Kim Ki-duk: i 10 migliori film del regista sudcoreano

Kim Ki-duk ci ha lasciato troppo presto. È morto pochi giorni prima di compiere 60 anni. Se siete fra coloro che hanno iniziato a interessarsi di cinema sudcoreano all’indomani del fenomeno Parasite, il suo cinema e questa classifica è qualcosa che non volete assolutamente perdervi.
Una scena del film Breath

La prematura scomparsa di Kim Ki-duk, avvenuta in circostanze che sembrano uscite dalla trama di uno dei suoi film, ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama del cinema contemporaneo.

Il regista che il 20 dicembre del 2020 avrebbe compiuto 60 anni, aveva imposto sin dalla fine degli anni ’90, con il suo esordio Coccodrillo fino ad arrivare al più recente Il prigioniero coreano che abbiamo recensito qui, un modo totalmente nuovo e personale di intendere il cinema.

Le sue parabole di amore, morte, solitudine, violenza, accettazione e dolore hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema e verranno ricordate per sempre. I silenzi, la raffinatezza dei simboli, l’incredibile potenza comunicativa delle immagini, hanno rotto ogni convenzione e ogni schema precostituito e si sono imposti come caratteristiche di uno stile in continuo divenire, tormentato e frenetico, fatto di passi in avanti e passi indietro, di sclerotizzazioni e di improvvisi dinamismi.

Eppure Kim Ki-duk ha sempre incontrato il fascino del pubblico occidentale. In Italia i suoi film nei primi anni 2000 sono stati sempre accolti bene dal pubblico. I dvd di molti suoi film sono ancora oggi reperibili in ogni dove. Il suo nome ha circolato per anni nei circuiti del “cinema d’esssay” e di esso è stato uno dei più significativi simboli. Un regista unico, autore di alcuni dei film più affascinanti del 21° secolo, la cui scomparsa lascia un vuoto incolmabile. Andiamo a ripercorrere la carriera di Kim Ki-duk selezionando dieci titoli che l’hanno portato a entrare nei nostri cuori e nell’immaginario collettivo. Ovviamente, se avete scoperto il cinema sudcoreano con Bong Joon-ho, Kim è regista imprescindibile da recuperare. Ma qui vi abbiamo consigliato ben 20 film sudcoreani se vi è piaciuto Parasite, provenienti da tantissimi registi diversi.

10. Coccodrillo (1996)

Una scena del film Coccodrillo

Coccodrillo è il potentissimo esordio di Kim Ki-duk. Girato con pochi mezzi, il film contiene in sé tutte le caratteristiche del suo cinema. Senzatetto e prostitute soli e abbandonati che si muovono nelle periferie di una grande città e che vivono di espedienti sono potagonisti di una storia di amore e di ossessione dai risvolti tragici. L’originalità delle soluzioni stilistiche e la crudezza con cui il regista racconta gli eventi sono sin da subito marchio di fabbrica del suo cinema. Ancora oggi il film di Kim Ki-duk, infatti, riesce a mantenere intatta la potenza presente in molte scene.

9. Bad Guy (2001)

Una scena del film Bad Guy

Bad Guy è uno dei primi successi di Kim Ki-duk. Il film del 2001 racconta con simboli di grandissimo impatto una malsana storia di ossessione, d’amore e di dolore. Un lenone, ferito nell’orgoglio, ma segretamente innamorato, schiavizza una ragazza che lo ha umiliato tirandogli uno schiaffo e la obbliga a prostituirsi per lui per ripagargli un debito. Bad Guy è un film crudele, in cui la violenza non viene mai censurata, ma viene anzi mostrata in tutta la sua asciutta e non spettacolare brutalità. Eppure nel film di Kim Ki-duk si cela dell’amore, un amore malsano, contorto, un amore che si mischia al dolore della perdita e che si confonde nell’alienazione mentale e sociale che vivono i protagonisti. Un film di grande impatto emotivo che, nei suoi silenzi, è destinato a rimanere impresso per sempre nella mente dello spettatore.

8. Birdcage Inn (1998)

Una scena del film Birdcage Inn

Il tema della prostituzione, presente in moltissimi film di Kim Ki-duk, compare anche in Birdcage Inn.
Il film, caratterizzato da un simbolismo esplicito sin dal titolo, contiene alcuni degli elementi cardine della poetica di Kim Ki-duk. Il mare, il silenzio, il sesso, la pittura, l’incomunicabilità. Una ragazza amante dell’arte e, nello specifico, di Egon Schiele, si prostituisce in un bordello gestito da una famiglia che investe quanto ricavato per l’istruzione universitaria della propria figlia. In un ambiente post-moderno caratterizzato da strutture fatiscenti si evolve un dramma sull’incapacità di comprendere i sentimenti altrui e sul pregiudizio. Con picchi di lirismo forse unici nella filmografia di Kim Ki-duk e scene pregne di vera e autentica emozione, Birdcage Inn è probabilmente il miglior film girato dal regista negli anni ’90.

