di Kitano come protagonista è penetrante, esplosiva.

Commento a cura di Agostina Carella

9. The Wrestler (2008) di Darren Aronofsky

Primo pianod i Mickey Rourke in The WrestlerIn quello che era, prima della serie di vittorie di film Hollywoodiani, uno dei maggiori successi commerciali per un film Leone d’oro, Darren Aronofsky racconta, con l’ausilio di un eccezionale Mickey Rourke, una turpe storia di ricerca ossessiva della gloria, di autodistruzione e di accettazione di sé. Il film, sicuramente il miglior risultato ottenuto finora da Aronofsky, lo mise in luce come regista polivalente, capace di mantenere la propria cifra estetica e stilistica in film che spaziano fra le diverse tematiche e i diversi mondi. Mickey Rourke è in perfetta sintonia con il personaggio interpretato nel film. Il risultato è il miglior film sul mondo del Wrestling nonchè uno dei migliori ritratti di star decadute del 21° secolo.

8. Deserto Rosso (1964) di Michelangelo Antonioni

Primo piano Monica Vitti in Deserto RossoUno dei migliori ritratti della desolazione umana e uno dei più accurati dipinti della solitudine Antoniana, molto più in là de L’Avventura. Il regista affida a Monica Vitti un profilo molto difficile da interpretare, sfociando in una performance che non ha certo deluso le aspettative. Deserto Rosso e la sua prima protagonista proseguono infatti sul percorso dell’alienazione umana e dell’incomunicabilità attraverso allucinazioni visive e sonore che solo lo spettatore e Giuliana sembrano comprendere. Interessanti il lato cromatico e la sceneggiatura che rendono il personaggio di Monica Vitti uno dei più sofferenti ma iconici della storia del cinema moderno.

Commento a cura di Martina Folegnani

7. La battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo

Una scena da La battaglia di AlgeriQuello che oggi conosciamo come uno dei più importanti capolavori del cinema italiano degli anni ’60, all’epoca vinse il Leone d’oro fra molte polemiche. La storia raccontata, la guerra di indipendenza algerina e soppressione dei moti indipendentisti da parte del governo Francese, era attualissima e, seppur non raccontata per la prima volta (molti film francesi degli anni ’60 affrontavano quel tema), veniva messa in scena con uno stile diretto, depoeticizzato, apertamente rivoluzionario e antifrancese.
Girato interamente ad Algeri, il film di Gillo Pontecorvo è un grave atto di accusa verso il colonialismo, un inno alla libertà dei popoli. Ancora oggi è viva testimonianza di un modo di intendere il cinema come atto espressamente politico che, ormai, non sembra riscontrare più il favore né del pubblico né della critica.

6. Amleto (1948) di Laurence Olivier

Primo piano di Olivier in AmletoPoco ci sarebbe da affermare sulla grandezza di quello che è, assieme a Falstaff di Orson Welles e Ran di Akira Kurosawa, il miglior adattamento per il grande schermo di un’opera di Shakespeare.
Eppure, a distanza di più di 70 anni dall’uscita di questo capolavoro del miglior attore shakespeariano del Novecento, è importante ribadirne la grandezza per chi ancora crede che non si possa fare del grande cinema pur con un’impronta spiccatamente teatrale.
L’Amleto di Laurence Olivier fu un enorme successo ed è, senza ombra di dubbio, uno dei migliori film ad essersi aggiudicato il premio principale a Venezia.

5. L’infanzia di Ivan (1962) di Andrej Tarkovskij

Il bacio sul burrone in L'infanzia di IvanNel lontano 1962 un regista trentenne presentò il proprio lungometraggio d’esordio alla Mostra internazionale del cinema di Venezia e ottenne, non senza polemiche, il Leone d’oro. Quel regista era Andrej Tarkovskij e quel film era L’infanzia di Ivan, uno dei pù importanti manifesti antibellici della storia del cinema nonchè primo tassello della carriera di un regista che avrebbe girato solo capolavori.
Le atrocità della II guerra mondiale vengono quasi lasciate in disparte da Tarkovskij per concentrarsi sugli effetti che il conflitto bellico suscita nella psiche di un giovane combattente, Ivan. Poco più che un bambino, Ivan non ha avuto un’infanzia. Ha vissuto per la guerra e l’ha affrontata con lo spirito di un ragazzino, ma i suoi sogni parlano un’altra lingua, una lingua che sa di libertà e di spensieratezza, cose che Ivan non avrà mai.

