10.000 AC è accurato storicamente? Tutti i clamorosi errori nel film

D’leh e i membri della sua tribù si imbarcano in una spedizione per recuperare i compagni rapiti da misteriosi guerrieri. Il loro viaggio li porterà ad esplorare nuove terre e culture. Dovranno cibarsi di nuovi alimenti e combattere feroci creature, nonché scontrarsi con un diverso numero di errori storici. 10.000 AC torna questa sera in tv.
Steven Strait in una scena del film 10.000 AC

Oggi, 11 dicembre 2023, va in onda in TV il film 10.000 AC. Se non volete perdervelo, sintonizzatevi sul canale 20 di Mediaset alle 21:05. la pellicola è del 2008. Alla regia abbiamo niente meno che Roland Emmerich che figura anche tra i produttori e sceneggiatori.

Come si può intuire dal titolo, ci ritroviamo catapultati nella preistoria. E, più precisamente, seguiamo le vicende della tribù degli Yagahl. I nostri protagonisti vivono nei pressi di una catena montuosa e si guadagnano da vivere prevalentemente cacciando mammut. Spiriti, profezie e battute di caccia si fondono qui con la love story di D’leh ed Evolet, la ragazza dagli occhi blu che ha rapito il suo cuore. Un gruppo di misteriosi guerrieri nomadi interromperà però il preannunciato idillio, rapendo Evolet e altri membri della tribù. D’leh guiderà quindi i suoi in una spedizione per salvare l’amata che li porterà sino in Egitto.

Ma sono ora i dettagli storici a catturare la nostra attenzione, più che quelli dell’epica impresa di D’leh. E se parliamo di accuretezza storica non possiamo non citare il fervente dibattito attorno al ritratto di napoleone fatto da Ridley Scott, giudicato persino “ridicolo” dai discendenti dell’Imperatore. Ma torniamo a 10.000 AC. Quanto la pellicola è effettivamente accurata da un punto di vista storico? In realtà, molto poco. Diamo quindi il via alla rassegna degli strafalcioni più evidenti ed imperdonabili.

Se il titolo non mente, le vicende si collocano nell’era del Mesolitico, che va dal 12.000 all’8.000 AC. Ed è questo il periodo in cui i nostri antenati Homo Sapiens iniziano ad espandersi dall’Africa verso il resto delle terre emerse ancora inesplorate. Trucco e parrucco, outfit e acconciature di dame e guerrieri sono quindi decisamente troppo sofisticati e studiati. Ma per il bene dell’estetica delle scene, su questo dettaglio possiamo sorvolare.

Ciò su cui invece non possiamo voltare pagina è l’impiego di un cavallo come “mezzo di trasporto”. Senza contare la presenza di sella e staffa, le cui invenzioni risalgono a molti anni dopo. I cavalli furono addomesticati ed abituati a vivere in presenza dell’uomo solo 4 o 5mila anni fa ed inizialmente non venivano cavalcati, ma bensì utilizzati prevalentemente per il lavoro nei campi.

Anche il resto della fauna che la squadra in missione recupero si ritrova ad affronatre presenta qualche problemino di accuratezza. A partire proprio dai mammut che la tribù caccia per sopravvivere. La specie che ci viene mostrata nel film effettivamente visse in quell’epoca e in quei territori dell’Europa Orientale, ma non era di certo così mansueta come vediamo nel film. Nè tantomeno così semplice da catturare ed uccidere per un uomo in solitaria. Per quanto il guerriero in questione fosse forte e valoroso.

Anche le armi utilizate da D’leh sono poi storicamente scorrette. Per le lance dalle punte di metallo bisognerà infatti attendere l’età del Rame. Facciamo poi finta di non aver visto i mammut lanosi a lavoro nella costruzione delle piramidi. La presenza dello smilodonte, il grosso felino dalle zanne affilate, presenta anch’essa qualche imprecisione. Viene raffigurato di dimensioni smisurate, quando in realtà la reale stazza dell’animale era più vicina a quella di un cane di grossa taglia. Infine era più probabile incontrarlo nel continente americano.

Il viaggio del nostro cacciatore innamorato lo porterà ad entrare in contatto con luoghi e tradizioni tutti da scoprire. Non tutte le novità, soprattutto culinarie, che la tribù incontra sono però databili negli anni in cui è ambientata la pellicola. Non il peperoncino e non il grano. Torniamo ora a parlare dell’Egitto, che oltre ad essere popolato di mammut, presenta anche degli acquedotti sul fiume Nilo, che, neanche a dirlo, ovviamente non dovrebbero esserci. Non ancora. Anche la costruzione delle piramidi, secondo gli esperti, è da far risalire a qualche migliaio di anno più tardi.

E se ancora non vi basta, 10.000 AC anticipa anche l’invenzione del cannocchiale, per la quale l’umanità dovette invece aspettare il 1600. Anche le vicende della Sparta di 300, ambientato in tempi più recenti, presentano alcune imprecisioni. Noi ve ne abbiamo parlato qui.

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