7. La Samaritana (2004)

Una scena del film La Samaritana

La Samaritana è uno dei film più noti di Kim Ki-duk. Il silenzio tipico di molti film del regista sud-coreano cede il posto a dialoghi in una pellicola che, comunque, riesce ad avere una forza comunicativa ed espressiva in immagini che si imprimono nel cuore. Una ragazza che si prostituisce per garantire a lei e all’amica un viaggio in Europa, scoperta, si butta giù da una finestra e muore. L’amica, presa dai sensi di colpa, si sostituirà lentamente a lei visitando i clienti con cui la ragazza si era prostituita, ma suo padre, un poliziotto, non lo accetterà. Una trama che sfocia, in maniera totalmente anticlimatica, nella tragedia sin da subito, cede il posto a un’analisi tanto sottile quanto potente dei rapporti fra padre e figlia. Con simboli di una raffinatezza quasi eterea e immagini mozzafiato per carica emotiva e psicologica, La Samaritana, Orso d’argento al Festival di berlino, è uno dei capolavori di Kim Ki-duk destinato a mantenere intatto il suo fascino per sempre.

6. Pietà (2012)

Il poster del film Pietà

Pietà segna il ritorno nel panorama dei festival europei di Kim Ki-duk dopo una pausa di alcuni anni dovuta a un incidente avvenuto sul set di Dream in cui l’attrice protagonista ha rischiato di morire.
Leone d’oro a Venezia, Pietà è la decostruzione del revenge-movie, genere di enorme successo in Corea del Sud. Nella periferia di una Seul in cui gli uomini vivono in funzione delle macchine industriali uno strozzino amputa parti del corpo delle persone rendendole disabili per incassare i soldi dell’assicurazione sanitaria. E’ un diavolo che tenta con il denaro le classi subalterne a cui egli stesso appartiene per fare non i propri interessi, ma quelli della classe dominante per cui lavora. Orfano, la sua vita verrà sconvolta dall’incontro con una persona che si dice sua madre.

Pietà è un grido disperato contro i mali della società coreana. La poesia e la potenza simbolica delle immagini che hanno caratterizzato il cinema di Kim Ki-duk di fine anni ’90 e primi anni 2000 sono quasi assenti. La violenza viene esplicitata e resa con con un’attinenza alla realtà che la rende, per davvero, dolorosa. Non c’è l’esplosione di sangue o la spettacolarità dei revenge-movie coreani, c’è solo l’asciutta e cruda analisi del prodotto di una società capitalista che abbandona i propri figli nelle periferie e li rende vittime e carnefici allo stesso tempo. Una sacralità di matrice cristiana emerge nella compassione e nell’impossibilità di arrivare veramente a una vendetta e nello spiraglio di una possibilità di redenzione che si può consumare solo con la morte, con il sacrificio. Il visionario finale, questo sì in linea con la poetica di Kim Ki-duk, non può esser dimenticato facilmente. Se volete approfondire, trovate qui la nostra recensione di Pietà.

5. Time (2006)

Una scena del film Time

Time è uno degli ultimi successi della fase di carriera di Kim Ki-duk che si chiude drasticamente nel 2008 con Dream. Una storia di amore in cui i temi tipici del cinema del regista sud-coreano non sembrano, all’apparenza, trovare posto, lasciando spazio a una complessa riflessione sul significato dell’amore.
Probabilmente il film più stratificato e “complicato” di Kim Ki-duk, Time dispensa alcune delle riflessioni più affascinanti dell’intera filmografia del regista.

Kim Ki-duk riflette infatti sul significato della vita di coppia e dell’amore. Sull’invecchiamento e sull’affievolirsi del sentimento amoroso, sulla continua necessità di alimentare la fiamma della passione.
Time è un film sullo scorrere del tempo e sul ruolo che esso ha nello stravolgere le relazioni umane ed è un film sul significato del volto, della maschera che l’uomo indossa ogni giorno per presentarsi nella società. Delicato e profondamente umano nella dissezione Kim Ki-duk che opera nella storia d’amore fra i due protagonisti, Time regala alcune delle immagini più ammalianti dell’intera carriera del regista
sud-coreano in un’atmosfera rarefatta e dal grande impatto emotivo.

4. Address Unknown (2001)

Una scena del film Address Unknown

Address Unknown è un film fondamentale per comprendere determinati riferimenti politici che caratterizzano quasi tutti i lavori di Kim Ki-duk. Il cinema del regista sud-coreano, infatti, è anche (e soprattutto) un cinema di denuncia dei mali della società coreana caratterizzata da un divario fra classi sociali enorme e da un malessere generale che crea le atmosfere e i personaggi protagonisti dei film di Kim Ki-duk. Address Unknown rientra però nei film più spiccatamente “politici” girati dal regista e fa il paio con pellicole come The Coast Guard e il più recente Il prigioniero coreano.

