1 Maggio: 10 film da vedere per la Festa dei Lavoratori

Il Primo Maggio è la Festa dei Lavoratori dal 1889, quando si decise di istituire la giornata in memoria dei lavoratori di Haymarket. Festeggiavano l’anniversario dell’introduzione delle 8 ore lavorative: una bomba interruppe la manifestazione e i poliziotti spararono sul corteo. Ecco come il cinema ci aiuta a capire questa Festa!
Le scene da 5 film sul 1 Maggio: Marcello Mastroianni (I compagni), Sally Hawkins (We Want Sex), Michele Riondino (Palazzina Laf), Robert Carlyle (Riff-Raff), Colman Domingo (Rustin)

Nonostante nel 2024 si parli di automi in grado di sostituire gli operai nelle catene di montaggio o di umanoidi capaci di svolgere le mansioni più pericolose e stancanti nei cantieri, il futuro è più lontano del previsto e il lavoro è ancora una questione di uomini. Per fortuna? Qualcuno dice di sì, qualcun altro no. Resta il fatto che l’1 Maggio continua ad essere una festa importante per i lavoratori, per tutti, soprattutto per quelli che hanno pagato con la propria vita l’ingiustizia del mondo del lavoro o la lotta per conquistarne i diritti.

Allora oggi, che l’Italia festeggia il lavoro e si ferma a ricordarsi quanto importante siano la sua legalizzazione, il suo controllo, la retribuzione e la sicurezza, il cinema ci viene incontro come sempre per raccontarci una storia. Si tratta della storia degli eventi che hanno portato alla Festa dei Lavoratori e il racconto delle vicende di un’epoca che ci sembra eccessivamente lontana e che invece, anche grazie al cinema, dovremmo far rivivere nei festeggiamenti di oggi per non dimenticarci dei diritti, della fatica di conquistarli e della necessità di rinnovarli ogni giorno senza mai darli per scontati. Abbiamo provato a ripercorrere le tappe che riguardano i diritti sul lavoro, prima e dopo l’istituzione dell’1 Maggio, creando una cronistoria tutta cinematografica della lotta per l’equità e la dignità di tutti i lavoratori.

I compagni – Prime rivolte operaie di fine Ottocento

Marcello Mastroianni in una scena del film I compagni

Mario Monicelli nel 1963 realizza il film I compagni, ambientato in una fabbrica tessile italiana di fine Ottocento. Al suo interno i lavoratori rivendicano una riduzione del tempo di lavoro – da quattordici a tredici ore giornaliere – e il film esprime con precisione i sentimenti delle prime leggi sociali inerenti al lavoro che iniziano ad essere prima suggerite poi chieste a gran voce proprio a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo. Pensate che il lavoro, in Italia, viene regolamentato attraverso un contratto soltanto a partire dal 1865 e fu quello il primo tentativo di ridurre l’abuso di potere e la legittimazione allo sfruttamento dei padroni rispetto agli operai.

Nel film i lavoratori, non ascoltati nella loro richiesta di ridurre le ore da quattordici a tredici, prima indicono una protesta suonando la sirena di fine turno con un’ora di anticipo; poi allestiscono un vero e proprio sciopero. Monicelli, soprattutto per mezzo del professor Sinigaglia interpretato da Marcello Mastroianni, porta sullo schermo le spinte che anticipano la nascita – a inizio secolo – dei sindacati, delle federazioni, e alle numerose iniziative di aggregazione operaia.

Sciopero! – La Russia prima della Rivoluzione d’Ottobre

Una scena del film Sciopero!

Sciopero! è un film del 1924 di Sergej Michajlovič Ėjzenštej, che sarà il regista del più celebre La corazzata Potëmkin. Il film è ambientato nel 1912, in una fabbrica russa. Racconta la drammaticità delle dinamiche che costringevano gli operai a subire l’autorità del padrone anche nelle ingiustizie e nell’uso spropositato della posizione subordinante. Un operaio, all’interno della fabbrica, viene accusato di furto e – incapace di reggere il peso della condanna – si impicca. Da questo i suoi colleghi operai decidono di insorgere e organizzare, per solidarietà e ribellione, uno sciopero di protesta contro l’insensatezza padronale e a testimonianza della compattezza operaia.

La protesta degli operai non si concluderà nei modi sperati dai lavoratori, ma il film di Ėjzenštej si presta bene a rappresentare il motivo per cui le tante lotte degli anni a seguire e le rumorose proteste erano davvero ciò di cui il mondo del lavoro aveva bisogno (e forse ne ha ancora). L’insensatezza dell’imposizione del potere padronale e il trattamento svilente della dignità degli operai sono state fra le principali motivazioni che hanno portato alla compattezza solidale dei lavoratori verso l’1 Maggio.

