10 film che non sapevi essere tratti da graphic novel e fumetti

Da sempre il cinema attinge a piene mani dalle altre forme d’arte, traendo ispirazione e adattando le opere più disparate. Lo stesso avviene con i fumetti ma questa tendenza non coinvolge solo le note trasposizioni supereroistiche ma anche molti altri film tratti dal mondo della non arte.
Snowpiercer, Atomica Bionda, Il Corvo, Old, A History of Violence tra i film che non sapevi essere tratti da fumetti e graphic novel

Se cercate prodotti Marvel e DC state leggendo l’articolo sbagliato. Se vi aspettate di trovare qualsiasi altro prodotto di genere supereroistico idem. Lo stesso vale per quei film la cui provenienza è più che risaputa. Da sempre infatti la settima e la nona arte sono comunicanti tra loro, talvolta anche inaspettatamente. Ecco quindi 10 film che non sapevi essere tratti da fumetti o graphic novel.

Il Corvo

Brandon Lee in una scena del film Il Corvo

Uno dei cult assoluti degli anni ‘90, la cui iconicità è stata suo malgrado alimentata dalla prematura e accidentale scomparsa di Brandon Lee in seguito ad un tragico incidente sul set. È la storia di Eric Draven, brutalmente assassinato durante la notte del diavolo e tornato in vita per vendicare l’aggressione subita che ha causato anche la morte della sua futura sposa, Shelley. L’amore e la violenza si scontrano in una Detroit costantemente bagnata dalla pioggia e caratterizzata da una sempre più crescente delinquenza.

L’opera originaria è disegnata e scritta da James O’Barr, pubblicata tra il 1988 e il 1989 da Caliber Comics per un totale di cinque albi, riunito successivamente in una raccolta. Le maggiori differenze sono da ritrovare nella caratterizzazione dei personaggi, anche del protagonista, la cui carriera non è mai rivelata, ma soprattutto nello svolgimento dell’omicidio. Eric e Shelley infatti non sono aggrediti nella loro casa ma durante un viaggio in auto, con Eric ferito e inerme obbligato ad assistere alle violenze subite dall’amata. Infine il Corvo non è una semplice figura che compare al seguito dell’antieroe ma comunica con lui.

Era mio padre

Tom Hanks in una scena del film Era mio padre

Sam Mendes dirige il film basato sul fumetto di Max Allan Collins intitolato La strada della perdizione, basato a sua volta sulla vera storia del boss criminale John Looney. Era mio padre, candidato a sei premi Oscar e vincitore del premio per la miglior fotografia, presenta un Tom Hanks distante dalle consuete interpretazioni, perfettamente calato nei panni del gangster crudele ma spinto da una forte umanità. Mike Sullivan, prediletto del malavitoso irlandese John Rooney, è costretto alla fuga e cercare protezione dopo che la sua famiglia è stata uccisa, fatta eccezione per il figlio Michael Jr.

Il film come il fumetto è un noir in piena regola che tramuta in un road movie. La strada della perdizione diventa la strada degli Stati Uniti degli anni ‘30 reduci dalla Grande depressione, nella quale Mike è messo a confronto con il suo passato ma soprattutto con il futuro idealizzato nel figlio. Lo sguardo innocente e meravigliato di un bambino è raffrontato con quello ormai colpevole di un genitore, alla sua ultima occasione per salvaguardare quell’innocenza e spezzare il legame con quella vita rimasta a lungo nascosta.

A History of Violence

Ed Harris e Viggo Mortensen in una scena del film A History of Violence

Ebbene sì, anche quel gran film intitolato A History of Violence rientra nella categoria di quei film che non sapevi essere tratti da fumetti. Cronenberg attinge dalla graphic novel omonima scritta da John Wagner e illustrata da Vince Locke, risultando abbastanza fedele fatta eccezione per la scelta dei nomi di alcuni personaggi. Viggo Mortensen è Tom Stall, proprietario di una tavola calda nella piccola città di Millbrook e padre di famiglia, la cui vita verrà stravolta dopo essere diventato un eroe per aver sventato una rapina, uccidendo per legittima difesa i due criminali.

Una trama tutt’altro che complessa ma che prende una piega inaspettata quando la normalità viene bruscamente interrotta e la violenza prende piede in una cittadina lontana dal caos delle grande metropoli, dove la malavita tesse le sue reti. Cronenberg approfondisce così la riflessione sul corpo umano portata avanti lungo tutta la sua filmografia, concentrandosi sul tema dell’identità e della violenza atavica.