In un paese sito in vicinanza di una base americana vive una donna che riceve lettere da un mittente sconosciuto e che cresce un figlio nato da una relazione con un soldato afro-americano.
Il giovane non viene accettato dai suoi compaesani e, trattato come un bastardo, viene relegato a svolgere compiti disumanizzanti. La sua vicenda si intreccia con quella di altri ragazzi che subiscono attivamente le ingerenze e le prepotenze dei soldati americani di stanza nella base vicina al loro villaggio.

Address Unknown è probabilmente uno dei film più tragici e struggenti nella filmografia di Kim Ki-duk.
Un film in cui i molti dialoghi lasciano, sempre e comunque, posto a immagini di una potenza espressiva fuori dal comune. Il dramma dell’alienazione, proprio non solo degli abitanti del villaggio, ma anche dei soldati americani, è reso con un lirismo e con un’attenzione alla psicologia dei personaggi fuori dal comune. Il dramma che si consuma in Address Unknown è lo specchio del dramma di una nazione che deve fare i conti da un lato con la fortissima ingerenza americana, dall’altro con il pericolo costante di un conflitto con la Corea del Nord. È, secondo il nostro parere, uno dei migliori film contro la guerra.

3. Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2003)

Una scena del film Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera è probabilmente il film più noto e apprezzato dal grande pubblico di Kim Ki-duk. Il film manifesto della poetica del regista sud-coreano è un’analisi della vita umana scandita dallo scorrere delle stagioni. In un’eremo bhuddista sorto in mezzo a un lago incontaminato un monaco conduce una vita di ritiro con il proprio novizio. Vari eventi sconvolgeranno la quiete dell’eremo e dei due monaci, ma il tempo continuerà a scorrere su di loro. Kim Ki-duk riassume nel film gli elementi cardini del suo modo di intendere il cinema. La violenza e l’amore vengono quasi lasciati in disparte, ma sono parti fondanti di un film che analizza il rapporto dell’uomo con la natura, con i suoi simili e con lo scorrere del tempo. Una pellicola ricca di immagini dalla forte carica simbolica e caratterizzata da un’ambientazione idilliaca in cui la quiete e la pace non è scontata, ma è frutto di una conquista. Le stagioni, intanto, scorrono, indifferenti alla vita dell’uomo.

2. L’isola (2000)

Una scena del film L'isola

L’isola è il film che dà inizio alla fortuna critica e festivaliera di Kim Ki-duk. Una donna affitta a sedicenti pescatori delle casette galleggianti su un lago. Molti dei suoi clienti, in realtà, sono uomini che passano la notte con prostitute. La sua vita verrà sconvolta dall’improvviso arrivo di un uomo senza nome e dal passato oscuro. L’Isola è una storia di amore e dolore, di solitudine e di violenza, di passione e martoriazione. Con metafore e immagini tanto crude quanto affascinanti, Kim Ki-duk conduce lo spettatore in un vortice di emozioni e di sensazioni che lo inghiotte. La potenza visiva e simbolica di molte inquadrature e di vari episodi lascia ancora oggi allibiti. In L’isola non esiste passato e non esiste futuro. Esiste un presente in cui si consuma la passione dell’amore. Nel silenzio dei due protagonisti si racchiude la vita, si racchiude l’uomo. La violenza si alterna alla poesia in un film con uno dei finali più belli ed enigmatici della storia del cinema.

1. Ferro 3 – La casa vuota (2004)

Una scena del film Ferro 3 - La casa vuota

Non è un’esagerazione affermare che Ferro 3 – La casa vuota è una delle vette più alte che il cinema del ventunesimo secolo abbia toccato. Il metafisico capolavoro di Kim Ki-duk è uno dei suoi film più noti e apprezzati. Vincitore del premio per la miglior regia alla Mostra del cinema di Venezia, Ferro 3 è la storia di amore e di unione fra due personaggi “esclusi” dalla società. Con un linguaggio universale Kim Ki-duk porta in scena una delle trame più originali e affascinanti di sempre. Un film che riesce a mantenere con il fiato sospeso pur essendo pressochè privo di dialoghi, un viaggio alla scoperta di se stessi in una metropoli che spersonalizza l’individuo con immagini e scene che sono diventate iconiche. Basti pensare alla scena del bacio, fra le migliori nella storia del cinema.

Ferro 3 – La casa vuota è un film di culto che ognuno dovrebbe vedere almeno una volta nella vita dal momento che mostra tutte le potenzialità del cinema come strumento per narrare, attraverso le immagini, la vita, l’uomo, l’amore. Poesia che si fa immagine, cinema che si fa amore, amore che si fa coscienza. Ferro 3 – La casa vuota ha scritto un’importante pagina di storia del cinema ed è forse la più alta testimonianza del cinema di un regista che il tempo ha reso, e renderà, immortale.

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