10 cose che rendono Luca un film “italianissimo”

In arrivo oggi, in ritardo di tre anni sulla distribuzione su piattaforma, Luca è uno dei film, almeno in anni recenti, che più rispecchia la nostra cultura e le nostre tradizioni. Per sapere qualcosa in più su questi elementi italiani, non vi resta che leggere l'articolo.
Giulia (Emma Berman), Luca (Jacob Tremblay) e Aberto (Jack Dylan Grazer) in una scena del film Luca

L’Italia non è certo tra i paesi più fortunati in quanto a rappresentazioni cinematografiche all’estero. Vuoi per bellezza, vuoi per patrimonio artistico, vuoi per la quantità di storie avvincenti che vi sono ambientate, il nostro Paese è da sempre al centro della cinematografia internazionale. Nonostante questo, le rappresentazioni che sono state dedicate al nostro Paese non sono sempre state all’altezza: se talvolta siamo stati raffigurati in modo corretto, tante (forse tantissime) altre il ritratto del nostro popolo e delle nostre tradizioni è stato superficiale e scadente, quando non stereotipato. Se c’è però un film che è riuscito ad esorcizzare (almeno in buona parte) queste frequenti cadute di stile, questo è Luca, di Enrico Casarosa.

Ambientato in Italia (per essere precisi, in Liguria, terra natale del regista) il film racconta la storia di due giovani e simpatici mostri marini, Luca e Alberto, che, per la prima volta avventuratisi sulla terraferma, vivono un’estate di avventure sulla costa ligure, un po’ nascondendosi e un po’ frequentando, gli abitanti della immaginaria (ma realistica: ne parleremo) Portorosso, tra corse in bicicletta, gelati e trenette al pesto. Una rappresentazione dell’Italia e delle sue tradizioni con qualche cliché, ma assolutamente invidiabile, per atmosfere e citazioni, da qualsiasi live action.

Uscito su Disney+ in piena pandemia (nel 2021), il film ebbe (nonostante il successo di critica, culminato con una candidatura agli Academy Awards, nella categoria dedicata ai migliori film di animazione) una distribuzione cinematografica molto limitata. Solo oggi, a quasi tre anni dalla prima uscita, il film è finalmente arrivato nelle sale nostrane (così come un altro gioiellino targato Pixar, Soul): da oggi, 25 aprile 2024, il film di Enrico Casarosa sarà infatti finalmente nei cinema italiani. E noi, per celebrare uno dei film hollywoodiani più “italiani” degli ultimi anni, eccoci con una lista di dieci elementi che rendono inequivocabile l’ambientazione nostrana (e, particolarmente, ligure) del lungometraggio animato.

L’ambientazione di Luca

Portofino e la Portorosso del film Luca

L’elemento italiano più evidente è anche quello più ovvio: l’ambientazione, e non una qualsiasi. La Portorosso di Luca è infatti una trasposizione più che fedele della reale Portofino, con tanto di edifici dai colori pastellosi, piazza rettangolare che dà sul mare e botteghe a rimarcarne l’ispirazione. A un passo dalle Cinque Terre e tra le mete turistiche più apprezzate della Liguria (e dell’intera Italia), Portofino si trova a poco meno di cinquanta chilometri da Genova, città natale del regista, vicinanza che viene più volte evidenziata anche nel film.

Le bevande e il cibo

Giulia (Emma Berman), Luca (Jacob Tremblay) e Alberto (Jack Dylan Grazer) in una scena del film Luca

Anche qui, siamo nel concreto della diegesi cinematografica: Luca, Alberto, Giulia e tutti gli altri personaggi pasteggiano amabilmente con quelli che sono alcuni elementi tipici della cucina italiana, e, ovviamente ligure. In primis, la pasta: per tutti, piattoni di trenette al pesto (la consumazione del piatto è anche una delle gare che nel film fanno parte della fittizia Portorosso Cup, una competizione di triathlon) da far invidia ad Alessandro Borghese. Poi, una enorme focaccia (col prosciutto) e gelati a volontà, un buon crodino e, ovviamente, una immancabile tazzina di caffè, preparato (rigorosamente) con la moka.

Le botteghe locali

Luca (Jacob Tremblay) in una scena del film omonimo

Siamo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quindi niente stupore se i due protagonisti non frequentano giganteschi supermercati, collocati in strutture da pugni negli occhi. Nonostante questo, non era certo scontato che una produzione americana (il film è stato realizzato sotto l’egida di mamma-Pixar) desse così tanto risalto alle piccole botteghe che popolano i borghi del nostro Paese. Dal “bar Giulio” alla “latteria San Giorgio”, fino, ovviamente, alla “focacceria” del paese: tutti elementi che fanno di Portorosso un borghetto assai credibile.

Il campanilismo cittadino

I personaggi di Luca davanti al banchetto della Portorosso Cup

Se c’è un elemento che contraddistingue tutta Italia, sia che si parli di provincia, sia che si parli di città, sia negli stadi delle metropoli che in quelli delle piccole realtà, sia nelle piazze che nelle campagne, questo è senza dubbio un substrato di competitività, di campanilismo, che ci fa vedere tra noi tutti un po’ nemici. Non con cattiveria, ma quasi per tradizione. La competizione tradizionale come festa ed evento viene mostrata anche in Luca, quando Portorosso si ferma e tutta la sua popolazione si ritrova riunita per partecipare, osservando o gareggiando, alla bizzarra gara di Triathlon (composta da competizioni di nuoto, abbuffata di trenette al pesto e ciclismo) chiamata Portorosso Cup, con tanti di fazioni, tifo e striscioni.