Persepolis

Una scena del film Persepolis

Quello realizzato da Marjane Satrapi è un progetto personale unitario, partito dalla pagine e dall’inchiostro del fumetto e giunto sul grande schermo, conquistando il premio della giuria al Festival di Cannes e rientrando tra i candidati agli Oscar e ai Golden Globe. Un’opera autobiografica che, affrontando le aspre critiche del governo iraniano, affronta il percorso di formazione di Marjane, cresciuta durante gli avvenimenti della rivoluzione, culminata nell’ascesa della repubblica islamica sciita e la conseguente limitazione della libertà.

La vita della protagonista scorre con un impeccabile bianco e nero dall’infanzia all’età adulta, con tinte di colore presenti solo nella controparte filmica, mostrando l’oppressione presente nel proprio paese ma anche la difficoltà ad integrarsi durante in quell’Europa a lungo sognata. Il romanzo a fumetti segue gli eventi a partire dallo scoppio della rivoluzione, aggiungendo molti più dettagli alla vita di Marjane, per una narrazione ad episodi, mentre il film porta avanti una narrazione fluida, anche grazie all’importante apporto dell’animatore francese Vincent Paronnaud.

La vita di Adele

Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux in una scena del film La vita di Adele

Il blu è un colore caldo è l’opera di Jul Maroh che ha ispirato Abdellatif Kechiche ed il suo La vita di Adele. Protagoniste del film palma d’oro al Festival di Cannes sono appunto Adele (Adele Exarchopoulos) ed Emma (Lea Seydoux), che mettono a nudo le proprie emozioni e sentimenti. A nudo nel vero senso della parola perché il film, nel raccontare una relazione amorosa passionale, mostra esplicitamente i rapporti saffici, destando molto scalpore per quello che risulta un prodotto erotico profondo, presentato proprio quando in Francia era appena stata approvata la legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Una scelta controversa non approvata dall’autore del fumetto che ha interpretato come forzato l’inserimento delle suddette scene, non rispettando, a suo dire, lo spirito dell’opera originale, più attenta nello sviscerare l’aspetto emotivo. Addirittura la sfera sessuale è approcciata con maggiore titubanza, rimarcando le difficoltà di Clementine (Adele nel film) nel conoscere la propria sessualità. La controparte cartacea tende ad una maggiore drammaticità che permea sin dalle prime pagine che raccontano la relazione tra Clem ed Emma sotto forma di flashback.

Snowpiercer

Chris Evans e Go Ah-sung in una scena del film Snowpiercer

Prima della definitiva consacrazione fuori dai confini nazionali e dai ristretti circoli cinefili grazie al successo di Parasite, Bong Joon-oh si presenta al grande pubblico con un titolo distopico-fantascientifico. Snowpiercer cavalca l’apoteosi Marvel affidando il ruolo del protagonista a Captain America Chris Evans, costretto all’interno di un treno con gli ultimi sopravvissuti ad una seconda era glaciale. La spazio claustrofobico gestito registicamente con dinamismo e creatività si presta perfettamente al cinema del regista coreano, affrontando la stringente divisione in classi sociali applicata nei 1001 vagoni presenti sul treno.

La graphic novel Le Transperceneige è un lavoro a sei mani, frutto della collaborazione tra Jacques Lob, Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand, che nel delineare la distopia non lasciano alcuno spazio alla speranza, evidenziando come l’umanità sia ormai spacciata. Il treno, una sorta di reinventata arca di Noé, crea solo l’illusione della sicurezza ma è solo un ritardare l’inevitabile cancellazione, tanto che al suo interno sono ricreati quei meccanismi sociali, mossi dal classismo e dalla ricerca ossessiva del potere e del controllo.

Atomica bionda

Charlize Theron in una scena del film Atomica Bionda

Diretto da David Leitch e con protagonista una glaciale Charlize Theron, Atomica bionda rientra a pieno titolo tra quei film che non sapevi essere tratti da un fumetto, anche perché si distacca quasi completamente dalla versione cartacea. La città più fredda non è un action ma un noir moderno, asciutto sia nella scrittura sia nelle illustrazioni, con vignette ad ampio respiro grazie ad un bianco e nero molto essenziale. Al contrario il film di Leitch ricalca i fasti del genere action alla John Wick, del quale è regista non accreditato oltre che produttore.