⁠Pane, pace e libertà – Scioperi Fiat del 1943

Una scena del film Pane, pace e libertà

Anche le fabbriche, gli operai e i lavoratori hanno avvertito l’arretramento che ha vissuto l’intera Italia durante gli anni del Fascismo (da cui abbiamo festeggiato la Liberazione qualche giorno fa). La lotta per i diritti del lavoro sotto il regime è rimasta sopita fino agli anni Quaranta, quando – a partire dal 1943 – gli operai italiani hanno iniziato a organizzarsi con scioperi e sommosse. L’evento più importante, che ha dato il via alla stagione delle proteste durante il fascismo, è quello degli operai della Fiat del 1943.

Pane, pace e libertà non sono soltanto le ricchezze che rivendicavano gli operai e di cui chiedevano a gran voce il diritto, ma anche il titolo di un docufilm del 1994 realizzato da Mimmo Calopresti insieme ai movimenti sindacali italiani. Il documentario ripercorre proprio la vicenda dello stabilimento Fiat. Il 5 Marzo 1943, vide spegnersi le proprie macchine a causa dello sciopero di 100.000 operai. A partire da Torino gli scioperi si estesero a tutto il triangolo industriale del Nord Italia e la protesta dei lavoratori fu animata da un glorioso spirito antifascista che contribuirà alla caduta del regime.

Segreti di Stato – Portella della Ginestra, 1947

David Coco in una scena del film Segreti di Stato

Durante gli anni del Fascismo, oltre alla diminuzione dei diritti, i lavoratori videro spostata anche la celebrazione della festività che li riuniva. Dall’1 maggio, infatti, la festa venne anticipata al 21 aprile – ovvero il “Natale di Roma”. Dopo la Liberazione la festa dei lavoratori torna ad essere l’1 Maggio e nel 1947, al ristabilirsi dei festeggiamenti, l’Italia fu sconvolta da una strage tutt’oggi equivoca e poco chiara. Mentre i contadini di Portella della Ginestra – un comune in provincia di Palermo – festeggiavano l’1 Maggio, la banda di Salvatore Giuliano sparò e uccise 11 manifestanti, provocando diversi altri feriti.

A tal proposito nel 2003 Paolo Benvenuti realizza un film che ricostruisce gli eventi di quel 1 Maggio 1947 e cerca di indagare le ragioni che hanno portato alla strage. Si tratta di un fatto storico che infanga la vicenda dei lavoratori e delle proteste operaie con le dinamiche losche delle organizzazioni mafiose, terroriste e anticomuniste.

Rustin – Marcia su Washington, 1963

Colman Domingo in una scena del film Rustin

La marcia su Washington del 1963 viene ricordata dai più per il celebre discorso di Martin Luther King che esclama “I have a dream!“. Quel 28 agosto 1963, però, l’evento aveva un titolo molto eloquente: Marcia per il lavoro e la libertà. Fu l’occasione, soprattutto per i neri americani, di rivendicare la propria dignità sociale e civile e di urlare il bisogno di uguaglianza. All’interno di quell’evento che fu soprattutto un tentativo di indebolire il razzismo, i manifestanti americani discussero anche di lavoro e dei diritti dei lavoratori neri all’interno della società americana ancora troppo razzista, ingiusta e squilibrata.

Proprio di quella marcia e soprattutto del lavoro di uno dei suoi organizzatori – Bayard Rustin – per arrivare a quella giornata di rivendicazione e protesta, ci racconta il docufilm del 2023. Si intitola Rustin e si incentra sulla figura dell’attivista, interpretato da Colman Domingo. Ci sembra una pellicola molto utile per conoscere le fasi che precedono le manifestazioni, il percorso mentale e la fatica organizzativa di chi intende battersi per i propri diritti e quelli di tutto il suo popolo.

We Want Sex – Sciopero delle operaie Ford, 1968

Una scena del film We Want Sex

Parlando di lavoro non possiamo non parlare di equità e parità sia di salario sia di diritti per donne e uomini. Se oggi ci sembra ancora squilibrato su certi fronti, nel corso della storia lo è stato ancora di più. Molta dell’equità di oggi la dobbiamo alle 187 operaie dello stabilimento Ford di Dagenham (Essex britannico) che nel 1968 hanno dato il via all’iter giuridico che porterà ad una legislazione sulla parità salariale fra i sessi. Quella delle lavoratrici britanniche è la storia del primo sciopero femminile. Restarono a braccia conserte senza lavorare per 20 giorni e – mossa da quell’atto dirompente – l’Inghilterra emanò, nel 1970, l’Equal Pay Act che ispirò le legislazioni europee.

Nigel Cole nel 2010 realizza We Want Sex, un film che si propone di raccontare con rigore documentario e precisione storica gli eventi di quel primo movimento sindacale femminile che portò ad una conquista tanto grande nel campo del diritto al lavoro. Rita O’Grady è il personaggio inventato dal regista come donna a capo della rivolta e il titolo rimanda all’episodio divertente di uno striscione che viene srotolato soltanto per metà, troncando in anticipo la frase intera: We want sex equality!