4. Le mani sulla città (1963) di Francesco Rosi

Rod Steiger con alle spalle una piantina in Le mani sulla cittàUno dei maggiori titoli del cinema politico italiano, Le mani sulla città racconta l’estendersi tentacolare degli abusi edilizi e dell’urbanizzazione incontrollata in pieno Boom Economico. Quelle mani, tutt’altro che pulite e piuttosto lavate dal sangue, appartengono a un moderno Pilato: Rod Steiger, un palazzinaro responsabile del crollo di un edificio. A indagare, una commissione sballottata da un ufficio a un altro come nel palazzo che rende folli de Le dodici fatiche di Asterix. Un capolavoro di denuncia delle maglie del potere rimasto ineguagliato, nella sua chiarezza quasi didascalica, dalla corrente cinematografica successiva, progressivamente costretta nel simbolismo e arresasi al grottesco.

Commento a cura di Carlo Giuliano

3. America Oggi (1993) di Robert Altman

Primo piano di Tom Waits in America oggiNel 1993 a Venezia vinsero aex-equo due film: Film Blu e America oggi, entrambi presenti in questa classifica.
Uno dei molti capolavori di Robert Altman, America oggi è probabilmente il ritratto meglio riuscito dell’America post-raeganiana che sia mai stato portato sul grande schermo. Film corale che vede un cast che spazia da Jack Lemmon a Robert Downey Jr. passando per Tim Robbins, Julianne Moore, Jennifer Jason-Leigh e Tom Waits, il ritratto di una serie di famiglie di Los Angeles è presentato da Robert Altman con il consueto sguardo ironico, intrusivo, che nasconde dietro alla salacità le tragedie, apparenti e sotterranee, delle famiglie protagoniste del film.
Si ride, si piange, ci si emoziona, si riflette. Tutto ciò che ha reso grande il cinema di Robert Altman è presente in questo film che è, senza ombra di dubbio, uno dei migliori film degli anni ’90 nonchè uno dei migliori film a essersi aggiudicato il Leone d’oro a Venezia.

2. Rashomon (1950) di Akira Kurosawa

Primo piano di Toshiro MifuneCosa si può dire davanti a uno dei migliori film della storia del cinema? Rashomon, uno dei molti capolavori di Akira Kurosawa, arrivò al Lido nel 1951 e ottenne il Leone d’oro. Da quel momento il cinema giapponese sbarcò in Occidente e tutti poterono conoscere i film dei più importanti maestri giapponesi, uno su tutti Kenji Mizoguchi che divenne, fino alla sua morte, un habituè della Mostra.
Parlare dell’importanza della struttura narrativa del film, delle inquadrature che hanno fatto scuola, della filosofia che sta dietro a Rashomon, a 70 anni dalla vittoria del Leone d’oro a Venezia, non è mai superfluo. Fino a quando esisterà il cinema non sarà mai superfluo tornare alle origini, a Rashomon, la più inscalfibile pietra miliare della storia della Settima Arte.

1. La Grande Guerra (1959) di Mario Monicelli

Alberto Sordi e Vittorio Gassman in La grande guerraIl mastodontico film bellico di Mario Monicelli ha saputo restituire una panoramica completa di cosa è stato il primo conflitto mondiale, almeno per il lato italiano. Nonostante la formazione comica del regista, Monicelli è riuscito nell’intento di trasmettere l’atmosfera che i soldati italiani hanno respirato al fronte, dalla recezione della propaganda fino ai periodi di stasi. Le vicende di Jacovacci e Busacca riescono, nonostante il corposo cast, a primeggiare sull’interezza del film, mostrando il peso della guerra sugli uomini. Il film di Monicelli, vicino ai prodotti del dopoguerra, riesce tuttavia a bilanciarsi grazie all’interpretazione tragico comica di Sordi e di Gassman.

Commento a cura di Martina Folegnani

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