Atomica bionda risulta ipercinetico, in un susseguirsi di combattimenti corpo a corpo o con armi da fuoco coreografati perfettamente, dove a predominare sono le luci al neon di un’estetica sgargiante. Lorraine Broughton è sempre una spia dell MI6 a cavallo della caduta del muro di Berlino ma certamente più sbottonata. La resa finale è un adattamento , potremmo dire in negativo, volendo ribaltare gli stilemi del genere, ricercando una natura pop di grande impatto e intrattenimento.

La terra dei figli

Leon Faun e Maria Roveran in una scena del film La terra dei figli

Coraggiosa e sfortunata l’operazione di trasposizione tutta italiana che, a fronte di una realizzazione curata esteticamente a partire dalla novel di Gipi, vive il nefasto strascico del covid passando del tutto in sordina. Eppure l’approccio rispettoso di Cupellini è da elogiare  e dimostra come anche il nostro paese sia in grado di proporre un film dal setting post-apocalittico con pochi mezzi a disposizione, sfruttando gli scenari e le ambientazioni del nostro paese, sfruttando le rive del Po per mostrare un futuro marcio e arrugginito, un passato dimenticato.

In un tempo non specificato facciamo la conoscenza di un padre e di un figlio, entrambi senza nome, obbligati ad una vita di stenti a causa della catastrofe provocata dalle vecchie generazioni. L’involuzione della società, in Gipi come in Cupellini, è una testimonianza persa, così come l’alfabetizzazione che ne custodisce i segreti residui. Il fumettista, nella piena maturità della carriera, abbandona l’acquerello e l’autobiografismo preferendo la sintesi grafica, mentre a crescere sono dialoghi ma anche i silenzi. Una distopia che vuole parlare di noi, del propagarsi dell’odio e della necessità di riappropriarsi dell’amore.

Old

Thomasin McKenzie e Alex Wolff in una scena del film Old

M. Night Shyamalan è particolarmente noto per la costante presenza di plot twist all’interno dei suoi film ma anche per un forte interesse nei confronti del materiale supereroistico e quindi del fumetto, che più volte ha ispirato le sue produzioni. Esempio di ciò, sempre per la serie i film che non sapevi essere tratti da, è Old, adattamento della graphic novel Castello di sabbia, da un’idea di Pierre Oscar Levy e disegnato da Frederik Peeters. La base di partenza è la stessa: una famiglia si ritrova in una spiaggia dove il tempo scorre più velocemente.

In modo differente film e fumetto trattano il tema della vecchiaia, dell’inesorabile finitezza umana che, come un fragile castello di sabbia costruito sulla spiaggia, è destinato a rimanere in piedi fino all’inaspettato sopraggiungere di un’onda. Differente perché il castello in quanto costruzione rimane centrale nel dispiegarsi degli eventi su fumetto, mentre Shyamalan pone l’accento su cosa nasconda la spiaggia, proponendo una risoluzione finale inaspettata alla quale prende rigorosamente parte come cameo, trascinando la chiusura pedissequa del romanzo. 

The Killer

Michael Fassbender in una scena del film The Killer

Chiudiamo questo elenco di titoli con un’uscita recente, passata per il lido veneziano e direttamente distribuita in streaming dopo una fugace apparizione in sala. David Fincher torna dietro la macchina da presa con un thriller privo di ogni qualsiasi emozione. The Killer è un’operazione chirurgica nella quale Michael Fassbender interpreta il suo essere un sicario come fosse un lavoro comune, metodico e glaciale nel portare a termine l’ennesimo incarico. Un cinismo che appartiene anche alla miniserie a fumetti scritta da Matz e disegnata da Luc Jacamon che però insistono sui turbamenti del killer anonimo.

Il raggiungimento di un obiettivo finale, l’agognato ritiro a vita privata in Venezuela, porta alla luce valori rimasti sopiti a lungo e una perenne solitudine auto inflitta, costretto a fronteggiare fantasmi del passato e demoni interiori. In questo il killer di Fincher si discosta dall’originale, nel suo essere eccessivamente calcolatore, nel non presentare un background, nel non tentennare mai proprio come il comparto tecnico del film, volto a infastidire lo spettatore che non può provare, volutamente, alcuna empatia nei suoi confronti.

Questi dunque sono solo alcuni dei film che non sapevi essere tratti da un fumetto o una graphic novel, per quello che è uno scambio tra due linguaggi assai vicini tra loro che si influenzano reciprocamente, spesso senza che lo spettatore o il lettore se ne accorga.

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