Romanzo popolare – Autunno Caldo

Ornella Muti e Ugo Tognazzi in una scena del film Romanzo popolare

Con Autunno Caldo si intende, in Italia, quel periodo che inizia con le numerose lotte sindacali dell’autunno 1969 e si conclude con lo Statuto dei lavoratori – legge del maggio 1970 che norma il diritto al lavoro dei cittadini italiani. Le principali rivendicazioni di questo periodo storico italiano provengono dalla categoria degli operai metalmeccanici che, reduci dai fervori del Sessantotto, protestano per la scadenza triennale dei loro contratti di lavoro. Ad essi si aggiungevano le residue contestazioni studentesche che lottavano per un’equità nell’accesso al diritto allo studio da parte di tutte le classi sociali.

Il Giulio Basletti interpretato da Ugo Tognazzi in Romanzo popolare di Monicelli è, appunto, un metalmeccanico che ama con orgoglio il proprio lavoro. Il film racconta la sua storia e quella della sua famiglia, all’interno del contesto del sindacato e dei fervori delle lotte operaie di quell’autunno 1969 di cui Monicelli rappresenta un perfetto spaccato sociale e realistico.

Riff Raff – L’inghilterra della Tatcher

Una scena del film Riff-Raff

L’Inghilterra di fine anni ’80-inizio anni ’90 è caratterizzata dagli echi del fallimento delle proteste che i minatori britannici organizzarono fra il 1985 e il 1986. Falliti gli scopi di quegli scioperi, l’Inghilterra di Margaret Tatcher presenta uno scenario molto arretrato e svilente dal punto di vista di diritti al lavoro. Dopo più di 50 settimane in lotta i sindacati dei minatori si videro completamente indeboliti, anche attraverso l’uso della violenza da parte della polizia, e il primo ministro Tatcher cavalcò l’onda per rafforzare il suo iniquo programma di riforme.

È questo lo scenario che fa da sfondo a Riff Raff, film del 1991 del regista Ken Loach, impegnato in tutta la sua filmografia alla rivendicazione dei diritti dei lavoratori, alla legittimazione degli operai e al riconoscimento del supremo valore della solidarietà. Il protagonista si chiama Steve e da Edimburgo si trasferisce a Londra. Lì, anziché trovare una rosea posizione lavorativa, si trova piombato in un contesto lavorativo senza sicurezze, privo di sussidi o assistenze e con un salario di complicata sussistenza.

Palazzina Laf – Prima sentenza sul mobbing in Italia, 1999

Michele Riondino in una scena del film Palazzina Laf

Fra le tante piaghe del lavoro subordinato e non tutelato compare quella del mobbing con cui, per definizione, si intende “una comunicazione conflittuale sul posto di lavoro tra colleghi o tra superiori e dipendenti nella quale la persona attaccata viene posta in una posizione di debolezza e aggredita direttamente o indirettamente da una o più persone in modo sistematico”. Gran Bretagna, Svezia e Germania sono ad oggi il podio dei paesi col maggior numero di lavoratori mobbizzati e nel 1999 per la prima volta il Tribunale di Torino ha emesso una sentenza sul mobbing.

Quella sentenza riguardava i lavoratori dell’azienda Ilva di Taranto costretti ad un attesa logorante e a un disimpiego umiliante e degradante all’interno della Palazzina Laf. Questa è la storia che riprende Michele Riondino al suo esordio da regista per realizzare il suo film con il regista stesso ed Elio Germano nei panni dei protagonisti. Caterino Lamanna, l’operaio protagonista, sarà spedito nella Palazzina fra tutti gli operai più scomodi all’azienda e costretto a respirare un’aria più tossica di quella degli stabilimenti. Qui la nostra recensione del film, da domani disponibile in straming su Sky e NOW.

E tu come stai? – Lotte dei lavoratori GKN Firenze, 2021

Gli operai GKN Firenze in una scena del film E tu come stai?

Siamo partiti da lontano ma arriviamo ai giorni nostri, proprio per accorgerci di quanto è ancora importante che esista l’1 Maggio, che ci sia una festa in cui i lavoratori richiamino l’attenzione sui propri diritti e il lavoro continui ad essere una preoccupazione sociale dell’intera Italia. I lavoratori GKN Firenze si sono aggregati in un collettivo. Dal 2021 hanno iniziato una serie di lotte e proteste per reagire al dramma della chiusura improvvisa senza avviso dello stabilimento fiorentino a luglio 2021, con il conseguente licenziamento di 422 lavoratori e lavoratrici.

Da questa situazione è nata una delle occupazioni di fabbrica più eclatanti e durature del nostro decennio, registrata e raccontata dal documentario E tu come stai? realizzato proprio dal collettivo insieme al regista Filippo Maria Gori. Queste le dichiarazioni degli operai a proposito del film sulla loro storia: “che questo documentario sia la cronaca di questa lotta o un piccolo strumento per farne storia, lo vedremo negli anni. E forse lo rivedranno tra anni. Vada come vada, in fondo, un documentario di classe e sulla classe è sempre un piccolo grande avvenimento storico

Ora che abbiamo ripercorso insieme, con l’aiuto del cinema, la cronistoria del 1 Maggio ci auguriamo che possiate festeggiarlo nella maniera più consapevole possibile. Buona festa, che siate lavoratori o che stiate aspettando di esserlo!

Facebook
Twitter