Luca: una lunga estate al mare

Luca (Jacob Tremblay), Alberto (Jack Dylan Grazer), Massimo (Marco Barricelli), Lorenzo (Jim Gaffigan) e Daniela (Maya Rudolph) in una scena del film Luca

Anche qui, più che un elemento diegetico, è un concetto tipicamente nostrano a venire rappresentato perfettamente da Luca: l’estate al mare, ambizione medio-borghese da boom economico, ormai tradizione a tutti gli effetti. Tutto il film è in realtà una lunghissima estate al mare, tra giochi, corse in bici, bagni in acqua (senza far notare la natura di “mostro marino”), gelati, amori non detti e, ovviamente, il momento dei saluti di settembre. Con la promessa di rivedersi anche durante l’inverno e la speranza che, anche la prossima estate, sia così bella. Brividini di nostalgia.

L’italiano “mammone”

Luca (Jacob Tremblay) e Daniela (Maya Rudolph) in una scena del film Luca

Ogni guaglione è bello mamma sua: cliché o fatto statistico? Be’, un po’ entrambe le cose, diciamoci la verità. Basta guardare i dati. E di questo fenomeno, un po’ vero e un po’ no, un po’ per necessità narrativa e un po’ perché il film romanza il vissuto del regista, “cresciuto in un ambiente iper protetto”, Luca trae ampia ispirazione. Anzi, ne fa proprio la base di partenza del film, con i genitori, e in particolare la madre, che stentano a lasciare che il figlio esplori in superficie. Anche i guaglioni marini sono belli a mamma loro.

Le musiche

Luca (Jacob Tremblay) e Alberto (Jack Dylan Grazer) in una scena del film Luca

Quale elemento migliore delle canzoni per entrare nell’immaginario pop italiano. I brani (non originali) che costellano qua e là la colonna sonora di Dan Romer sembrano usciti da un’edizione speciale del Festival di Sanremo ambientata tra fine anni Cinquanta e inizio Sessanta. Da Gianni Morandi (Andavo a cento all’ora) a Mina (Città vuota), da Edoardo Bennato (Il gatto e la volpe) a Rita Pavone (Viva la pappa col pomodoro), con tanto di qualche accenno a Rossini e al Quartetto Cetra. Un parterre da Festivàl a tutti gli effetti.

La pesca

Alberto (Jack Dylan Grazer) e Massimo (Marco Barricelli) in una scena del film Luca

Paese di mare, paese di pesca, e ovviamente, la Portorosso di Luca non poteva essere da meno. Attività principale di Massimo, padre di una delle giovani protagoniste, Giulia Marcovaldo, la pesca non è solo il mestiere prediletto dai cittadini di Portorosso, ma è anche il principale motivo che separa in modo assoluto i “terrestri” e i “marini”. Un mondo di pescatori, quello di Luca, in cui esistono pratiche e leggende, nonché ampiamente legato alle reali tradizioni marinaresche genovesi, con gli stessi mostri marini protagonisti che sono ispirati a delle leggende locali.

La questione Vespa

Luca (Jacob Tremblay) e Alberto (Jack Dylan Grazer) in una scena del film Luca

Ecco, qui siamo fortemente a cavallo dello stereotipo. Non è vero che in Italia c’è il mito della Vespa, e non è vero che tutti, in Italia, ne abbiamo una. Queste sono leggende dettate dalla scarsa conoscenza della nostra cultura. Detto questo però, che due giovani mostri marini genovesi, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, per la prima volta sulla terraferma, ne vogliano una (precisamente, una Piaggio), considerata la più grande invenzione dell’uomo, non ci sembra una stereotipazione eccessiva. Ce ne sono state di ben peggiori a riguardo. Caro Luca, sei perdonato!

Luca e i riferimenti alla cultura italiana

Un adesivo di Marcello Mastroianni sullo specchietto di una Vespa in una scena del film Luca

Eccoci infine a quello che è, secondo noi, uno dei punti più accattivanti dell’intera lista: quello dei cosiddetti easter egg, i riferimenti e le citazioni che compaiono a valanga nel film di Casarosa..Innanzitutto, Marcello Mastroianni, una presenza quella del divo che aleggia per tutto il film e che si manifesta quando, Luca e Alberto, costruita una Vespa sui generis, piazzano sullo specchietto un bell’adesivo con il faccione sorridente dell’attore (forse in Divorzio all’italiana).

Ma non è tutto: i manifesti che compaiono nel film sono parecchi e ci forniscono indicazioni interessanti sia sul periodo storico che sulle passioni personali del regista. Da quelli “pubblicitari” di Lavazza, Soda e Crodino a quelli “cinematografici” di La Strada di Federico Fellini (dove campeggia il viso triste di Giulietta Masina nei panni di Gelsomina, che dà il nome alla barca di Massimo), di Vacanze romane di William Wyler e di 20.000 leghe sotto i mari di Richard Fleischer, tutti di poco precedenti al periodo durante il quale è ambientato il lungometraggio.

Ma non è tutto, nel film c’è una scena in cui compaiono alcuni frame di I soliti ignoti di Mario Monicelli, alcune strade della fittizia Portorosso hanno i nomi di alcuni pesi massimi del cinema (Via De Sica, Via De Amicis) e della letteratura (Piazza Calvino) e i nomi stessi dei personaggi (Giulia Marcovaldo è una doppia dedica: a Giulietta Masina e ad una delle opere maggiori di Italo Calvino) sono talvolta omaggi a grandi personaggi dell’arte italiana. Senza nominare poi tutti i riferimenti a Le avventure di Pinocchio, che costellano il film. Insomma, di italianità ce n’è parecchia, ora, insieme ad altri titoli di valore, anche in sala.

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